Sul fronte dell’energia Paolo Scaroni è meno pessimista di altri osservatori ed esclude il ripetersi di una grave crisi come quella di 4 anni fa, di cui l’Europa accusa tuttora i contraccolpi “Questa non è la replica del 2022. La crisi finirà presto” sostiene.
SCENARIO DIVERSO DAL 2022
La crisi in Medio Oriente ha interrotto le forniture di gas e di petrolio dal Golfo Persico. La navigazione si è fermata e gli impianti produttivi a ruota hanno iniziato a chiudere. Per Paolo Scaroni intervistato dal Sole 24 Ore la situazione arriverà presto a una svolta perché è nell’interesse di tutti: «Anche dei pasdaran, che già in passato si sono dimostrati pragmatici e cercheranno un compromesso che salvi la faccia, se vogliono conservare il potere».
Il presidente di Enel evidenzia come quella di oggi sia una situazione completamente diversa da quella del 2022: «Nell’estate 2022 il prezzo del gas a un certo punto era salito a 340 euro per Megawattora al Ttf, mentre oggi è intorno a 50 euro: un livello elevato, per carità. Ma rinunciare alle forniture russe – scelta che ritengo giusta dal punto di vista morale – ha ridotto in modo sostanziale l’offerta di gas per l’Europa occidentale».
I COMBATTIMENTI DOVRANO CESSARE
In relazione al blocco della navigazione nel Golfo Persico le soluzioni suggerite da Trump (scorte militari alle petroliere e polizze low cost) presentano delle criticità: «Oggi a minacciare le petroliere, a parte i siluri, ci sono lance leggere senza equipaggio e cariche di esplosivi, che vengono mandate contro le navi: sono una minaccia difficile da contrastare». E poi le mine. «Negli anni ’80 lo Stretto di Hormuz era stato disseminato di mine: oggi ci sono quelle a calamita d’attrazione e anche quelle che puoi teleguidare. La tecnologia è evoluta, per cui se gli americani dicono di voler scortare le navi penso che lo facciano a ragion veduta, ma è un’operazione impegnativa, che richiede tanti mezzi navali» continua il presidente di Enel.
I TEMPI DI RIPRESA DI GAS E PETROLIO
I tempi di ripresa per petrolio e gas saranno diversi. Per quanto riguarda il petrolio «la ripartenza sarà relativamente rapida. Nel caso in cui non lo fosse ci sono comunque scorte ampie nel mondo occidentale. Nell’Ocse sono stimate intorno a 4 miliardi di barili, tra greggio e prodotti raffinati. Per il gas è un altro discorso, perché gli stoccaggi sono molto meno abbondanti. «Se il riavvio della produzione di Gnl dovesse essere lento allora il mercato ne soffrirebbe, anche se in questo momento lo stop alle forniture dal Qatar mette in difficoltà soprattutto i Paesi asiatici: i carichi andavano in gran parte in India, Pakistan, Bangladesh, Cina» aggiunge.
LE SCORTE DELL’ITALIA
Anche per l’Italia il Qatar è importante, di qui arriva il 30% delle nostre importazioni di gnl: «Ma soddisfa solo l’8% del nostro fabbisogno. Inoltre l’Italia ha scorte di gas più elevate di altri Paesi europei. Nei prossimi 2-3 mesi non credo che avremo difficoltà di approvvigionamento. Se lo stop al Gnl dal Qatar si prolungasse, il problema rischierebbe di riproporsi quando dovremo riempire gli stoccaggi per il prossimo inverno» conclude Scaroni.


