La Premier annuncia la richiesta all’UE di congelare la tassa sulle emissioni e il rifinanziamento del taglio delle accise fino al 1° maggio per contrastare gli effetti del conflitto in Medio Oriente.
Durante le comunicazioni nell’Aula della Camera, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha delineato una strategia articolata per mettere in sicurezza il sistema economico italiano di fronte all’instabilità globale. Al centro dell’intervento, la Premier ha posto con forza il tema dei costi energetici e delle distorsioni causate dai meccanismi europei, delineando una serie di missioni diplomatiche e riforme strutturali volte a garantire l’approvvigionamento e la sostenibilità dei prezzi per cittadini e imprese.
L’IMPATTO DELL’ETS SUI COSTI DELL’ELETTRICITÀ E LA RICHIESTA DI SOSPENSIONE
Il punto più critico sollevato dalla Presidente del Consiglio riguarda l’Ets (Emission Trading System), descritto come “una tassa introdotta a suo tempo dall’Europa per disincentivare le emissioni inquinanti ma che oggi finisce per gravare anche sul prezzo dell’energia prodotta con fonti rinnovabili”. Secondo Meloni, questo meccanismo sta gonfiando artificialmente i costi in diversi Stati membri, raggiungendo in Italia picchi di 30 euro al MWh, una cifra che rappresenta circa “un quarto dell’intero prezzo dell’elettricità”.
Grazie alle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, il Governo ha ottenuto la possibilità di adottare misure nazionali urgenti per mitigare i prezzi nel breve periodo. “Con il decreto energia noi avevamo chiesto che l’Ets non comportasse un aumento del costo delle rinnovabili per abbassare i costi complessivi”, ha spiegato la Premier, aggiungendo che è in corso un dialogo fiducioso con la Commissione europea per ottenere l’autorizzazione necessaria.
Più radicale è la proposta per il settore termoelettrico: l’Italia chiederà ufficialmente all’Europa di “sospendere temporaneamente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche”. Si tratta di un provvedimento d’urgenza che dovrebbe restare in vigore finché i prezzi globali delle fonti fossili non torneranno ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente.
LA DIFESA DELLA LIBERTÀ DI NAVIGAZIONE NELLO STRETTO DI HORMUZ
Spostando lo sguardo sullo scenario internazionale, Meloni ha espresso profonda preoccupazione per la situazione nello Stretto di Hormuz. La Presidente ha evidenziato come l’interesse nazionale non si limiti alla sola libertà di navigazione, ma riguardi la stabilità dell’intera economia.
“Se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra dazi per i transiti nello Stretto questo potrebbe portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali al momento imponderabili”, ha avvertito. Per l’Italia e i partner occidentali, il ripristino delle condizioni precedenti al 28 febbraio è una priorità assoluta per normalizzare i mercati di energia, materie prime critiche e fertilizzanti.
Su questo fronte, Roma è attivamente impegnata all’interno della coalizione promossa dal Regno Unito, che vede la partecipazione di oltre 30 Paesi, per costruire condizioni di sicurezza che permettano il pieno ripristino delle rotte commerciali.
PARTNERSHIP STRATEGICHE E MISSIONI DIPLOMATICHE PER IL FABBISOGNO NAZIONALE
La Premier ha rivendicato con vigore l’importanza delle sue recenti missioni diplomatiche, respingendo le critiche delle opposizioni che le avevano definite semplici “passerelle”. Meloni è stata la prima tra i leader Ue e G7 a recarsi in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar dopo l’aggressione iraniana dello scorso febbraio. “Ho voluto esprimere loro la solidarietà e la vicinanza dell’Italia ma ho anche lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici in particolare di petrolio indispensabili da un’area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale”, ha dichiarato.
Questo impegno si estende anche all’Algeria, con cui è stata rafforzata la partnership strategica per aumentare le forniture di gas naturale, e proseguirà a breve con una missione in Azerbaigian e un sostegno allo sviluppo delle risorse energetiche insieme ai partner africani. Il dovere del Capo del Governo, ha ribadito, è fare tutto il possibile per assicurare energia a prezzi contenuti ed evitare blocchi delle forniture.
IL TAGLIO DELLE ACCISE E LE MISURE CONTRO LA SPECULAZIONE SUI CARBURANTI
Sul fronte interno, la Presidente ha difeso le scelte compiute in materia di carburanti, definendo una responsabilità precisa l’intervento con un corposo decreto volto a ridurre strutturalmente i costi. Tale iniziativa, pur avendo “scontentato le grandi aziende energetiche”, è stata accolta favorevolmente dal mondo produttivo. Meloni ha ricordato il primo provvedimento che ha tagliato di 25 centesimi al litro il prezzo di diesel e benzina, introducendo contemporaneamente un meccanismo anti-speculazione.
“Lo abbiamo fatto inizialmente per 20 giorni in attesa degli sviluppi della crisi e con il Consiglio dei ministri di venerdì scorso lo abbiamo rifinanziato fino al 1 maggio”, ha spiegato, sottolineando come la misura verrà rimodulata in base all’andamento dei negoziati di pace e alla prospettiva temporale della crisi.
VERSO UNA RISPOSTA EUROPEA E L’IPOTESI DI SOSPENSIONE DEL PATTO DI STABILITÀ
In caso di una nuova recrudescenza della crisi mediorientale, Meloni ritiene necessario un cambio di passo a livello comunitario. La proposta è quella di una risposta europea simile, per strumenti e approccio, a quella adottata durante la pandemia. “In quel caso riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare su una possibile sospensione temporanea del patto di stabilità e crescita”, ha affermato, specificando che non dovrebbe trattarsi di una deroga per un singolo Stato ma di un provvedimento generalizzato.
Contemporaneamente, l’Italia si dice pronta ad attivare ogni misura per prevenire speculazioni, includendo, se necessario, “ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”.
SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA E L’ESTENSIONE NAZIONALE DEL MODELLO ZES
Infine, la Premier ha guardato al rilancio degli investimenti attraverso la semplificazione amministrativa. Prendendo come esempio la “Zes Unica del Mezzogiorno”, che ha già dato prova di efficacia ed è stata estesa a Marche e Umbria, il Governo sta studiando come applicarne i meccanismi di semplificazione a tutto il territorio nazionale.
L’obiettivo è ridurre la burocrazia e i tempi delle autorizzazioni per facilitare la vita di chi vuole investire. “Rendere la vita più facile a chi vuole investire è un passo avanti decisivo che non deve riconoscere restrizioni territoriali”, ha concluso Meloni, ribadendo l’impegno verso una crescita che sia sostenuta da una burocrazia snella e da una gestione energetica oculata.


