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idroelettrico

Concessioni idroelettriche in stand-by e la Lombardia proroga. Pro e contro

La Giunta della Lombardia approva la delibera n. 5597 che consente agli ex concessionari di continuare a gestire le grandi derivazioni idroelettriche in attesa delle gare. Una misura ponte che ha pro e contro

Le concessioni idroelettriche della Regione Lombardia potranno restare in mano ai gestori almeno fino al 31 dicembre. La Giunta ha approvato una delibera che proroga l’esercizio delle grandi derivazioni idroelettriche con concessione scaduta da parte degli operatori che erano titolari delle concessioni (gli “ex concessionari”). Un espediente per colmare il vuoto normativo nazionale sulla riassegnazione delle concessioni idroelettriche scadute ed evitare la chiusura degli impianti.

LA LOMBARDIA PROROGA LE CONCESSIONI IDROELETTRICHE

La Regione Lombardia proroga la gestione delle grandi derivazioni idroelettriche fino al 31 dicembre, a meno che il nuovo bando per la riassegnazione della concessione non si concluda prima. Gli impianti idroelettrici con potenza superiore a 3 MW potranno quindi continuare ad operare in attesa delle gare. La misura riguarda in particolare 17 impianti gestiti da operatori come A2A, Edison e Italgen. Inoltre, è in arrivo un ricalcolo delle potenze delle concessioni che possono determinare conguagli dei canoni demaniali dovuti dagli operatori.

È quanto prevede la delibera n. 5597 della Giunta Regionale, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia di gennaio 2026, contenente le “Determinazioni concernenti la prosecuzione dell’esercizio delle grandi derivazioni idroelettriche con concessione scaduta per l’anno 2026”. L’obiettivo della proroga è evitare vuoti operativi fino alla conclusione delle gare, favorendo la concorrenza nei processi di riassegnazione delle concessioni.

CONCESSIONI IDROELETTRICHE IN STAND-BY

Attualmente, oltre l’80 % delle concessioni per grandi derivazioni idroelettriche è già scaduto o scadrà entro il 2029. Il quadro normativo nazionale stabilisce che le opere idrauliche (dighe, canali, ecc.) passino gratuitamente nelle mani delle Regioni al termine della concessione. Al contrario, impianti e macchinari possono essere ceduti a prezzo di valore residuo attraverso pubbliche di assegnazione secondo criteri competitivi, trasparenti e non discriminatori. Tuttavia, la legge non ha ancora fissato regole nazionali chiare per la riassegnazione. L’incertezza sul quadro nazionale ha ritardato molte procedure di gara locali e regionali per la riassegnazione delle concessioni, creando un gap tra scadenze e nuove assegnazioni.

Una situazione che genera incertezza per gli operatori e per gli investimenti, mettendo a rischio l’oro blu nazionale. Infatti, l’idroelettrico rappresenta un tassello essenziale nel puzzle dell’energia nazionale. Basti pensare che circa il 15 % dell’elettricità consumata in Italia deriva da impianti idroelettrici, che coprono quasi metà della produzione da fonti rinnovabili.

PRO E CONTRO DELLE PROROGHE

La Lombardia ha preso spunto dal Veneto per colmare il vuoto normativo nazionale sulla riassegnazione delle concessioni scadute. Infatti, a febbraio 2025 l’ex governatore Zaia ha emanato una legge regionale che ha esteso l’uso per piccole derivazioni fino al 2029 e ha conferito alla Giunta competenze analoghe per i grandi impianti fino al completamento delle gare. L’articolo 12 del Testo Unico Energia (D.lgs. 16 marzo 1999, n. 79) prevede infatti la possibilità di prorogare l’esercizio degli impianti per completare le procedure di riassegnazione competitive.

Un’opzione prevista anche dalla Legge regionale n.5 dell’8 aprile 2020, che disciplina le modalità e le procedure per l’assegnazione delle grandi derivazioni idroelettriche scadute. Le proroghe temporanee garantiscono che gli impianti non restino inattivi, almeno fino al 31 dicembre. Tuttavia, creano ulteriore disomogeneità normativa e non risolvono la sfida di assicurare procedure competitive e trasparenti.

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