Skip to content
Sicurezza energetica UE 2026

Cosa ha deciso l’Europa sul gas (e cosa fa l’Italia) e perché i prezzi stanno scendendo

Bruxelles invita gli Stati membri a riempire i depositi con un target ridotto all’80% per frenare la volatilità. Intanto l’Italia valuta il ritorno al carbone e Meloni vola ad Algeri per blindare le forniture.

Bruxelles ha impresso una svolta pragmatica alla gestione della crisi energetica continentale. Di fronte a mercati nervosi e all’instabilità cronica del Medio Oriente, la Commissione Europea ha ufficialmente invitato gli Stati membri a sfruttare i margini di flessibilità previsti dai regolamenti comunitari, suggerendo di abbassare l’obiettivo di riempimento dei depositi di gas all’80%, rispetto al consueto 90%. La mossa, contenuta in una lettera del Commissario all’Energia Dan Jørgensen, mira a prevenire una corsa agli acquisti selvaggia durante l’estate, che farebbe schizzare i prezzi in un momento di offerta globale già estremamente ridotta.

MERCATI SOTTO SCACCO: I PREZZI TRA TRUMP E LE SMENTITE DI TEHERAN

La giornata sui mercati è stata segnata da una volatilità brutale. I future olandesi TTF, benchmark del gas europeo, sono arrivati a perdere il 9,3% dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha ventilato una possibile de-escalation, dichiarando il rinvio di cinque giorni degli attacchi alle infrastrutture iraniane per favorire l’avvio di colloqui diplomatici.

L’illusione di una tregua ha però ceduto il passo a nuove tensioni quando l’agenzia iraniana Fars ha smentito categoricamente ogni contatto con Washington. Il risultato è stato un’altalena di prezzi con escursioni fino al 18% in una sola seduta, chiudendo intorno ai 54,91 euro per megawattora. Gli analisti di Goldman Sachs avvertono che i listini in Europa e Asia potrebbero dover salire ancora per compensare il deficit di offerta globale di gas naturale liquefatto (GNL).

IL NODO DEL QATAR: INFRASTRUTTURE DANNEGGIATE E TEMPI LUNGHI DI RIPRISTINO

A preoccupare gli esperti non è solo la geopolitica immediata, ma la realtà strutturale degli impianti. Gli attacchi iraniani della scorsa settimana hanno messo fuori uso circa il 17% della capacità del più grande impianto di GNL al mondo, situato in Qatar. Secondo QatarEnergy, le riparazioni dei segmenti colpiti potrebbero richiedere fino a cinque anni. Anche per le unità rimaste integre, i tempi tecnici per il riavvio della produzione non saranno inferiori alle due settimane.

Questa carenza strutturale significa che, nonostante i messaggi rassicuranti della politica, l’offerta rimarrà contratta nel lungo periodo. “Sarà un periodo molto, molto turbolento”, ha commentato Ellen Wald dell’Atlantic Council, suggerendo agli investitori meno avvezzi al rischio di restare temporaneamente fuori da un mercato definito da “attacchi di panico”.

LA SVOLTA DI BRUXELLES: FLESSIBILITÀ E NUOVI TARGET DI STOCCAGGIO

In questo scenario, la Commissione UE ha deciso di giocare d’anticipo. Il Commissario Jørgensen ha esortato i governi nazionali ad avviare le immissioni di gas nei depositi il prima possibile, beneficiando di un periodo di riempimento più lungo per mitigare la pressione sui costi. La novità rilevante è la raccomandazione di non inseguire ossessivamente il target del 90%, fermandosi all’80% per non alimentare la competizione globale con l’Asia.

Le nuove norme europee per il triennio 2025-2027 offrono infatti la flessibilità necessaria per discostarsi dagli obiettivi in caso di condizioni di mercato avverse o vincoli tecnici, una clausola che Bruxelles ha ora deciso di attivare con forza per proteggere il sistema produttivo e le famiglie dai rincari di fine estate.

IL CASO ITALIA: TRA IL RITORNO AL CARBONE E IL SISTEMA ETS

L’Italia si trova al centro di questo delicato equilibrio tra emergenza e transizione. Da Bruxelles, la portavoce della Commissione Anna-Kaisa Itkonen ha risposto con cautela alle indiscrezioni sulla possibile riapertura delle centrali a carbone in Italia. “Valuteremo caso per caso, dobbiamo conoscere i dettagli specifici del piano italiano prima di commentare”, ha dichiarato Itkonen, ribadendo però la centralità del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS).

L’Europa non intende arretrare sulle ambizioni climatiche, ma riconosce la necessità di modernizzare l’ETS per renderlo più “pragmatico e flessibile” di fronte alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran. L’obiettivo è non smantellare i progressi fatti sull’indipendenza dai combustibili fossili, pur gestendo le necessità urgenti della sicurezza nazionale.

DIPLOMAZIA ENERGETICA: MELONI IN ALGERIA PER BLINDARE LE RISERVE

Per l’Italia, la strategia di diversificazione passa inevitabilmente per il Nord Africa. Mercoledì, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni volerà ad Algeri per una missione diplomatica cruciale. L’Algeria, già primo fornitore di gas per Roma, è diventata il pilastro su cui poggia la sicurezza energetica italiana dopo l’addio alle forniture russe.

In un contesto in cui le rotte del Qatar sono a rischio e lo Stretto di Hormuz rimane un punto caldissimo, la missione mira a garantire non solo la continuità dei volumi, ma anche a negoziare una maggiore flessibilità nelle consegne per rispondere rapidamente ai picchi di domanda o alle carenze improvvise sui mercati internazionali.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su