Il colosso del ride-hailing abbandona il modello “senza beni propri” per sfidare Waymo e Tesla, mentre il leader delle batterie accelera sulla decarbonizzazione navale e il marchio britannico scommette su 100 torpedo elettriche su misura. I fatti della settimana di Marco Orioles.
Uber rivoluziona la sua strategia abbandonando il modello “senza beni propri”: il colosso investirà oltre 10 miliardi di dollari in taxi a guida autonoma e flotte di proprietà, puntando a lanciare robotaxi in 15 città entro il 2026 per contrastare la concorrenza di Waymo e Tesla. Parallelamente, il gigante delle batterie CATL sposta l’asse verso il mare, potenziando il team dedicato all’elettrificazione navale per decarbonizzare il trasporto marittimo globale, puntando su sistemi ibridi e sullo scambio rapido delle batterie in porto. Nel segmento dell’alto lusso, Rolls-Royce lancia il “Project Nightingale”, una serie ultra-limitata di 100 torpedo elettriche personalizzate con prezzi fino a 25 milioni di sterline, dimostrando che la transizione ecologica corre veloce anche tra i collezionisti miliardari. Queste tre mosse delineano un futuro in cui la tecnologia autonoma, la sostenibilità marittima e l’elettrificazione d’élite riscrivono le regole della mobilità globale attraverso massicci investimenti di capitale e innovazioni tecnologiche senza precedenti.
UBER CAMBIA ROTTA: OLTRE 10 MILIARDI PER I TAXI AUTONOMI E ADDIO AL MODELLO “SENZA BENI PROPRI”
Uber sta cambiando pelle. Dopo più di dieci anni passati a incarnare il modello “senza beni propri” della gig economy, l’azienda ha deciso di investire pesantemente nel mondo dei taxi a guida autonoma per non farsi travolgere dalla rivoluzione dei veicoli senza conducente. Secondo calcoli del Financial Times, tra partecipazioni azionarie e acquisti di flotte, Uber è pronta a mettere sul piatto oltre 10 miliardi di dollari nei prossimi anni. Negli ultimi dodici mesi ha stretto accordi con più di una dozzina di operatori: dalla cinese Baidu a Rivian e Lucid. Solo con Lucid, l’intesa è stata ampliata a 500 milioni di investimento e all’acquisto di almeno 35.000 auto, per un valore che dovrebbe superare i 2 miliardi.
L’obiettivo è lanciare servizi di taxi robot in almeno 15 città già nel 2026. Si tratta di un vero e proprio ribaltamento strategico. Uber aveva venduto la sua divisione autonoma interna nel 2020 per 4 miliardi, concentrandosi sul ritorno alla redditività, arrivata nel 2023 dopo oltre 30 miliardi di perdite cumulative. Oggi l’amministratore delegato Dara Khosrowshahi dice chiaramente che l’azienda è disposta a impegnare più del doppio di quella cifra per garantirsi l’accesso a una flotta di veicoli a guida autonoma. “Stiamo mettendo capitale per assicurare la disponibilità futura”, ha spiegato a febbraio agli investitori.
Il mercato però resta scettico. Le azioni Uber hanno perso quasi il 23% negli ultimi sei mesi, in parte proprio per la paura che i grandi del settore – Waymo di Alphabet, Tesla e Zoox di Amazon – possano saltare l’intermediario e andare direttamente al consumatore. Analisti come Walter Piecyk di LightShed Partners parlano di un “cambio di narrativa” completo: Uber sta cercando di abituare gli investitori all’idea che l’azienda possa possedere e gestire flotte proprie, pur mantenendo il suo ruolo di piattaforma. Khosrowshahi punta a posizionare Uber come canale attraverso cui vari operatori di taxi autonomi possano raggiungere i clienti, monetizzando anche i dati per addestrare l’intelligenza artificiale e offrendo servizi come l’assicurazione. L’idea è che il settore si “finanziarizzi” con fondi istituzionali, credito privato e società di gestione flotte che entrino per sostenere gli investimenti.
Intanto l’azienda continua a fare da ponte tra sviluppatori di tecnologia autonoma e case automobilistiche. La concorrenza però è feroce. Waymo sta crescendo rapidamente, con l’obiettivo di un milione di corse pagate a settimana entro fine anno, e in alcune città come San Francisco ha già raggiunto il 16% di quota di mercato. Zoox e Tesla preferiscono per ora procedere da soli con le proprie app. Uber risponde dicendo che può aumentare l’utilizzo dei veicoli molto più di quanto farebbe un singolo operatore, ma resta da vedere se la sua commissione sarà ancora conveniente una volta scalati i taxi autonomi. In sintesi, Uber sta giocando una partita difensiva ma anche offensiva: reinveste pesantemente per non perdere il centro della mobilità del futuro, pur sapendo che il rischio di diventare più “intensiva in capitale” è concreto.
CATL PUNTA SUL MARE: BATTERIE PER NAVI ELETTRICHE PER DECARBONIZZARE IL TRASPORTO MARITTIMO GLOBALE
Come riferisce il Financial Times, CATL, il più grande produttore mondiale di batterie, ha deciso di puntare forte sull’elettrificazione delle navi. L’azienda cinese, che domina già il 37% del mercato delle batterie per auto elettriche e il 22% di quelle per accumulo energetico, vuole replicare il suo successo anche sul mare. Finora ha installato batterie su circa 900 imbarcazioni, per lo più piccole, che operano vicino alle coste cinesi, nei porti o sui fiumi. Per Pechino questa mossa non è solo un affare: fa parte della strategia più ampia di decarbonizzazione e di riduzione della dipendenza dalle risorse straniere. L’Organizzazione Marittima Internazionale punta a tagliare della metà le emissioni del trasporto navale entro il 2050 (oggi rappresentano il 3% del totale mondiale). Le batterie sono una delle soluzioni più adatte per le operazioni vicino riva, mentre le aziende cinesi stanno esplorando anche metanolo verde, ammoniaca e idrogeno per le rotte più lunghe. Su Yi, che guida la divisione marine di CATL, ha detto al Financial Times che quest’anno raddoppierà il team portandolo a circa 500 persone. L’obiettivo è sviluppare batterie capaci di resistere alle condizioni estreme del mare: lunga durata delle celle e altissimi standard di sicurezza.
