Le audizioni svelano un pesante calo nelle installazioni e la necessità di 10 GW annui per centrare i target. Servono accumuli, semplificazioni e stabilità normativa per difendere la competitività nazionale.
L’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia attraversa una fase di profonda incertezza, segnata da un crollo delle installazioni e da un quadro legislativo ancora troppo farraginoso. È questo la fotografia emersa oggi durante le audizioni presso l’8ª Commissione Ambiente del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva dedicata allo stato dell’arte del settore e ai progressi tecnologici sui sistemi di accumulo. I principali attori della filiera, da ANIE Rinnovabili a Elettricità Futura, passando per Italia Solare e Kyoto Club, hanno presentato dati e analisi che mettono a nudo la distanza tra gli obiettivi ambiziosi del PNRR e la realtà operativa del mercato, sollecitando un intervento governativo immediato su incentivi fiscali e procedure autorizzative.
IL CROLLO DEL MERCATO RESIDENZIALE E INDUSTRIALE
Secondo Michelangelo Lafronza, segretario di ANIE Rinnovabili, l’autoproduzione nazionale non gode affatto di buona salute. Nonostante gli impianti sotto il megawatt rappresentino la quasi totalità della potenza per autoconsumo installata, i dati relativi ai primi nove mesi del 2025 indicano una flessione del 28% nelle installazioni residenziali e del 22% in quelle commerciali e industriali rispetto all’anno precedente. “Se guardiamo al fotovoltaico residenziale, il calo dal primo trimestre 2023 è stato addirittura del 58%”, ha spiegato Lafronza, aggiungendo che il segmento commerciale-industriale ha perso il 31% nell’ultimo biennio. L’instabilità normativa è indicata come la causa principale di questo rallentamento. Per invertire la rotta, ANIE propone di stabilizzare la detrazione fiscale al 50% per le famiglie e di introdurre l’iper-ammortamento per le imprese, chiedendo al contempo tempi di risposta certi per i nulla-osta burocratici.
LA SFIDA DEI DIECI GIGAWATT ALL’ANNO
Giorgio Boneschi, direttore generale di Elettricità Futura, ha delineato la portata della sfida infrastrutturale che attende il Paese. Per raggiungere l’obiettivo di 131 GW di potenza installata entro il 2030, mancano ancora 50 GW di nuove installazioni, il che richiede una velocità di crociera di 10 GW all’anno per il prossimo quinquennio. Boneschi ha ribadito che le rinnovabili sono il driver fondamentale per migliorare la competitività dell’Italia e ridurre la dipendenza dal gas, risorsa di cui l’Europa è povera e soggetta a forti tensioni geopolitiche. Tuttavia, la produzione intermittente di sole e vento deve essere sostenuta da una massiccia capacità di stoccaggio: mancano all’appello ancora 72 GW di accumuli rispetto al target di 122 GW. L’associazione propone quindi regole semplici per favorire l’integrazione degli accumuli, la valorizzazione degli impianti idroelettrici di pompaggio e l’accelerazione del repowering degli impianti esistenti.
MATURITÀ DEL FOTOVOLTAICO E COMPETIZIONE INDUSTRIALE GLOBALE
Il fotovoltaico ha comunque raggiunto una maturità tale da renderlo l’opzione più economica disponibile sul mercato. Lo ha confermato Luciano Barra di Italia Solare, citando gli esiti delle ultime aste del GSE dove sono stati aggiudicati quasi 8.000 MW a una tariffa media ponderata di 56,8 euro/MWh, meno della metà del prezzo unico nazionale (PUN) registrato lo scorso anno. Nonostante questo potenziale, la transizione è diventata una competizione industriale globale. Letizia Magaldi, presidente del Kyoto Club, ha ricordato che nel 2025 gli investimenti mondiali in tecnologie a basse emissioni hanno toccato i 2,2 trilioni di dollari, superando quelli nelle fossili. “Non è una questione di soli megawatt, ma di intere filiere industriali”, ha precisato Magaldi, evidenziando il gap occupazionale tra Cina (7,3 milioni di addetti nel settore) e Unione Europea (1,8 milioni).
I RISCHI GEOPOLITICI E LA DIPENDENZA DAL GAS
Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASVIS, ha spostato l’attenzione sulla necessità di un cambio di modello per motivi di sicurezza nazionale. L’Italia rimane l’economia europea più dipendente dal gas, con prezzi dettati ormai dagli Stati Uniti in un mercato globalizzato. Citando il World Economic Forum, Giovannini ha avvertito che i rischi climatici, geopolitici e la polarizzazione sociale tra chi può permettersi l’energia e chi no rappresentano le minacce principali dei prossimi dieci anni. Anche Michele Governatori del think tank ECCO ha sottolineato che l’Italia è indietro legislativamente: nel 2025 le rinnovabili hanno coperto poco più del 40% del mix elettrico, contro il 60% della Germania e il 56% della Spagna. Governatori ha sollecitato l’introduzione di prezzi dinamici per i piccoli clienti attivi, un punto della riforma UE che l’Italia avrebbe dovuto recepire entro il gennaio 2025.
IL RUOLO DEI FORNITORI E LA STABILITÀ DEI PREZZI
Per AIGET, l’associazione dei grossisti e fornitori di energia, la decarbonizzazione richiede un adattamento profondo del sistema per gestire la volatilità dei prezzi all’ingrosso. Piergiacomo Sibiano e Marco Ballicu hanno espresso sostegno allo sviluppo del MACSE (Mercato a termine degli accumuli) e alla contrattualizzazione di lungo periodo. Gli esponenti di AIGET hanno notato come il calo delle installazioni domestiche sia legato alla mancanza di strumenti semplici ed efficaci come lo “sconto in fattura”, che ha dimostrato grande efficacia per i soggetti vulnerabili. Sul fronte delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), pur accogliendo positivamente l’ampliamento alla zona di mercato, l’associazione ha chiesto un confronto tecnico sull’introduzione dello scorporo in bolletta per evitare complicazioni amministrative eccessive.
INTEGRAZIONE DELLE BIOMASSE E SEMPLIFICAZIONE REGIONALE
Dalle audizioni è emersa anche l’importanza di un mix diversificato. Vanessa Gallo, segretario nazionale di FIPER, ha proposto di integrare maggiormente le biomasse legnose nelle comunità energetiche come fonte programmabile capace di sostituire gli accumuli durante i periodi di scarsa produzione solare o eolica. Questo permetterebbe anche una gestione attiva del patrimonio boschivo italiano, riducendo il rischio di dissesto idrogeologico. Sul fronte delle procedure, Giacomo Cantarella di AssoESCo ha denunciato l’eccessiva frammentazione normativa regionale, che crea situazioni disomogenee sul territorio e ostacola la pianificazione dello sviluppo degli impianti in autoconsumo. Infine, Attilio Piattelli di Coordinamento FREE ha evidenziato come un corretto bilanciamento tra eolico e fotovoltaico possa minimizzare la necessità di accumuli stagionali, a patto di mantenere impianti di dimensioni adeguate per abbattere i costi di generazione.

