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Le mosse dell’Europa sui prezzi del gas che non scendono

Caro Energia Europa

Come si stanno muovendo i paesi dell’Unione europea per affrontare il caro energia. Il report di Bruegel e gli scenari

L’emergenza, le conseguenze economiche della crisi energetica sono il segnale più tangibile per le famiglie. Basta guardare i numeri in bolletta, quelli sui tabelloni delle pompe di benzina, quelli del cibo al supermercato. Sono tante le vie per riconoscere che qualcosa che non va c’è e come. E non da oggi, né dal 24 febbraio.

COME AFFRONTARE IL CARO ENERGIA: LO STUDIO

Secondo uno studio del think tank Bruegel, i paesi dell’Unione europea stanno facendo i conti con tutto questo prendendo misure e contromisure. In attesa di vedere passi avanti anche in ambito comunitario, per esempio sulla fissazione di un price cap alle importazioni di gas dalla Russia.

Prendendo in esame tutti gi Stati, la logica dell’analisi è quella di fornire un quadro generale sulle varie mosse nazionali. Partendo dal pacchetto che dallo scorso autunno è arrivato sino ad oggi per tutelare famiglie e imprese dalla volatilità dei mercati, dalle intemperie delle materie prime tra geopolitica, logistica e post-pandemia.

“Tutte le misure sono state discusse, proposte o attuate dal settembre 2021, quando la crisi energetica si stava già svolgendo. Definiamo una misura da discutere quando importanti attori della società civile, come i partiti politici, hanno discusso pubblicamente la misura, ma non è stata intrapresa alcuna azione formale per attuarla. Con il termine proposto ci riferiamo a misure che sono state annunciate pubblicamente da alti funzionari governativi come i ministri. Infine, in emanazione sono tutte quelle misure già attuate”, scrive Bruegel.

LE MOSSE DELL’ITALIA

Partendo da casa nostra, per poi toccare gli altri principali paesi dell’Ue, dall’analisi si certifica come l’esecutivo Draghi ha messo sul piatto tante risorse per coprire i danni provocati dal caro energia. 27 settembre: poco meno di tre miliardi per la fine dell’anno vengono divisi così. Due miliardi per eliminare gli oneri generali di sistema e 480 milioni di euro contro il caro gas in bolletta.

A dicembre arriva un altro miliardo sulla spesa per il 2022. 1,8mld contro “le tariffe di sistema per gli utenti di elettricità (famiglie e microimprese con un fabbisogno energetico fino a 16,5 kilowatt). Altri 480 milioni di euro sono stati stanziati per annullare le spese sulle bollette del gas per tutti gli utenti”. E 912 milioni per aumentare il bonus sociale.

Il nuovo anno si apre con le imposte alle società energetiche che hanno beneficiato di un sistema di prezzi a dir poco maggiorato. Fino a marzo 2022 le famiglie ricevono in tutto 8,5 miliardi di euro. Ma, a differenza della narrazione populista, l’impegno economico del governo Draghi – poi mandato a casa proprio dalle forze sovraniste aiutate da Forza Italia – prosegue a gonfie vele. Tanto da programmare nuovi aiuti anche a luglio, cioè adesso, in periodo di affari correnti.

Perché l’urgenza del Pnrr e della crisi energetica connessa alle vicende della pandemia e della guerra sono rientrate in questa categoria per necessità. E allora, ricorda bene Bruegel, anche il Dl Aiuti bis abbozzato a fine luglio vale 15 miliardi “con 2 miliardi in più di misure aggiuntive. Più di 6 miliardi saranno utilizzati per coprire l’estensione delle misure precedentemente adottate: 1,05 miliardi per estendere la riduzione dell’IVA sul gas (dal 22% al 5%) e sui prelievi sul carburante di (30 centesimi per litro), 5 miliardi per la cancellazione delle tasse sulle bollette energetiche”.

COME SI MUOVONO FRANCIA…

A Parigi la questione energetica è, se vogliamo, ancor più intricata. Perché la Francia è una potenza nucleare e lo stesso Macron ha da poco concluso formalmente l’acquisizione totale di Edf.

Ma in termini di aiuti alle famiglie e alle imprese, l’Eliseo ha messo sul piatto “un pagamento una tantum di 100 euro ai 5,8 milioni di famiglie che già ricevono buoni energetici. Il primo ministro Jean Castex ha anche annunciato un tetto al prezzo del gas fino ad aprile 2022“. Anche nel caso transalpino, però, sono pervenute integrazioni importanti e progressive. E se la vicenda Edf ha tenuto banco per tutta la prima parte dell’anno, a fine luglio “il ministro francese per la transizione energetica, Agnès Pannier-Runacher, ha annunciato misure normative per accelerare la diffusione di energia solare ed eolica e rispondere al rischio di cancellare 14 GW di impianti di energia rinnovabile a causa dell’aumento dei costi dei materiali da costruzione”.

…E GERMANIA

Volgendo lo sguardo a Berlino, l’avvento del governo tricolore che ha unito Verdi, Socialdemocratici e Liberali ha subito dovuto fare i conti con l’affaire russo dalla guerra in Ucraina. E smuovere l’immobilismo merkeliano che per anni aveva tenuto a metà il paese tra legame al gas di Mosca e il dominio economico-commerciale nel blocco europeo.

Per affrontare il caro energia, già presente nel 2021, nell’autunno scorso “il governo ha annunciato una riduzione del supplemento Erneuerbare-Energien-Gesetz (EEG) – un prelievo sul prezzo dell’elettricità – da 6,5 a 3,72 centesimi sul prezzo all’ingrosso per chilowattora di elettricità. La misura, del costo di 3,3 miliardi di euro, è entrata poi in vigore il 1° gennaio 2022″. 130 milioni per famiglie a basso reddito sono poi stati stanziati e programmati per questa estate.

In Germania, i prezzi dell’elettricità sono addirittura superiori alla media. In bolletta, per tutto quest’anno, si prevedono aumenti di oltre il 60% per milioni di famiglie.

Anche in questo caso gli interventi si sono susseguiti fino ad arrivare a questi giorni. “A luglio il governo tedesco ha accettato di fornire un pacchetto di salvataggio da 17 miliardi di euro per salvare la società di servizi pubblici Uniper. Poche settimane dopo, il 28 luglio, il governo ha annunciato un prelievo energetico compreso tra 1,5 e 5 centesimi per KWh e ha avvertito che le utility saranno consentite per trasferire l’aumento dei costi energetici ai consumatori a partire da ottobre”, sottolinea Bruegel.

QUANTO SERVE AFFRONTARE IL CARO ENERGIA PER TORNARE ALLA TRANSIZIONE

In tutti i paesi dell’Unione si riscontrano interventi massicci. Il momento, ormai sempre più dilatato, è critico per tutti e ha costretto a rimandare i piani della transizione per favorire la cosiddetta questione della sicurezza energetica nazionale. Chissà quanto manca, però, per constatare se tutto questo sia effettivamente servito. L’orizzonte delle energie pulite è sempre lì, prima o poi tutto il focus dovrà tornare lì.

 

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