Territori

Vincitori (e vinti) della battaglia sulle trivelle

Brindano croati, greci, albanesi e montenegrini che potranno sfruttare le riserve appena al di là del confine. Senza dimenticare il rischio di possibili richieste di risarcimento

Alla fine lo scontro tra Lega e M5S sulle trivelle che aveva portato il ministro dell’Ambiente a minacciare addirittura le dimissioni è stato raggiunto e prevede in sintesi uno stop alle ricerche in mare di idrocarburi di 18 mesi e un aumento dei canoni di concessione pari a 25 volte (rispetto alle 35 previste in una bozza precedente di mediazione). Malgrado il compromesso politico, tuttavia, lo stop rischia di creare non pochi problemi all’Italia. (L’articolo completo su StartMagazine)

BRINDANO CROATI, GRECI, ALBANESI E MONTENEGRINI

Come ricordava qualche giorno Jacopo Giliberto sul Sole 24 Ore, a brindare sono i nostri vicini visto che “le riserve italiane potranno essere estratte in tutta serenità da croati, greci, albanesi e montenegrini appena un metro di là dalla linea immaginaria di confine. Per usare una metafora, quei giacimenti sono come lo sciroppo sul fondo di un bicchiere di granita: lo sugge la cannuccia che vi arriva prima”.

LE POSSIBILI RICHIESTE DI RISARCIMENTO

Non solo. È stata anche inserita una clausola di salvaguardia nel testo dell’emendamento come chiarisce la relazione illustrativa che chiarisce come l’attuazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee “potrebbe generare possibili richieste di risarcimento o indennizzo che gli operatori colpiti dagli effetti della moratoria” da un minimo di 282,4 milioni a un massimo di 470,7 milioni di euro. Per far fronte a tali oneri, infatti, il comma 11 ha istituito “un fondo presso lo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, con una dotazione di 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020”. Ciò senza considerare la possibile crisi di un settore che dà lavoro a oltre 15mila persone in Italia.