Il gruppo registra ricavi per 1,1 miliardi nel Golfo e accelera sul progetto Mozambique Lng. Puliti avverte: “Monitoriamo lo Stretto di Hormuz, il periodo critico sarà tra fine giugno e luglio”.
Nonostante l’instabilità geopolitica che scuote il quadrante mediorientale, Saipem archivia un primo trimestre 2026 all’insegna della solidità operativa e finanziaria. Durante la conference call con gli analisti per la presentazione dei conti al 31 marzo, l’amministratore delegato Alessandro Puliti ha confermato l’intera guidance per l’anno in corso, forte di un portafoglio ordini che proprio nella regione del Golfo trova il suo baricentro. La resilienza del modello di business della società di ingegneria emerge dai numeri: il margine operativo lordo è balzato del 24% raggiungendo i 434 milioni di euro, un risultato figlio di un mix di progetti migliorato e di un utilizzo intensivo della flotta di costruzione.
RESILIENZA COMMERCIALE E IL PESO DEL MEDIO ORIENTE
La regione del Medio Oriente continua a giocare un ruolo di primo piano, rappresentando oggi il 34% dell’intero portafoglio ordini del gruppo. In quest’area, Saipem ha generato ricavi per 1,1 miliardi di euro nel solo primo trimestre. “Una grande parte del nostro portafoglio ordini da inizio anno proviene dal Medio Oriente, confermando la resilienza dell’attività commerciale nella regione”, ha spiegato Alessandro Puliti, ricordando come l’assegnazione da parte di Aramco di tre contratti Crpo, per un valore complessivo di 900 milioni di dollari, sia la prova tangibile di questo dinamismo. Secondo il CEO, l’attuale crisi non ha intaccato le performance, ma anzi potrebbe paradossalmente rafforzare l’outlook degli investimenti energetici globali nel medio termine.
IL RISCHIO HORMUZ E LE OPPORTUNITÀ NELLE RIPARAZIONI OFFSHORE
Se il presente è solido, Saipem guarda con estrema attenzione all’evoluzione logistica nello Stretto di Hormuz. Puliti ha tracciato una linea temporale precisa: gli effetti di una mancata riapertura dello stretto potrebbero manifestarsi tra la fine di maggio e giugno. Questo intervallo è considerato cruciale poiché per l’estate sono previste attività di manutenzione che richiedono l’importazione e l’esportazione di componenti fondamentali dalla regione del Golfo. Una chiusura prolungata, avverte il manager, potrebbe non solo rallentare i progetti globali, ma anche alimentare l’inflazione e perturbare la logistica mondiale.
Sul fronte operativo, però, si aprono nuovi spazi: Saipem si dice pronta a intervenire per riparare le infrastrutture energetiche offshore danneggiate dal conflitto. “Molte di queste installazioni sono state originariamente costruite da noi”, ha sottolineato Puliti, evidenziando un vantaggio competitivo unico nella conoscenza degli asset che permetterebbe di integrare le riparazioni nelle operazioni già in corso nell’area.
PROGRESSI IN MOZAMBICO E NUOVE COMMESSE INTERNAZIONALI
Oltre i confini del Medio Oriente, i grandi progetti internazionali avanzano a ritmo serrato. Nel cantiere di Mozambique Lng, Saipem ha intensificato i lavori di ingegneria civile e impiantistica. Attualmente sul posto operano circa 3.500 persone, ma la forza lavoro è destinata a salire a 4.000 unità in tempi brevi.
La pipeline commerciale resta “viva e dinamica” su scala globale: proprio ieri è stato firmato un nuovo contratto in Guyana, mentre diverse gare sono in fase di chiusura in Africa occidentale, Africa orientale ed Estremo Oriente. Il gruppo prevede che l’afflusso di ordini seguirà la traiettoria degli ultimi due anni, con un picco atteso nell’ultimo trimestre del 2026, in linea con i cicli di investimento dei grandi player del settore.


