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Sicurezza energetica trivellazioni UE

L’Europa riapre alle trivellazioni? Vertice a Cipro per rilanciare il gas nazionale e frenare i prezzi

I ministri dell’Energia dell’Unione Europea valutano il ritorno alle estrazioni per ridurre la dipendenza dal GNL e contrastare lo shock geopolitico. In Italia il Governo sblocca 34 nuove licenze e riduce i vincoli per i pozzi offshore.

L’Unione Europea si appresta a una svolta pragmatica nelle proprie politiche estrattive per rispondere a una crisi energetica che, a causa delle tensioni internazionali tra Stati Uniti e Iran, ha portato i prezzi del metano sul continente a livelli doppi rispetto a quelli di USA e Cina. Secondo un documento riservato visionato da Euronews, i ministri dell’Energia dei Ventisette si riuniranno il 13 maggio a Cipro per discutere ufficialmente del rilancio della produzione nazionale di gas naturale come meccanismo collettivo di stabilità.

Il momento, d’altronde, è cruciale: dopo aver ridotto la dipendenza dal gas russo dal 45% al 12%, l’Europa si scopre ora eccessivamente vulnerabile alla volatilità del mercato globale del Gas Naturale Liquefatto (GNL), con un aggravio stimato di 24 miliardi di euro nei costi di importazione. In questo scenario, Paesi come Italia, Grecia, Romania e Polonia sono stati indicati come i principali detentori di risorse non sfruttate capaci di garantire l’autonomia strategica del blocco.

IL CONTESTO GEOPOLITICO E LA VOLATILITÀ DEL MERCATO

Il documento che guiderà il vertice di Cipro pone una domanda fondamentale ai responsabili politici: come possono le risorse domestiche fungere da scudo contro gli shock finanziari esterni? Sebbene gli obiettivi climatici rimangano formalmente prioritari, la Commissione Energia riconosce che le rinnovabili non possono ancora soddisfare l’intera domanda nel breve termine. Andreas Guth, segretario generale di Eurogas, ha sottolineato a Euronews che l’autonomia strategica richiede un mix diversificato, inclusa la produzione nazionale.

Il documento, sottolinea Euronews, cita specificamente “il progetto rumeno Neptun Deep, i piani di esplorazione offshore della Grecia, gli sviluppi della Polonia nel Mar Baltico , le ambizioni dell’Italia nel Mediterraneo e la più ampia cooperazione nel Mare del Nord come esempi del potenziale interno di gas esistente del blocco. La Croazia ha recentemente annunciato un accordo, sostenuto dagli Stati Uniti, per espandere i gasdotti e le infrastrutture energetiche nei Balcani”.

Senza dimenticare le stime su Cipro che si ritiene detenga le maggiori riserve non sfruttate della regione, con valutazioni geologiche che indicano circa 324,1 miliardi di metri cubi di gas, una cifra pressoché equivalente al consumo medio annuo dell’UE.

LA STRATEGIA ITALIANA: 34 NUOVE LICENZE E CAMBIO DI ROTTA NORMATIVA

In questo scacchiere, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha recentemente approvato – a fine novembre dello scorso anno – 34 nuove licenze per la ricerca di idrocarburi, applicando la sentenza del Tar Lazio che ha annullato i vincoli del precedente Piano Pitesai. Le concessioni riguardano territori strategici come Basilicata, Lombardia ed Emilia-Romagna, oltre ad aree marine nell’Adriatico, nello Ionio e nel Canale di Sicilia.

Il segnale politico più forte è giunto con l’approvazione del decreto Ambiente 2024, che ha ridotto la distanza minima di protezione dalle coste per le trivellazioni, portandola da 12 a 9 miglia per i progetti di preminente interesse strategico. Questa mossa mira a riattivare una filiera che conta su player come Eni, Shell ed Energean, con quest’ultima pronta a triplicare la produzione nel giacimento Vega di fronte a Pozzallo e ad avviare nuovi pozzi.

IL BILANCIO ENERGETICO NAZIONALE TRA CONSUMI E POTENZIALE

I numeri della dipendenza italiana restano preoccupanti. Ogni anno l’Italia consuma circa 63 miliardi di metri cubi di gas, ma la produzione nazionale si attesta su una soglia marginale di appena 3 miliardi di m³. Gli esperti indicano che, se venissero sfruttati appieno i giacimenti esistenti e quelli appena autorizzati, la produzione interna potrebbe salire realisticamente a 10 miliardi di metri cubi, o addirittura a 20 miliardi nello scenario più ottimistico.

Un simile incremento non garantirebbe l’autosufficienza, ma permetterebbe di attutire sensibilmente gli aumenti in bolletta per imprese e famiglie. Parallelamente, sul fronte petrolifero, l’Italia consuma 50 milioni di tonnellate annue a fronte di una produzione di 4 milioni, che potrebbe però salire fino a 10 milioni grazie a realtà come la Val d’Agri, il giacimento su
terraferma più grande d’Europa.

IL CONFRONTO FISCALE E LA COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE

Un aspetto spesso trascurato è il vantaggio competitivo fiscale che l’Italia potrebbe offrire agli investitori rispetto ai vicini del Nord. Mentre la Norvegia applica un’aliquota del 78% sui profitti delle società concessionarie, il sistema italiano si ferma al 50%.

Tuttavia, questa convenienza economica si scontra storicamente con una burocrazia farraginosa e una forte opposizione sociale. Shell, che dieci anni fa aveva programmato investimenti per 2 miliardi di dollari, si era ritirata proprio a causa dell’incertezza normativa.

Il Governo potrebbe però utilizzare una “gas release”: concedere permessi accelerati in cambio di
un contingente di metano a prezzi calmierati per le industrie energivore, cercando di trasformare le risorse minerarie in un vantaggio diretto per il tessuto produttivo nazionale.

OPPOSIZIONI AMBIENTALISTE E SFIDE TECNICHE DELLA TRANSIZIONE

Il rilancio delle trivelle non avviene senza resistenze. Climate Action Network Europe ha esortato i ministri UE a concentrarsi su un obiettivo vincolante di riduzione della domanda di gas del 7% annuo, anziché su nuove estrazioni. Gli ambientalisti denunciano che investire nei fossili rallenta la transizione ecologica e contravviene agli accordi sul clima.

Di contro, la Commissione Europea fa notare che la piena integrazione di eolico e solare richiede ammodernamenti della rete per migliaia di miliardi di euro e tempi di realizzazione che non coincidono con l’urgenza dell’attuale shock energetico. In questa fase di transizione, il gas nazionale viene non come un’alternativa alle rinnovabili, ma come un “paracadute” indispensabile per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la sopravvivenza economica del continente durante il decennio di passaggio verso la neutralità climatica.

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