I fondi per gli sconti sui carburanti si esauriscono prima del previsto e Bruxelles chiude la porta. Meloni è costretta a scegliere tra tre opzioni rischiose
I soldi per le emergenze sono finiti e l’Ue ha rinviato al mittente le proposte italiane contro il caro energia. Tuttavia, il ministro Giorgetti crede ancora nella possibilità di giungere a un compromesso con Bruxelles. Intanto, la premier Meloni si trova davanti a un trilemma: rispettare i vincoli di bilancio, sfidare l’Ue chiedendo uno scostamento per il nostro Paese, oppure tagliare nuovamente i fondi ai ministeri.
CARBURANTI, I FONDI PER GLI SCONTI SONO FINITI
Il decreto che finanziava lo sconto sulle accise dei carburanti è già in “riserva”. Nei piani del Governo sarebbe dovuto durare fino al 22 maggio. Tuttavia, i fondi basteranno appena fino al 10 maggio, secondo la Stampa. Per estendere gli sconti sui carburanti di undici giorni si raschierà il fondo del barile dei fondi pubblici usando l’extragettito Iva. Ma riguardo le mosse future per alleviare i rincari dei carburanti non c’è certezza.
La data cerchiata in rosso nel calendario è Il 31 maggio, quando scadrà il credito d’imposta per gli autotrasportatori. Se il primo giugno il governo non avrà trovato una soluzione per arginare il caro carburanti, la categoria ha già annunciato battaglia: blocchi stradali e paralisi del Paese.
CARBURANTI, IL TRILEMMA DI MELONI
Le casse statali al lumicino e le ferree regole del Patto di Stabilità legano le mani al Governo italiano di fronte alla crisi di Hormuz. Mentre Bruxelles fa melina, la premier Meloni si trova davanti a un dubbio amletico: rispettare le regole Ue rischiando di scatenare la rabbia sociale, oppure sfidare Bruxelles chiedendo deroghe al Patto di Stabilità per il nostro Paese.
La prima opzione è rispettare i patti con Bruxelles e lasciare che i prezzi alla pompa esplodano. L’alternativa è chiedere uno “scostamento di bilancio” (ovvero fare nuovo debito), sfidando i mercati e l’UE. Una soluzione che troverebbe persino il sostegno delle opposizioni, secondo La Stampa.
La terza via è la più rischiosa politicamente per il Governo: spostare fondi da un ministero all’altro, rischiando di scatenare una guerra civile interna alla stessa maggioranza. Una possibilità remota poiché difficilmente i parlamentari rischieranno di minare le fondamenta del Governo prima di fine settembre, quando scatterà il diritto al vitalizio.
IL DIFFICILE COMPITO DI GIORGETTI
In questo scenario, il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti è impegnato in un vero e proprio corpo a corpo diplomatico con Bruxelles. L’ultima risposta dell’Eurogruppo alle richieste italiane di maggiore flessibilità sul bilancio si potrebbero riassumere così: “Nessuna deroga alle regole Ue, arrangiatevi”.
Secondo la Stampa, tuttavia, il numero 1 del Mef è fiducioso che si giungerà a un compromesso con l’Ue per rendere più flessibili i vincoli del Patto di Stabilità.
Forzare la mano con Bruxelles sarebbe una mossa rischiosa per il nostro Paese, guardando alle fazioni europee. Infatti, l’Italia potrebbe contare sulla sponda della Spagna e dell’Austria, ma il blocco del Nord è numeroso e compatto. In particolare, Germania e Francia navigano in acque più tranquille grazie a un debito basso e al nucleare. Il nostro Paese, al contrario, deve ancora trovare la rotta per attraversare la tempesta di Hormuz con le casse vuote e il disinteresse di Bruxelles.


