Contro il suicidio industriale dell’Europa occorre un cambio di passo coraggioso. Lo sostiene Antonio Gozzi presidente di Federacciai
Secondo il numero uno di Federacciai la transizione energetica europea con l’iper regolamentazione che ne deriva, non può lasciare dietro di sé il deserto. Occorre un cambiamento coraggioso e la revisione dell’impianto ideologico europeo nel settore
I DATI DELLE IMPRESE UE
I dati delle imprese Ue sono impietosi e il bilancio degli ultimi 20 anni dell’Unione fa venire i brividi. Come scrive Antonio Gozzi, presidente di Federacciai sul Foglio, nel 2005 il pil europeo era uguale a quello Usa, oggi vale i 2/3 di quello statunitense. E’ diminuito il numero delle imprese europee nella lista delle grandi mondiali mostrando un progressivo ridimensionamento del peso dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina. In più siamo gravemente indietro in tutte le tecnologie di punta (AI, biotecnologie, spazio ecc.). L’aspetto più grave è il contesto in cui tutto questo è avvenuto: le condizioni degli ultimi venti anni non sono state così negative con tassi di interesse bassissimi e il prezzo dell’energia che fino al 2022 non è stato alto come oggi.
L’EUROPA A UN BIVIO
L’Europa è al bivio. Si può continuare nel mainstream del Green Deal con un atteggiamento anti industriale che appesantisce e scoraggia le imprese oppure si può cercare di invertire la rotta, rimettendo in discussione l’intero impianto ideologico delle politiche climatiche dell’era Timmermans. Secondo Gozzi è necessario rimettere l’industria al centro, ridandole competitività e lavorare davvero per l’autonomia strategica europea. “La transizione energetica non può diventare un deserto industriale e deve avere un largo consenso politico e sociale”.
ETS OBSOLETI
Secondo Antonio Gozzi la prima delle proposte è quella di rivedere il sistema Ets (per lo scambio di quote di emissioni). Gli sforzi delle politiche climatiche fatti dall’Unione europea non hanno determinato effettive riduzioni delle emissioni globali. Soprattutto in un contesto in cui nell’Ue si registra una forte riduzione delle emissioni, negli Usa vi è solo un debole calo, in Cina una marcata crescita (oltre 5 volte il livello degli anni Novanta) e lo stesso vale per l’India. Occorre riportare il mercato degli Ets alle origini e cioè limitarlo ai soli operatori industriali e alle utilities escludendo da questo mercato gli intermediari finanziari che hanno trasformato gli Ets in una della tante asset class su cui speculare.
I NODI DA SCIOGLIERE
Molti sono i nodi da sciogliere per costruire una reale autonomia strategica dell’industria europea. A partire dalla reale neutralità tecnologica nella transizione: le rinnovabili sono necessarie ma non sufficienti per rispondere alla crescita di domanda di elettricità legata agli sviluppi della digitalizzazione e dell’AI. Il futuro sarà un mix energetico in cui gas e il nucleare avranno un ruolo fondamentale. Poi le materie prime critiche: sarà necessario avviare le attività minerarie che sono avversate dai movimenti ecologisti. Poi l’eliminazione delle criticità contenute nell’iper-regolamentazione europea a partire dalle direttive Csrd e Csdd, che schiacciano di responsabilità le imprese. Il rafforzamento della “golden power” per evitare incursioni e acquisizioni rapaci di industrie europee da parte di sistemi industriali sovvenzionati dallo stato. E la rimozione dell’inamovibilità della burocrazia europea, che, secondo Gozzi, blocca ogni tentativo di revisione del mainstream.

