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Quanto crescerà l’estrazione offshore di gas e petrolio?

WOOD MACKENZIE

Secondo un rapporto di Wood Mackenzie, al 2030 si registreranno aumenti del 60% per un contributo del valore dell’8% per la produzione 

Con la guerra russa in Ucraina abbiamo assistito a uno stop del tempo. E’ bastata una notte, settimane di avvicinamento al 24 febbraio dove solo dagli Usa si credeva davvero a ciò che poi si è realmente verificato. Le truppe di Putin in Ucraina. Di nuovo, ancora, dopo otto anni. Di nuovo la guerra, di nuovo una situazione simil-novecentesca. In tutti i sensi. Anche a livello energetico, stop alla transizione e alle rinnovabili. Sicurezza energetica, nuova parola d’ordine.

Le trivellazioni sono tornate di moda. O forse non sono mai uscite di scena. Ancora, per lo meno. I prezzi sono tornati su, sempre più su. A gongolare sono le compagnie estrattive. Nuovi dati tornano a dar manforte a questo scenario. Secondo Wood Mackenzie, al 2030 la produzione crescerà del 60% con un impatto produttivo a monte del +8%.

COSA DICONO I DATI DI WOOD MACKENZIE

Secondo il gruppo di ricerca, solo nel 2022 si raggiungeranno i 10,4 milioni di boe/d. Nel 1990, il dato annuale era fermo a 300.000 barili di equivalente di petrolio al giorno. Di più: entro la fine del decennio, quella cifra supererà i 17 milioni di boe/g.

Una delle compagnie protagoniste è l’americana ExxonMobil. Che soltanto un mese fa, riporta tra l’altro Oilpriceha annunciato di aver fatto altre due scoperte nei pozzi Sailfin-1 e Yarrow-1 nel blocco di Stabroek al largo della Guyana, portando le scoperte sul blocco a più di 30 dal 2015. Non sono stati rivelati particolari dettagli ma fa capire molto il fatto che siano aumentate le previsioni sulle vecchie scoperte nella regione per il terzo trimestre. Intanto, il pozzo Sailfin-1 è stato perforato in 4.616 piedi d’acqua e ha incontrato 312 piedi di arenaria idrocarburante, mentre il pozzo Yarrow-1 è stato perforato in 3.560 piedi d’acqua e ha incontrato 75 piedi di arenaria idrocarburo.

Ma stando alla ricerca è il Brasile il principale produttore di acque profonde, in quanto rappresenta circa il 30% dell’attuale capacità globale e continuerà a crescere. La Guyana, invece, è il nuovo concorrente più rilevante. E produrrà un milione di boe/d entro i prossimi cinque anni. Di più, ci sono altri 14 paesi che contribuiranno al mix di approvvigionamento di acque profonde da qui in avanti. Quando, comunque, rimarranno davvero protagoniste poche società. Sono otto, che coprono il 65% della produzione in acque profonde.

I VANTAGGI DEL PETROLIO OFFSHORE E CHI LO CRITICA

Quali sono i vantaggi dell’offshore? Tali progetti generano meno emissioni per barile rispetto ad altre forme di produzione di petrolio a causa della loro enorme scala, ma aumenterebbero comunque l’inquinamento atmosferico globale. I gruppi ambientalisti, infatti, non si tirano indietro nell’avvertire che le fuoriuscite in mare aperto sono difficili sanare.

 

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