Michael Flacks sbarca in Italia per sfidare il colosso Jindal. Tra bonifiche miliardarie e promesse di “acciaio green”, il futuro del polo siderurgico più grande d’Europa è appeso a un filo. Chi si aggiudicherà Taranto?
L’Ilva è in un “triangolo delle Bermude” tra la necessità di capitali stranieri, i vincoli dei giudici e gli impianti che sembrano cadere a pezzi. Tutti gli aggiornamenti.
ILVA A UN PASSO DALLA CESSIONE?
I commissari straordinari dell’Ilva sperano di chiudere le trattative con i due contendenti entro i prossimi mesi per garantire un futuro solido e sostenibile al più grande polo siderurgico d’Europa. Michael Flacks è sbarcato in Italia per convincere i protagonisti principali del dossier Ilva che il progetto del fondo americano sarebbe migliore dell’antagonista: il gruppo indiano Jindal. Il numero 1 del fondo ha ribadito la determinazione a rilanciare lo stabilimento di Taranto.
“Nonostante le turbolenze giudiziarie che continuano ad agitare il dossier dell’ex Ilva di Taranto, Flacks Group conferma la volontà di investire nello stabilimento. Gli ostacoli giudiziari non ci spaventano e non cambiano la nostra visione strategica”, ha sottolineato l’imprenditore americano.
Flacks Group ha presentato un piano di investimenti da circa 5 miliardi di euro. Nelle intenzioni del fondo il core business sarebbe la gestione delle “passività ambientali” (bonifiche), puntando a mantenere l’assetto integrato dello stabilimento (porto e logistica) ma con una forte spinta sull’efficientamento.
Jindal Steel & Power, invece, punta tutto sulla “acciaio green”. Il piano del gruppo indiano prevede una riconversione radicale del sito di Taranto entro il 2030, sostituendo progressivamente gli altiforni tradizionali con tecnologie a ridotto impatto di carbonio (forni elettrici e preridotto).
ILVA, UN GIORNO IMPORTANTE PER L’AIA
Domani sarà una giornata importante dal punto di vista giudiziario. Infatti, inizierà presso la Corte d’Appello di Milano l’esame dei ricorsi sull’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). La sentenza di primo grado del Tribunale di Milano ha ordinato lo spegnimento dell’area a caldo entro il 24 agosto 2026, a meno che non vengano apportate modifiche strutturali drastiche per tutelare la salute pubblica.
Secondo i giudici, infatti, l’Autorizzazione rilasciata dal ministero è carente dal punto di vista dei cronoprogrammi del controllo delle polveri sottili, la gestione dei wind days e l’intercettazione delle emissioni durante lo spostamento del coke.
LO STOP DEL SINDACO ALLA CENTRALE TERMOELETTRICA
Nei giorni scorsi una nuova tegola si è abbattuta sull’Ilva. Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha firmato un’ordinanza che impone lo stop entro 30 giorni alla centrale termoelettrica di AdI Energia. Una decisione legata alle problematiche per la salute dei cittadini. Infatti, secondo il sindaco la priorità non avrebbe effettuato gli interventi per ridurre i rischi legati a sostanze come arsenico e nichel. Se l’ordinanza non venisse impugnata con successo, il blocco della centrale porterebbe allo spegnimento forzato dell’intera “area a caldo”, cuore pulsante della produzione.
LE INFRASTRUTTURE SONO AL COLLASSO
Mentre la cessione è in stallo le infrastrutture dell’Ilva cadono a pezzi. Oggi un operaio di una ditta dell’indotto è rimasto ferito a una gamba mentre lavorava presso l’AFO 4 (Altoforno 4).
I sindacati denunciano la comparsa di voragini lungo i viali interni dello stabilimento, definendo la situazione “al collasso”. Le sigle sindacali chiedono un intervento immediato del Governo per garantire la sicurezza minima dei lavoratori. Sullo sfondo resta però il nodo occupazionale. Infatti, il 16 aprile si è tenuto l’ultimo incontro riguardante la proroga di 12 mesi della Cassa Integrazione (Cigs) per circa 4.450 lavoratori, ma non si è arrivati a un accordo soddisfacente per i sindacati. Fim, Fiom, Uilm continuano a chiedere garanzie di continuità e un intervento pubblico più deciso.
Intanto, il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha lanciato l’allarme: senza una scelta chiara della città di Taranto sulla sua vocazione industriale, si rischia un ridimensionamento irreversibile dell’industria siderurgica.


