L’ok del Parlamento iraniano (Majlis) al piano di gestione dello Stretto di Hormuz potrebbe essere il preludio del lockdown energetico. Quali conseguenze avrebbe per l’Italia l’introduzione di un pedaggio e il divieto di transito per navi che appoggiano le sanzioni all’Iran?
HORMUZ, OK DEL PARLAMENTO IRAN A PEDAGGI
Il Parlamento iraniano ha dato il via libera al piano di gestione dello Stretto di Hormuz. Se verrà approvato definitivamente, l’Iran introdurrà un pedaggio in rial e il divieto di transito per navi statunitensi, israeliane o di paesi che aderiscono alle sanzioni contro Teheran. Una mossa che rischia di avere conseguenze importanti per le bollette italiane e i prezzi dei carburanti alla pompa, considerando che circa il 20% del petrolio mondiale e una quota simile di Gas Naturale Liquefatto (GNL) transitano per questo imbuto largo appena 33 km.
PERCHE’ L’ITALIA E’ ESPOSTA ALLA CRISI DI HORMUZ
La strategia di diversificazione post-crisi Ucraina ha reso l’Italia particolarmente vulnerabile alla crisi in Medio Oriente. Infatti, circa il 25% del GNL consumato in Italia proviene dal Qatar. Ogni molecola di questo gas deve attraversare lo Stretto di Hormuz.
Attualmente, Eni ha accordi con Doha per forniture stabili di gas naturale liquefatto fino al 2053. Tuttavia, l’imposizione di un pedaggio potrebbe mettere a rischio anche i contratti a lungo termine già in essere. Infatti, la tassa stimata da alcuni fino a 2 milioni di dollari per petroliera o un eventuale blocco per le navi di paesi “sanzionatori” renderebbe queste forniture proibitive o fisicamente impossibili.
I POSSIBILI EFFETTI SU PREZZI ALLA POMPA E BOLLETTE
La mossa del Parlamento iraniano potrebbe far schizzare in alto i prezzi dei carburanti alla pompa e le bollette. L’approvazione del piano di gestione dello Stretto di Hormuz ha provocato un picco immediato del 20% sui prezzi del gas europeo. Al tempo stesso, il Brent si è stabilizzato sopra i $115-$120 al barile.
L’inasprirsi delle misure di controllo dello Stretto rischia di far aumentare anche i premi assicurativi per il transito nell’ordine del 30/50%. Un incremento che avrebbe effetti diretti sul costo dell’energia per famiglie e imprese italiane.
I RISCHI PER L’UE
Il nuovo piano di gestione dello Stretto di Hormuz rischia di infliggere un duro colpo anche alla competitività dell’industria europea. Infatti, l’aumento dei costi energetici e logistici alimenterebbe una nuova ondata inflattiva, costringendo la BCE a mantenere tassi di interesse elevati e frenando la crescita. Una situazione che penalizzerebbe particolarmente i settori energivori. Industrie come la siderurgia, la ceramica e la chimica rischierebbero la chiusura o la delocalizzazione a causa di costi energetici non più sostenibili rispetto ai concorrenti extra-UE.
PRINCIPIO DEL PASSAGGIO INOFFENSIVO A RISCHIO?
La mossa dell’Iran rischia di avere anche implicazioni geopolitiche. Infatti, il divieto di transito di navi di Paesi che appoggiano le sanzioni statunitense all’Iran sfida la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che garantisce il “passaggio inoffensivo”. L’imposizione della sovranità su uno stretto internazionale è un precedente pericoloso perché altri Stati potrebbero seguire l’esempio, frammentando così il commercio mondiale.


