Sottoscritti dal Gse 476 intese con oltre 3mila società per l’Energy Release 2.0. Pichetto Fratin: “Grande soddisfazione per l’esito del percorso”. Ma nella bozza del decreto energia salta il taglio alle bollette delle Pmi
Sono 476 i contratti sottoscritti dal Gse con 3.279 società per l’Energy Release 2.0. Il meccanismo sostenuto dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, permette agli energivori di beneficiare di un prezzo calmierato dell’energia elettrica a fronte della realizzazione di nuova capacità green. Per il decreto energia, invece, i tempi si allungano e la possibilità che arrivi presto in Cdm appare sempre più remota.
22,5 TERAWATTORA
Come riporta Il Sole 24 Ore, al 31 gennaio, la controllata del Mef, il Gse, ha assicurato la sottoscrizione di 22,5 terawattora. «Il traguardo raggiunto con l’Energy Release è motivo di grande soddisfazione e dimostra che era corretta la nostra previsione sulla domanda espressa dagli energivori», commenta il ministro Pichetto Fratin. Ora i tecnici Gse comunicheranno agli operatori l’importo che sarà riconosciuto sull’anno appena trascorso. «Inizieremo nei prossimi giorni con i pagamenti relativi alla tranche 2025 di 1 miliardo di euro, alle società che hanno già presentato la garanzia a seguito di valutazione positiva della stessa», spiega l’ad del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore.
COME FUNZIONA
Il cliente finale energivoro o l’aggregazione di imprese può trasferire, anche in quota parte, a un soggetto terzo delegato l’obbligo di realizzare nuova capacità di generazione da fonti rinnovabili in grado di produrre energia in misura pari almeno al doppio dell’energia oggetto di anticipazione. Come anche l’obbligo di restituzione dell’energia anticipata dal Gse. La finestra per presentare il tutto andrà dal 16 febbraio al 9 marzo. Entro fine marzo scatterà la procedura competitiva destinata a selezionare i soggetti terzi che assumeranno l’obbligo di realizzare nuova capacità di generazione da fonti rinnovabili. Per partecipare alla procedura, la società deve dimostrare di avere una struttura patrimoniale sana e risorse economiche liquide o immediatamente reperibili, sufficienti a coprire la realizzazione dell’impianto senza rischiare il fallimento.
BOZZA DECRETO ENERGIA: COSA SALTA
Il decreto energia, che si aggira sui 2-3 miliardi di euro e a cui il governo lavora da oltre quattro mesi, non è ancora chiuso. Come scrive La Stampa, il problema che frena il via libera sono le scarse risorse a disposizione e la complessità tecnica nel dare un sostegno alle imprese. È saltato il progetto di spalmare su un periodo più lungo gli incentivi alle rinnovabili. La ragione è che potrebbe ritorcersi contro gli imprenditori del settore, esponendo il ministero dell’Ambiente a possibili cause intentate da chi ha investito e chiesto finanziamenti. È stata esclusa anche l’idea di cartolarizzare gli oneri di sistema che gravano sulle bollette trasformandoli in obbligazioni, senza aumentare il debito pubblico ricorrendo a Cassa Depositi e Prestiti. Cdp avrebbe sì emesso obbligazioni a vent’anni ma nel lungo periodo lo Stato avrebbe speso 10-12 miliardi in più come interessi sui titoli.

