L’organizzazione ambientalista Transport & Environment ha confrontato i prezzi dei biglietti aerei al 16 aprile con quelli immediatamente precedenti l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio
L’interruzione delle forniture globali di petrolio causata dalla guerra con l’Iran ha fatto aumentare di oltre 100 euro il prezzo dei voli a lungo raggio dall’Europa, un costo che probabilmente farà lievitare i prezzi dei biglietti. È quanto sostiene l’organizzazione ambientalista Transport & Environment (T&E).
L’aumento del prezzo del carburante per aerei ha incrementato il costo medio del carburante di 88 euro per passeggero sui voli a lungo raggio in partenza dall’Europa e di 29 euro sui voli all’interno dell’Europa, ha dichiarato T&E.
L’analisi di T&E ha confrontato i prezzi al 16 aprile con quelli immediatamente precedenti l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele e Iran, iniziata il 28 febbraio scorso. Nella sua analisi pubblicata oggi, l’associazione stima che il carburante per un volo da Barcellona a Berlino costerebbe 26 euro in più per passeggero, mentre un volo a lungo raggio da Parigi a New York costerebbe 129 euro in più di carburante.
PER I VIAGGI AEREI SI PROSPETTA UN’ESTATE DIFFICILE
Le compagnie aeree europee si stanno preparando per una primavera e un’estate difficili, con i prezzi del carburante per aerei che hanno superato i 100 dollari al barile dall’inizio della guerra con l’Iran e cresce la preoccupazione che la carenza di carburante possa portare alla cancellazione dei voli.
T&E ha calcolato il consumo medio di carburante su tutte le rotte aeree in partenza dall’Europa e lo ha diviso per il numero di passeggeri in partenza, per calcolare quanto l’impennata del prezzo del carburante avrebbe inciso sul costo per persona.
LE COMPAGNIE AEREE PRONTE A TRASFERIRE I COSTI SUI CLIENTI
I dirigenti di compagnie aeree come Lufthansa, Ryanair e Air France-KLM il mese scorso hanno detto che, se lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso a lungo, probabilmente avrebbero trasferito i maggiori costi del carburante sui consumatori.
T&E ha spiegato che i suoi calcoli dimostrano che i costi aggiuntivi derivanti dall’impennata del prezzo del carburante sono di gran lunga superiori ai costi che le compagnie aeree devono affrontare per conformarsi alle politiche UE sui cambiamenti climatici. “La crisi in Medio Oriente dimostra che la nostra vera vulnerabilità è un serbatoio pieno di petrolio straniero, non le leggi pensate per risolvere il problema”, ha affermato Diane Vitry, direttrice del settore aviazione di T&E.
I VETTORI CHIEDONO ALL’UE DI MODIFICARE LE POLITICHE CLIMATICHE
Le compagnie aeree hanno chiesto un ripensamento di alcune politiche climatiche UE, tra cui l’obbligo entro il 2030 di utilizzare carburante sintetico ecologico per aerei, oltre ad una revisione delle prossime norme sulla tariffazione del carbonio. Nell’ambito del suo pacchetto, l’UE si appresta a promuovere l’indipendenza energetica attraverso maggiori investimenti nel carburante ecologico per aerei.
BIROL (AIE): “LA GUERRA IN IRAN STA CAUSANDO LA PIÙ GRANDE CRISI ENERGETICA DELLA STORIA”
Nel frattempo, il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Fatih Birol, oggi ha dichiarato che il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele sta creando la peggiore crisi energetica mai affrontata dal mondo. “Questa è davvero la più grande crisi della storia. La crisi è già enorme, se si sommano gli effetti della crisi petrolifera e della crisi del gas con la Russia”, ha detto Birol.
La guerra in Medio Oriente ha bloccato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, che rappresenta un passaggio fondamentale per un quinto dei flussi globali di petrolio e GNL. A ciò si aggiungono gli effetti della guerra tra Russia e Ucraina, che aveva già interrotto le forniture di gas russo all’Europa.
Ad inizio aprile Birol aveva detto di ritenere che l’attuale situazione nei mercati energetici globali sia peggiore delle precedenti crisi del 1973, 1979 e 2022 messe insieme. A marzo l’AIE ha concordato di rilasciare una quantità record di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per contrastare l’aumento dei prezzi causato dal conflitto in Medio Oriente.


