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Bilancio Eni 2025

Eni chiude il 2025 in forte crescita: utile netto a 1,2 miliardi nel quarto trimestre e debito ai minimi

La produzione di idrocarburi supera le attese mentre i business della transizione ottengono valutazioni miliardarie; l’amministratore delegato Claudio Descalzi annuncia un incremento del 20% del piano di riacquisto azioni.

Il 2025 si conferma un anno di svolta strategica e solidità finanziaria per Eni, che ha saputo navigare un contesto di mercato volatile chiudendo l’ultimo trimestre con un utile netto adjusted di 1,20 miliardi di euro, segnando un balzo del 35% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla relazione sui risultati pre-consuntivi approvata dal Consiglio di Amministrazione sotto la presidenza di Giuseppe Zafarana. Nonostante la flessione dei prezzi dell’energia e il rafforzamento dell’euro, il Gruppo del Cane a Sei Zampe ha generato un flusso di cassa operativo di 12,5 miliardi di euro nell’intero esercizio, permettendo di abbattere l’indebitamento finanziario netto a 9,4 miliardi di euro, con un rapporto di leva (gearing) che scende al livello storicamente contenuto del 14%.

I RISULTATI OPERATIVI E IL SUCCESSO DELL’EXPLORATION & PRODUCTION

La strategia di crescita nell’upstream ha dato frutti superiori alle previsioni della vigilia. Secondo i dati sulla produzione di idrocarburi, nell’anno ha toccato la media di 1,73 milioni di barili equivalenti petrolio al giorno (boe/g), con una punta di 1,84 milioni nel solo quarto trimestre. Questa performance è stata sostenuta dall’avvio di sei progetti principali dislocati tra Angola, Indonesia, Norvegia e Congo, oltre che dalla regolarità operativa dei giacimenti esistenti.

Parallelamente, l’attività esplorativa ha continuato a rigenerare il valore degli asset: il tasso di rimpiazzo organico delle riserve si è attestato al 167%, posizionando la compagnia ai vertici dell’industria mondiale. Nel corso dell’anno sono stati scoperti circa 0,9 miliardi di boe di nuove risorse, inclusa la rilevante scoperta a gas di Konta in Indonesia. “Nel 2025 abbiamo ottenuto risultati strutturalmente solidi in termini industriali ed economico-finanziari”, ha commentato l’Ad Claudio Descalzi, sottolineando come la società abbia saputo combinare l’espansione produttiva con una rigorosa disciplina dei costi.

LA TRANSIZIONE ENERGETICA E IL MODELLO DEI SATELLITI

Un capitolo centrale del bilancio riguarda l’evoluzione dei cosiddetti “business satelliti”, Enilive e Plenitude, che rappresentano l’architrave della strategia di decarbonizzazione. Stando a quanto riportato nella nota societaria, questi comparti hanno ottenuto una valorizzazione complessiva da parte di investitori istituzionali di oltre 23 miliardi di euro in termini di enterprise value.

Plenitude ha espanso significativamente il proprio perimetro attraverso l’acquisizione di Neoen in Francia e l’integrazione di Acea Energia, puntando all’obiettivo di 11 milioni di clienti in Europa entro l’anno. Enilive, dal canto suo, ha registrato un utile operativo proforma adjusted triplicato nel quarto trimestre grazie alla ripresa dei margini dei biocarburanti. La capacità di raffinazione bio è destinata a crescere ulteriormente con la nuova bioraffineria di Pengerang in Malesia e la riconversione del sito di Livorno, con l’ambizione di triplicare la capacità totale entro il 2030.

PERFORMANCE DEI SETTORI GAS, RAFFINAZIONE E CHIMICA

Nel comparto Global Gas & LNG Portfolio (GGP), Eni ha sfruttato la gestione attiva del portafoglio per chiudere nuovi contratti di vendita a lungo termine in mercati strategici come Turchia e Thailandia. Nonostante uno scenario di prezzi meno favorevole rispetto al 2024, l’utile operativo proforma del settore si è attestato a 1,39 miliardi di euro nell’esercizio. È la fotografia di una resilienza che si estende anche alla raffinazione, tornata in utile nel quarto trimestre grazie al miglioramento dei margini di profitto sui prodotti petroliferi.

Nota dolente resta invece la chimica gestita da Versalis, che ha accusato una perdita di 0,2 miliardi di euro nel trimestre e di 0,8 miliardi nell’anno. Il settore risente della prolungata recessione dell’industria europea e dell’aggressiva concorrenza asiatica e americana, fattori che Eni intende contrastare accelerando il piano di trasformazione verso l’economia circolare e la chimica da fonti rinnovabili, come dimostrato dall’avvio dei progetti sui siti di Priolo e Brindisi.

SOSTENIBILITÀ E TARGET ESG: RAGGIUNTO LO ZERO FLARING

Sul fronte dell’impatto ambientale, l’esercizio 2025 segna un traguardo storico per il Gruppo: il raggiungimento dello “zero flaring” di routine nelle attività upstream, ottenuto grazie al completamento dei progetti di valorizzazione del gas in Congo e a una gestione mirata del portafoglio.

Le emissioni dirette di gas serra (Scope 1) sono diminuite sensibilmente, passando dai 21,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente del 2024 ai 18,6 milioni del 2025. È quanto emerge dal monitoraggio delle performance di sostenibilità, che evidenzia anche un miglioramento dell’indice di sicurezza sul lavoro, con infortuni in calo e l’assenza di eventi mortali. Questi progressi sono stati validati dai principali rating ESG internazionali, con MSCI che ha confermato la valutazione “A” e Sustainalytics che ha classificato il rischio Eni come “Medium Risk”.

REMUNERAZIONE DEGLI AZIONISTI E OUTLOOK 2026

La robusta generazione di cassa ha permesso a Eni di premiare i propri soci oltre le aspettative iniziali. Nel 2025 la remunerazione totale agli azionisti ha raggiunto i 5 miliardi di euro tra dividendi e riacquisto di azioni proprie. Alla luce dei risultati eccellenti, il management ha deciso di incrementare del 20% il valore del programma di buy-back. Guardando al futuro prossimo, le previsioni per il 2026 verranno dettagliate nel Capital Markets Update del 19 marzo, ma la società anticipa già una produzione di idrocarburi in ulteriore crescita e investimenti netti per circa 5 miliardi di euro.

“Nel 2025 Eni ha dimostrato di saper combinare crescita delle produzioni, riduzione degli investimenti, riduzione del debito ed aumento della remunerazione”, ha concluso Descalzi, riaffermando la fiducia nella tenuta del modello di business integrato anche in contesti di mercato complessi.

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