Territori

Nord Stream 2 alla ricerca di rotte alternative alle acque danesi

Il Parlamento danese potrebbe approvare, infatti, una legge che gli consenta di porre il veto al Nord Stream 2 per motivi di sicurezza

Il consorzio Nord Stream 2, guidato da Gazprom, ha presentato alla Danimarca una domanda per la costruzione di un gasdotto alternativo attraverso il Mar Baltico per evitare il passaggio attraverso le acque territoriali sovrane del paese.

IL PARLAMENTO DANESE POTREBBE APPROVARE UNA LEGGE PER PORRE IL VETO AL NORD STREAM 2

Il Parlamento danese potrebbe approvare, infatti, una legge che gli consenta di porre il veto al Nord Stream 2 per motivi di sicurezza. Il governo di Copenaghen sta affrontando forti pressioni da parte di Russia, alleati Ue e Stati Uniti al progetto da 9,5 miliardi di euro, sostenuto dal Presidente russo Vladimir Putin e finanziato da cinque aziende occidentali. La Danimarca non vuole agire da sola e ha rinviato la decisione sulla nuova legislazione.

IL PERCORSO ALTERNATIVO SAREBBE LUNGO 175 CHILOMETRI E PASSEREBBE A NORD-OVEST DELL’ISOLA DI BORNHOLM

La ricerca di una posizione unitaria dell’Ue sul gasdotto è bloccata dalle divisioni tra Stati membri sull’opportunità di intensificare gli affari con Mosca malgrado le vicende militari in Ucraina e Siria. L’eventuale veto danese costringerebbe quindi la Russia, che fornisce circa un terzo del fabbisogno europeo di gas, a trovare un nuovo tracciato. “La raccomandazione del ministero degli Affari esteri danese è pendente dal gennaio 2018. Pertanto, Nord Stream 2 ha deciso di esplorare rotte alternative al di fuori delle acque territoriali danesi”, ha affermato il consorzio Nord Stream 2 in un comunicato. Il percorso alternativo sarebbe lungo 175 chilometri e passerebbe a nord-ovest dell’isola di Bornholm.

IL CONSORZIO NON RITIRERÀ LA RICHIESTA PRESENTATA NELL’APRILE DELLO SCORSO ANNO PER IL NORD STREAM 2

Il consorzio ha dichiarato, comunque, che non ritirerà la richiesta presentata nell’aprile dello scorso anno per il Nord Stream 2. All’inizio di quest’anno Svezia, Finlandia e Germania hanno rilasciato autorizzazioni per il passaggio del gasdotto nella loro zona economica esclusiva, disciplinata dalla legge delle Nazioni Unite.