Nell’atto dei commissari contro ArcelorMittal emerge il sospetto di una gestione “parallela” dell’ex Ilva. Il dossier
La crisi dell’Ilva non sarebbe un fallimento industriale ma il risultato di un disegno doloso per trasferire valore dall’acciaieria ad ArcelorMittal. Uno schema che avrebbe ostacolato il rilancio industriale e provocato “oltre mille criticità complessive con impatto diretto sulla continuità operativa e sulla sostenibilità degli stabilimenti”. È quanto si legge nell’atto di citazione di 207 pagine notificato lunedì 12 ad ArcerlorMittal presso il Tribunale di Milano, sezione Imprese, dai commissari straordinari dell’Ilva.
ILVA, PERCHÉ I COMMISSARI CHIEDONO 7 MILIARDI
Perché i commissari dell’Ilva hanno chiesto 7 miliardi di euro di risarcimento ad ArcelorMittal? Gli amministratori temporanei nell’atto di citazione sostengono che l’azienda indiana avrebbe pianificato una strategia dolosa per sottrarre valore dall’Ilva e trasferirlo ad ArcelorMittal. Una gestione che avrebbe particolarmente compromesso gli impianti, secondo i commissari, con “oltre mille criticità complessive con impatto diretto sulla continuità operativa e sulla sostenibilità degli stabilimenti”.
L’ACCUSA DEI COMMISSARI
Nel testo i commissari citano anche 13 persone fisiche tra ex amministratori, dirigenti e consulenti della società indiana, “cui risultano imputabili le condotte illecite che hanno concorso ad arrecare pregiudizio al patrimonio sociale di Acciaierie d’Italia”, secondo quanto riporta Milano Finanza.
COME FUNZIONEREBBE LO SCHEMA
I manager coinvolti avrebbero utilizzato sistematicamente per eludere tracciabilità e controlli, secondo i commissari straordinari dell’Ilva.
“La ricostruzione delle vicende ha trovato un ulteriore ostacolo nel fatto che le caselle di posta elettronica aziendali dei principali soggetti coinvolti, risultano essere state utilizzate in misura minima a vantaggio invece di quelle personali”, si legge nell’atto di citazione.

