Sostenibilità

Rinnovabili, ecco come raggiungere gli obiettivi della Sen al 2030

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Per l’Osservatorio Rinnovabili OIR la produzione dovrà crescere dai 103 TWh del 2017 ai 184 TWh nel 2030 e ciò pone obiettivi “particolarmente sfidanti”

Il sistema elettrico italiano “si sta confrontando con il processo di transizione energetica verso una decarbonizzazione del parco di generazione”, in linea con gli indirizzi dell’Accordo di Parigi e gli obiettivi Ue di lungo termine. Ciò comporterà, in sostanza, un “phase-out” del carbone e una copertura pari al 55% dei consumi elettrici nel 2030 proveniente da rinnovabili. Il tutto sostenuto da un’importante spinta verso l’elettrificazione dei consumi a basso contenuto di Co2. È questa, in sintesi, la base di partenza per raggiungere gli obiettivi della Sen al 2030, delineate dallo “Studio Rinnovabili 2018”, illustrate al workshop organizzato dall’Osservatorio Rinnovabili OIR di AGICI.

CHI C’ERA AL WORKSHOP

solareAl Workshop organizzato la scorsa settimana dall’Osservatorio Rinnovabili OIR diretto da Andrea Gilardoni e Marco Carta, hanno partecipato, tra gli altri, Simone Mori (Elettricità Futura), Enrico Maria Carlini (Terna), Carlo Pignoloni (Enel Green Power), Gianni Girotto (M5S), Paolo Arrigoni (Lega) e Guido Bortoni (Arera).

GLI OBIETTIVI SEN “PARTICOLARMENTE SFIDANTI” PER I TARGET 2030

Gli obiettivi Sen 2030, ricorda lo studio, “sono particolarmente sfidanti” per le rinnovabili visto che la produzione dovrà crescere dai 103 TWh del 2017 ai 184 TWh nel 2030. Un contributo fondamentale arriverà dalla produzione fotovoltaica (+290% rispetto al 2017) ed eolica (+230% rispetto al 2017). Ma, secondo l’Osservatorio Rinnovabili, sarà “necessario installare ogni anno 4-5 GW addizionali a fronte degli 800MW del 2017, cioè circa 6 volte di più”. “L’attuale tasso – si legge – è poco più di un sesto e non ci sono elementi per credere che in un contesto del tipo business as usual le cose possano cambiare. Azioni forti e decise sono necessarie oggi, senza incidere ulteriormente sull’attuale costo dell’energia per l’utenza. Per tal motivo dovrebbe essere finita l’era degli incentivi, soprattutto se smodati”.

INDISPENSABILE ANCHE UN’OPERA DI AMMODERNAMENTO DEL PARCO FER ESISTENTE

Per raggiungere gli obiettivi risulta importante e imprescindibile anche un’opera di ammodernamento del parco FER esistente. Ciò rende necessario intervenire sulla normativa esistente in un’ottica di semplificazione dei processi autorizzativi. Azioni di revamping/repowering possono comportare risparmi in termini economici e di risparmio di suolo”. Rinnovabili

INVESTIMENTI NECESSARI A QUOTA 70 MILIARDI DI EURO

Per avere una produzione da FER al 2030 di 184 TWh gli investimenti necessari quantificati da OIR ammontano a quasi 70 miliardi di euro complessivi a cui occorre aggiungere altri 45 miliardi di euro in infrastrutture di rete e risorse di flessibilità. Il calcolo è semplice secondo l’Osservatorio Rinnovabili: “Alcune misure sono facilmente quantificabili, ad esempio il contributo di aste e registri come previsto nella bozza del nuovo decreto FER 2018-2020 è circa il 9-10%, quello relativo allo sviluppo dei PPA è circa il 29% (di cui il 20% per i nuovi impianti) e le leve per favorire interventi di revamping/repowering contribuiranno per circa il 10%”. Altre misure, infine, “sono la somma di più leve come nel caso del mantenimento del parco installato esistente (che rappresenta il 47% degli obiettivi SEN) e altre misure per lo sviluppo in generale delle FER in market parity”. In termini assoluti il revamping/repowering da soli sono in grado di aumentare la capacità del parco impianti esistente di 2-5 GW per il fotovoltaico, 1,1-3,8 GW per l’eolico e 0,57-3,4GW per l’idroelettrico. “L’innovazione e l’ammodernamento tecnologico permetterebbero anche un notevole risparmio di suolo occupato da impianti verdi con un risparmio stimato al 2030 di circa 54 kmq per un aumento dell’efficienza dei moduli e di oltre 80 kmq per revamping/repowering su FV ed eolico”, sottolinea il rapporto.

GILARDONI E CARTA: FONDAMENTALI ANCHE GLI ORGANI PUBBLICI E GESTIONE INDUSTRIALE DEGLI IMPIANTI ESISTENTI

“Un ruolo fondamentale e trasversale a tutti gli interventi dovrà essere assunto dagli organi pubblici (governo, ministeri, Arera, Gse, ecc) e in particolare dalle Regioni e dagli Enti locali”, ha sottolineato Andrea Gilardoni presidente Agici e Oir -. Mappatura dei territori, sistemi di incentivo per chi ospita nuovi impianti, semplificazione dei processi autorizzativi sia nei casi di revamping o rinnovo integrale con sistemi molto più produttivi, sia nelle nuove installazioni”. “Le analisi dell’Osservatorio OIR evidenziano come per il raggiungimento degli obiettivi sia essenziale una gestione industriale degli impianti esistenti: ciò pesa per la metà del target complessivo”, ha commentato Carta.