Firmata ad Amburgo l’intesa tra i Paesi rivieraschi e la Nato per blindare la sicurezza energetica del continente. Previsti investimenti da 9,5 miliardi e 91mila nuovi posti di lavoro entro il 2030.
Il Mare del Nord si candida a diventare la grande dorsale energetica dell’Europa: al vertice di Amburgo, i ministri dell’Energia dei Paesi rivieraschi hanno approvato un’intesa che punta a moltiplicare quasi per dieci la produzione di elettricità eolica offshore entro il 2050, portando la capacità installata a circa 300 gigawatt. Un salto dimensionale che, secondo le stime, potrebbe consentire di alimentare oltre 330 milioni di famiglie europee e rafforzare in modo strutturale l’autonomia energetica del continente.
UN HUB ENERGETICO NEL MARE DEL NORD
Al largo delle coste tedesche operano già circa 1.600 turbine eoliche. Nei prossimi decenni, questo numero è destinato a crescere in modo esponenziale, grazie a un piano condiviso che mira a trasformare il Mare del Nord in un’infrastruttura energetica integrata e transfrontaliera. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito l’area “un ambiente complesso ma ricco di potenzialità, capace di garantire forniture stabili, prezzi dell’elettricità più contenuti per i consumatori e condizioni favorevoli alla competitività industriale nel lungo periodo”.
Il cuore dell’accordo firmato ad Amburgo riguarda l’interconnessione dei parchi eolici offshore attraverso reti elettriche comuni che collegheranno più Paesi costieri. L’obiettivo dichiarato è creare il più grande polo energetico globale basato sull’eolico marino.
Secondo il ministero tedesco dell’Economia, “la potenza di generazione resa disponibile oltre confine potrà arrivare fino a 100 gigawatt, offrendo al settore una prospettiva di stabilità normativa e industriale ben oltre il 2030”.
INVESTIMENTI, OCCUPAZIONE E COSTI
L’intesa prevede un impegno significativo anche sul fronte economico. Entro il 2030 sono programmati investimenti per 9,5 miliardi di euro in nuove capacità produttive in Europa, con la creazione stimata di circa 91.000 posti di lavoro lungo la filiera dell’eolico e delle reti. In cambio, l’industria si è impegnata a ridurre del 30 per cento i costi complessivi di produzione dell’energia elettrica entro il 2040, un passaggio considerato cruciale per rendere sostenibile l’espansione su larga scala.
I dati dell’associazione Wind Europe indicano che già oggi l’eolico offshore consente di rifornire circa 32 milioni di nuclei familiari. Il traguardo fissato per metà secolo amplierebbe enormemente questo bacino, rendendo il Mare del Nord uno snodo centrale per la transizione energetica europea. In questo quadro si inserisce anche l’annuncio dei gestori di rete National Grid Ventures e Tennet Deutschland, intenzionati a collegare direttamente i parchi eolici offshore di Germania e Regno Unito.
SICUREZZA, POLITICA E OSTACOLI OPERATIVI
L’espansione delle infrastrutture energetiche è accompagnata da una crescente attenzione alla sicurezza. Secondo la ministra dell’Economia Katherina Reiche, “negli ultimi anni si è registrato un aumento degli attacchi alle infrastrutture critiche, dalle reti elettriche ai gasdotti fino ai cavi dati strategici per la sovranità digitale europea”. Non è un caso che per la prima volta la Nato abbia partecipato al vertice ad alto livello, a sottolineare la rilevanza geopolitica del progetto.
Sul piano politico, al tavolo di Amburgo erano presenti Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Commissione europea, Islanda e rappresentanti dell’Alleanza Atlantica. I leader di Regno Unito e Francia hanno delegato la partecipazione ai rispettivi ministri dell’Energia. Dal canto suo, il sindaco di Amburgo, Peter Tschentscher, ha rivendicato i benefici diretti per la città, già oggi centro operativo di gran parte dei progetti eolici offshore tedeschi.
Il vertice si è svolto in condizioni logistiche difficili: neve e ghiaccio hanno costretto a cancellare alcuni incontri in mare e visite tecniche previste nel programma. Sullo sfondo resta inoltre il rallentamento registrato negli ultimi anni nello sviluppo dell’eolico offshore europeo, legato alle incertezze finanziarie e alla carenza di capacità industriali per la costruzione e l’installazione delle turbine. L’accordo di Amburgo punta ora a superare questi ostacoli, rilanciando il Mare del Nord come pilastro della futura architettura energetica continentale.

