Roma guida la corsa europea al riempimento con i depositi pieni al 46,5%, oltre quindici punti sopra la media UE. Il monitoraggio di ACER avverte però sui rischi geopolitici.
L’Italia si porta avanti e blinda le proprie riserve energetiche in vista del prossimo inverno. Secondo quanto comunicato da Snam e confermato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, le ultime aste di assegnazione hanno permesso di raggiungere il target del 90% di riempimento contrattuale. Ad oggi, il sistema nazionale ha già allocato 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità complessiva di poco superiore ai 19 miliardi. Una posizione di vantaggio che permette al Paese di guardare con relativa serenità a un mercato globale del gas che, secondo l’ultimo rapporto dell’agenzia ACER, resta estremamente vulnerabile agli shock geopolitici e alla competizione asiatica per i carichi di GNL.
L’ITALIA SI PORTA AVANTI NELLA CAMPAGNA DI INIEZIONE
Il risultato raggiunto dall’Italia è il frutto di una strategia combinata tra la disponibilità fisica di gas residuo a fine inverno e i quantitativi già contrattualizzati nelle ultime sessioni d’asta. Con la campagna di iniezione in pieno svolgimento, i depositi italiani ospitano già una quantità di combustibile pari al 46,5% della capacità totale.
Si tratta di un dato nettamente superiore alla media europea, che attualmente si attesta al 30,6% (includendo il dato italiano). Questo scarto posiziona l’Italia come uno dei Paesi più preparati per affrontare le incertezze dei prossimi mesi, garantendo una base solida prima che la domanda per il riscaldamento e la generazione elettrica torni a salire con l’abbassamento delle temperature.
PICHETTO FRATIN: UN VANTAGGIO STRATEGICO RISPETTO AI PARTNER UE
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha accolto con soddisfazione i dati di Snam, sottolineando come l’Italia si trovi in una situazione di “estrema sicurezza” rispetto ai propri vicini europei. “Per riempire sino al 90% già prenotato, il sistema italiano dovrà acquistare un quantitativo di gas pari a circa 9 miliardi di metri cubi, molto meno di altri grandi paesi europei che hanno livelli di riempimento degli stoccaggi inferiori ai nostri”, ha dichiarato il titolare del MASE.
Il Ministro ha poi precisato che, entro ottobre 2026, gli operatori seguiranno un piano di iniezione studiato per rispondere alle esigenze tecniche dei siti. Pichetto ha inoltre confermato che la situazione rimarrà sotto stretto monitoraggio, in linea con il piano “Accelerate EU” presentato il 22 aprile, con l’obiettivo di favorire il coordinamento tra gli Stati membri ed evitare che una concentrazione eccessiva di acquisti nello stesso periodo faccia impennare i prezzi.
IL MONITORAGGIO ACER: L’OMBRA DEL MEDIO ORIENTE SUI PREZZI DEL GAS
Se l’Italia sorride, il quadro europeo tracciato dall’ultimo Gas Monitoring Report di ACER invita alla massima prudenza. L’analisi evidenzia come l’Unione Europea rimanga strutturalmente vulnerabile, specialmente a causa dell’instabilità in Medio Oriente e della possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Un blocco prolungato delle rotte nel Golfo potrebbe tagliare fino al 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto (GNL).
Durante l’ultimo inverno, l’UE ha importato dal Qatar il 7% del suo GNL; se la produzione qatariota dovesse fermarsi fino a fine 2026, il mercato globale si troverebbe di fronte a un deficit di 26 miliardi di metri cubi, spingendo la domanda europea di GNL spot a livelli critici. Questa incertezza ha già portato i prezzi al Title Transfer Facility (TTF) a superare i 60 EUR/MWh, e gli analisti prevedono che la volatilità resterà elevata per tutto l’anno.
RIEMPIMENTI COSTOSI E CONCORRENZA GLOBALE PER IL GNL
L’Europa ha chiuso l’inverno 2025-2026 con gli stoccaggi sotto la soglia del 30%, il livello più basso degli ultimi nove anni, complice un inverno particolarmente rigido e il massiccio ricorso al gas per la produzione di elettricità. ACER avverte che, sebbene raggiungere l’80% di riempimento entro il prossimo inverno sia un obiettivo fattibile, farlo richiederà l’acquisto di forniture a prezzi “premium”.
La concorrenza con l’Asia per accaparrarsi i carichi flessibili di GNL è infatti agguerrita e rischia di far lievitare i costi durante l’estate. Al momento, l’Europa riesce a importare circa 11 miliardi di metri cubi di GNL al mese, ma per toccare la soglia di sicurezza del 90% in tutto il continente senza ulteriori scossoni sul portafoglio dei consumatori serviranno fonti di approvvigionamento aggiuntive.
L’ADDIO DEFINITIVO AL GAS RUSSO E LA DIPENDENZA DAGLI USA
Il rapporto certifica inoltre il completamento di una svolta storica: il perno energetico europeo si è definitivamente spostato da Est verso Ovest. A gennaio 2026, l’UE ha adottato un regolamento che introduce un divieto graduale e permanente sulle importazioni di gas russo, sia via tubo che GNL. I flussi da Mosca sono scesi a circa 240 TWh, pesando ormai solo per il 14% sulle importazioni totali.
Di contro, il GNL statunitense è diventato il pilastro della sicurezza europea, coprendo il 30% delle importazioni totali di gas e i due terzi di quelle di GNL. Questo cambiamento strutturale ha invertito la direzione dei gasdotti europei, che ora trasportano l’energia prevalentemente da Ovest verso Est, con spread di prezzo nell’Europa centrale che hanno superato di 2 EUR/MWh il benchmark del TTF olandese. In questo nuovo scenario, la resilienza del sistema dipenderà esclusivamente dalla capacità di gestire una filiera logistica globale sempre più complessa e costosa.


