Il Ministro dell’Ambiente blinda l’approvvigionamento nazionale dopo il vertice d’urgenza a Palazzo Chigi. Focus su nucleare di nuova generazione, idrogeno e riserve di carbone per fronteggiare lo shock dei mercati.
L’Italia affronta l’attuale instabilità in Medio Oriente con una solida riserva di risorse, pur restando esposta alle criticità strutturali del mercato energetico europeo. All’indomani del vertice strategico a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha tracciato un bilancio dettagliato sulla tenuta del sistema Paese. Intervenuto ai microfoni di TgCom24 a margine del salone KEY Energy di Rimini, il titolare del MASE ha rassicurato sulla disponibilità fisica di gas, puntando però il dito contro il meccanismo “perverso” di formazione dei prezzi che grava sulle bollette italiane. Le parole di Pichetto, che giungono in una fase di estrema mobilità degli equilibri geopolitici, conferma la strategia del Governo basata su una diversificazione spinta e sul mantenimento di riserve precauzionali per garantire la continuità produttiva.
LA SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI E IL RUOLO DEGLI STOCCAGGI
Sul fronte della quantità delle risorse, l’Italia vanta una posizione di leadership in ambito continentale che le permette di guardare alla crisi con relativa stabilità. Pichetto Fratin ha spiegato che, durante l’incontro governativo, è stato effettuato un monitoraggio dinamico delle variabili in gioco: “Ieri abbiamo fatto il punto della situazione, peraltro un punto mobile rispetto a quello che sta succedendo in Medio Oriente con una valutazione sulla sicurezza che significa sulla quantità di gas e petrolio per avere la garanzia che ci sia una quantità sufficiente e poi naturalmente sui risvolti dei prezzi. Per quanto riguarda la sicurezza noi siamo un paese che è nella condizione di essere abbastanza sicuro quantitativamente. Siamo il paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di gravità sui quantitativi di risorsa gas”.
LA TENSIONE SUI MERCATI INTERNAZIONALI E IL NODO DELLO STRETTO DI HORMUZ
Nonostante la sicurezza dei volumi, l’instabilità nel Golfo Persico continua a riflettersi sulle quotazioni finanziarie, influenzando indirettamente il mercato interno. Il Ministro ha evidenziato come il ruolo del Qatar e il transito navale siano fattori determinanti: “Poi c’è il fronte prezzi che è regolato da un sistema particolare, la frizione che si sta creando in Medio Oriente con il Qatar che è un grande esportatore di gas, il 20% del gas mondiale passa per lo Stretto di Hormuz, significa creare tensione quantitativa sui mercati, non diretta all’italiana ma diretta ad altri paesi del mondo che automaticamente vanno ad acquistare gas su altre fonti di approvvigionamento e questo determina un rialzo dei prezzi del gas dovuto alla domanda/offerta. Poi questo rialzo del prezzo si riversa sulla Borsa del Ttf in Olanda e lì si fa il prezzo che vale per tutti”.
IL MECCANISMO DI FORMAZIONE DEL PREZZO E IL PARADOSSO DEL GNL AMERICANO
Uno degli aspetti più critici analizzati da Pichetto Fratin riguarda la metamorfosi dei prezzi dell’energia una volta entrati nel circuito europeo, un fenomeno che annulla i vantaggi competitivi di alcune forniture. “Qualcuno cita il Gnl americano, quando parte dalla Florida a 12 dollari al MWh poi possiamo metterci il trasporto, la mediazione, la rigassificazione, farà 25-30 dollari ma come tocca il Portogallo che l’avamposto europeo va al prezzo del Ttf che questa mattina è a circa 5 euro al MWh”, ha osservato il Ministro (citando il valore registrato in mattinata), spiegando poi l’anomalia del sistema di calcolo:
“Un prezzo del gas così alto crea sicuramente problemi certamente ai grandi consumatori di gas e alle famiglie ma il sistema del prezzo dell’energia in ambito europeo è fissato con un criterio stabilito qualche decennio fa con il prezzo del peggior impianto del peggior quarto d’ora del giorno prima e guarda caso per l’Italia dove il gas pesa ancora con il termoelettrico per il 40%, per il 70-80% delle ore il prezzo è dato dal gas. Il trucco dove sta? Con il gas l’Italia produce il 40% dell’energia elettrica, 40-42 dalle rinnovabili e il resto lo importa essenzialmente dalla Francia con il nucleare. Ma pesando per il 70% delle ore con questo calcolo ‘perverso’ automaticamente fa il 70% del prezzo e pesa doppio pure”.
LA STRATEGIA DI TRANSIZIONE E LE RISERVE DI EMERGENZA A CARBONE
Il percorso verso la decarbonizzazione prosegue, ma la contingenza internazionale impone di mantenere attivi alcuni “paracadute” energetici. “Con la transizione energetica abbiamo ancora il 40% proveniente dal gas come produzione elettrica, fossile inquinamento ma il meno tra i fossili, il 40-42% di rinnovabili in aumento con 1,2 milioni di produttori. È chiaro che dobbiamo andare avanti con le rinnovabili e aggiungere altre e più moderne produzioni di energia da fonti neutre, idrogeno e nucleare, perché purtroppo noi paghiamo in bolletta quel meccanismo, con prezzi superiori a Spagna e Germania. In questo momento di situazione di difficoltà internazionale io tengo in riserva a freddo anche le centrali a carbone, che non vorrei mai attivare, ma che sono da tenere come riserva, a cautela dell’interesse del nostro paese”.
IL FUTURO DELL’ENERGIA TRA IDROGENO E PICCOLI REATTORI NUCLEARI MODULARI
Spostando lo sguardo sulla visione di lungo periodo, il Ministro ha ribadito l’importanza di un mix energetico diversificato e tecnologicamente avanzato per soddisfare la domanda crescente, trainata anche dai nuovi settori digitali. “L’idrogeno è un processo che durerà qualche anno perché si tratta di creare le condizioni per la produzione e il consumo su larga scala, gli spazi ci sono tutti e sicuramente crescerà ed esploderà nel prossimo decennio.
Sul nucleare, quello di nuova generazione non è più quello del referendum, il Governo Meloni e il sottoscritto hanno mandato avanti un disegno di legge delega per dare un quadro giuridico per il ritorno del nucleare in Italia, di nuova generazione che saranno i piccoli reattori che sono la risposta neutra, sicura e duratura per rispondere alla domanda di energia del futuro. I data center sono grandi consumatori di energia ma anche le famiglie e l’industria stanno crescendo nella domanda e non riusciremo a soddisfarla solo con fotovoltaico ed eolico, è un mix per il futuro. In questo momento non si tratta di scegliere dove si fa il nucleare”.