L’azienda non ha dato target di vendita precisi, ma si dice “molto fiduciosa” sul potenziale del mercato. CATL vuole costruire da zero un’intera filiera per le batterie marine, collaborando con porti e governi locali. A Guangzhou, importante hub cantieristico, sono già arrivati i primi sussidi per navi elettriche. “Non risparmieremo sforzi su ricerca, risorse umane e materiali per creare questa supply chain”, ha spiegato Su. L’azienda ha iniziato a studiare il settore nel 2017 e ha creato una controllata dedicata ai sistemi di propulsione marina e alle infrastrutture a terra. Sta spingendo anche il modello del battery swapping: le navi potrebbero cambiare le batterie in porto, proprio come fanno i camion sulle autostrade cinesi. In questo modo l’armatore non dovrebbe più pagare le batterie al momento dell’acquisto, anche se il servizio resta ancora più caro del tradizionale fuel oil pesante.
I prezzi delle batterie al litio sono crollati del 90% dal 2010 e questo ha spinto il boom delle auto elettriche. Per le grandi navi oceaniche però la densità energetica resta troppo bassa per un uso puramente elettrico. Uno studio danese del 2024 suggerisce che la soluzione più realistica, almeno per ora, sia un approccio ibrido: batterie abbinate a motori tradizionali. Ci sono poi sfide di sicurezza: il rischio incendio o esplosione in mare è più grave che sulla terraferma, e la manutenzione richiede standard più alti rispetto alle batterie delle auto. Per scalare davvero il business servirà una collaborazione stretta tra progettisti navali, cantieri, porti e reti elettriche. “Dobbiamo abbattere questi silos”, dice Su Yi. Non è un caso che il fondatore di CATL, Robin Zeng, abbia una passione antica per questo settore: per lui, portare le batterie sulle navi è un sogno che dura da anni. In poche parole, CATL sta investendo risorse enormi per trasformare un pezzo del trasporto marittimo globale, puntando a fare sul mare quello che ha già fatto sulla strada.
ROLLS-ROYCE LANCIA PROJECT NIGHTINGALE: 100 TORPEDO ELETTRICHE ULTRA-ESCLUSIVE PER COLLEZIONISTI MILIARDARI
Rolls-Royce sta spingendo all’estremo il concetto di auto personalizzata. Come spiega il Financial Times, il marchio inglese ha avviato Project Nightingale, un progetto esclusivo che prevede la realizzazione di soli 100 esemplari di una nuova vettura elettrica a due posti, interamente costruita su misura per 100 collezionisti ultra-ricchi. Non si tratta di personalizzare modelli già esistenti, come fanno Ferrari o Bentley, ma di creare da zero auto uniche, con carrozzeria e interni completamente su misura, in un processo che durerà quattro anni e che è partito due anni fa.
La vettura, battezzata con il nome in codice Project Nightingale, è una torpedo lunga 5,76 metri dal design ispirato alle sperimentali “EX” degli anni Venti. Le consegne inizieranno nel 2028 e ogni esemplare sarà irripetibile. Il prezzo? Si parla di una forbice che va dai 4,5 milioni di sterline fino a cifre che potrebbero toccare i 25 milioni, simili a quelle delle recenti one-off come la Droptail. Chris Brownridge, amministratore delegato di Rolls-Royce Motor Cars, ha spiegato che l’obiettivo era realizzare qualcosa di “edonistico, straordinario, stravagante e naturalmente estremamente raro”. L’azienda ha iniziato a contattare i potenziali clienti già all’inizio del 2024 mostrando loro le prime immagini. La reazione di uno dei ricchi collezionisti del Medio Oriente è stata emblematica: davanti al design ha chiesto se poteva ordinarne due perché non riusciva a scegliere la combinazione di colori.
La risposta è stata un secco no: solo un esemplare per cliente. Mentre molti costruttori stanno rallentando o rimandando i piani sull’elettrico a causa della domanda ancora debole e del ridimensionamento degli incentivi, Rolls-Royce mantiene la rotta. Ha già sul mercato la Spectre elettrica dal 2023 e sottolinea che il silenzio del motore elettrico porta un livello di raffinatezza e serenità perfetto per una Rolls. Intanto continuerà a produrre anche auto a benzina oltre il 2030. Il progetto arriva in un momento in cui il lusso estremo della personalizzazione sta vivendo un boom. Ferrari e Bentley ne sanno qualcosa: i clienti più facoltosi sono disposti a spendere cifre folli pur di avere qualcosa di unico. Rolls-Royce però va oltre, creando vetture che nascono già come pezzi irripetibili pensati insieme al cliente fin dall’inizio.
I designer del marchio sono abituati a soddisfare richieste particolari (hanno persino realizzato una Spectre dedicata a un cane), ma con Project Nightingale alzano ulteriormente l’asticella. L’idea è offrire un’esperienza di puro lusso edonistico, lontana dalle logiche di produzione di massa. In sintesi, Rolls-Royce sta testando i limiti del mercato delle hyper-personalizzazioni con un’auto elettrica esclusiva, rarissima e costosissima. Un segnale che, almeno nel segmento ultra-lusso, la transizione verso l’elettrico può procedere su binari diversi rispetto al resto dell’industria automobilistica.


