Ai Capri Talks il Ministro dell’Ambiente traccia la roadmap per la svolta nucleare: legge sul nucleare entro l’estate e i primi reattori entro il 2034. Accelera anche il GSE: sblocca i fondi per la diffusione delle CER sul territorio
I primi reattori nucleari italiani entreranno in funzione tra il 2033 e il 2034. Questa promessa arriva dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ospite d’onore del panel “(In)Sicurezza energetica” nel corso dell’ultima edizione dei Capri Talks, l’iniziativa curata da Spin Factor sull’isola campana.
Al dibattito, condotto dalla vice direttrice del TG2 Maria Antonietta Spadorcia, hanno preso parte Vinicio Vigilante, Amministratore Delegato del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), Pier Lorenzo Dell’Orco, Amministratore Delegato di Italgas Reti, Laura Bononcini, Responsabile relazioni istituzionali Sud Europa di Meta, Edoardo De Luca, Responsabile affari centrali di ENEL ed Andrea Porchera, Responsabile relazioni istituzionali di Renexia.
LA PROMESSA DI PICHETTO: I PRIMI REATTORI NUCLEARI NEL 2033-2034
Il ministro Pichetto Fratin ha offerto una roadmap normativa ed esecutiva disegno di legge delega sull’energia nucleare. “La prossima settimana la Commissione terminerà l’esame del disegno di legge per l’introduzione dell’energia nucleare, e tra il 26 e il 28 maggio ci dovrebbe essere la prima approvazione alla Camera – ha annunciato Pichetto Fratin -. Confido che a fine luglio ci sia l’approvazione definitiva della legge e mi impegno con il ministero a chiudere i decreti attuativi entro la fine dell’anno».
La strategia italiana si focalizzerà sul “nuovo nucleare”, radicalmente diverso dai vecchi e grandi impianti del passato: il piano prevede la dislocazione di 15-20 piccoli reattori modulari (SMR) nelle aree a maggior consumo (le più industrializzate). L’energia nucleare prodotta sarà capace di coprire circa il 20% del fabbisogno nazionale (50-70 miliardi di kilowattora). I primi moduli vedranno la luce tra il 2033 e il 2034. Il ministro si lancia anhe in un’altra previsione: “Avremo i primi reattori da fusione nel 2045”.
IL PRAGMATISMO SUL GAS E LA SFIDA DEI PREZZI
Nel corso del panel i relatori hanno potuto porre domande al ministro. L’Amministratore Delegato di Italgas Reti, Pier Lorenzo Dell’Orco — che ha ricordato la grande resilienza e l’eccellenza mondiale dell’infrastruttura del gas italiana nel superare crisi complesse come il fase out dal gas russo e le tensioni a Hormuz — ha rivendicato con il ministro Pichetto Fratin un approccio pragmatico alla transizione. “L’energia deve essere un vettore di unificazione in Europa, particolarmente tra Italia e Germania, con i quali direi che siamo simbiotici – ha risposto il ministro Fratin -. Il gas è un fossile ma tra tutti i fossili è meno inquinante. Quello che non voglio più vedere sono le centrali a carbone, e invece ce ne sono ancora due in Sardegna. L’altra sfida che dobbiamo vincere è quella del prezzo, o sei forte o l’energia ti costa il doppio”. La strategia della pragmaticità è già arrivata anche in Europa sebbene ciascun paese risenta della propria condizione. “I paesi del nord, avendo grande abbondanza di acqua e di vento nel mare del Nord trovano difficile pensare a problemi energetici. Ma bisogna avere consapevolezza dei problemi degli altri”, ha spiegato il ministro.
VIGILANTE (GSE): 800 MILIONI PER 30MILA COMUNITÀ ENERGETICHE
Il GSE è un attore centrale nella gestione della complessa macchina operativa della transizione presente, a partire dal PNRR. Il giudizio dell’implementazione delle misure del Pnrr relative al settore ambientale è “molto positivo” secondo Vinicio Vigilante, Amministratore Delegato del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) intervistato da Energia Oltre a margine dei Capri Talks. “Non parlo solo del Ministero dell’Ambiente ma anche di altri ministeri che hanno implementato misure relative alla transizione energetica. Penso al Ministero dell’agricoltura che ha introdotto i parchi agri solari che hanno avuto un grandissimo successo oppure la misura della transizione 5.0 che ha raccolto risultati molto buoni”, ha aggiunto.
IL BOOM DELLE CER
Il vero cambio di passo, tuttavia, si sta registrando sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Dopo una partenza rallentata, una serie di correttivi strategici mirati, come l’estensione dell’adesione alle CER anche ai Comuni fino a 50mila abitanti e la trasformazione dell’incentivo da prestito a sovvenzione a fondo perduto ha sbloccato il meccanismo, rendendolo fortemente attrattivo per il territorio. Il GSE ha intercettato un interesse massiccio, ricevendo ben 48mila progettualità. “Le stiamo esaminando e abbiamo l’ambizione di concludere tutte le istruttorie entro il 30 giugno 2026”, ha spiegato Vigilante, sottolineando che solo la scorsa settimana sono stati pubblicati 12mila atti di concessione. “Finanzieremo circa 30mila Comunità Energetiche Rinnovabili con 800 milioni di euro. L’auspicio è che se ne possano finanziare molte di più: il Ministero sta infatti cercando risorse aggiuntive per coprire anche le CER in eccesso rispetto al contingente attuale”.


