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Il gigante del gas Ras Laffan chiude i rubinetti per 3-5 anni. Ecco quanto ci costerà

Il prezzo del petrolio non è più il maggiore problema dell’Ue. Le bombe iraniane sul giacimento di gas di Ras Laffan fanno aumentare i prezzi spot e rischiano di far saltare i piani di Bruxelles e Roma. Ecco perché e quanto ci costerà

Il Gnl è la vera bomba a orologeria per l’energia europea. Gli attacchi missilistici iraniani contro il mega-complesso qatariota di gas di Ras Laffan rischia di mandare in pezzi la strategia energetica delineata dall’Unione Europea e dall’Italia dopo il divorzio forzato dalla Russia nel 2022. I prezzi spot sono già schizzati ai livelli della crisi del 2022.

PERCHE’ RAS LAFFAN SPOSTA L’AGO DELLA BILANCIA

Ras Laffan non è una semplice stazione di stoccaggio, ma una vera e propria cittadina industriale grande tre volte Parigi. Il giacimento nel deserto qatariota esporta un quinto del GNL globale. I molteplici attacchi iraniani che hanno colpito le infrastrutture di Ras Laffan hanno distrutto due delle 14 linee di liquefazione e un’unità gas to liquids. I raid hanno ridotto la capacità produttiva del sito del 17% e l’offerta globale di GNL del 3%. Su base annua è evaporato il 20% del gas naturale liquefatto globale. I problemi maggiori riguardano il medio-lungo periodo.

Prima del conflitto, le stime per il periodo 2026-2030 facevano sperare in un eccesso di offerta globale grazie ai nuovi impianti in costruzione. Ora l’International Energy Agency (IEA) ha già tagliato le stime globali del 15%. Le maggiori preoccupazioni riguardano le linee di liquefazione. Infatti, il processo per trasformare il gas naturale in GNL richiede trattamenti criogenici estremi a -162°C, gestiti da infrastrutture così complesse che non si riparano con un colpo di chiave inglese. QatarEnergy stima infatti che per rimettere in piedi il sito saranno necessari “dai tre ai cinque anni”. Inoltre, ricostruire Ras Laffan assorbirà le già scarse competenze ingegneristiche mondiali (in mano a pochissimi club esclusivi come Bechtel o Technip Energies), ritardando tutti i nuovi progetti del pianeta.

GAS, IL NUOVO SHOCK DEI PREZZI

Il GNL rappresenta oggi quasi la metà delle importazioni di gas europee (contro il 20% del 2021). Per questa ragione, i problemi al gigante del gas qatariota non lasciano dormire sonni tranquilli alle compagnie energetiche italiane ed europee. L’Ue dovrà fare i conti con l’impatto delle interruzioni del GNL per anni, con effetti a catena in diversi ambiti. I rischi principali riguardano l’aumento dei prezzi alle stelle, la sospensione dei contratti italiani e tedeschi. Per non parlare poi del rischio di finire sotto scacco degli Usa.

L’impatto nel Vecchio continente sarà duro e disomogeneo. Nell’immediato, le compagnie devono competere a colpi di rilanci miliardari con i colossi di Corea del Sud e Giappone per accaparrarsi i pochi carichi rimasti. Una corsa che ha contribuito a far aumentare i prezzi spot ai livelli della crisi energetica del 2022-2023.

EDISON CORRE AI RIPARI

Edison ha un accordo blindato di 25 anni con il Qatar per la fornitura di 6,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno, pari al 10% dell’intero fabbisogno di gas dell’Italia. Tuttavia, ad oggi l’azienda qatariota ha annullato la consegna di 12 carichi di GNL che il nostro Paese avrebbe dovuto ricevere tra aprile e i primi giorni di luglio, pari a circa 1,4 miliardi di metri cubi di gas naturale. Edison è già riuscita a ricomprare sul mercato l’equivalente di 8 dei carichi cancellati, assicurando circa 1 miliardo di metri cubi per mantenere in sicurezza la rete. Tuttavia, rischiamo di perdere circa 2,1 miliardi di metri cubi di gas quest’anno. Le possibili soluzioni per rimpiazzare il GNL mancante sono: comprare gas giorno per giorno sul mercato libero per continuare a rifornire i propri clienti, cercare di stringere nuovi accordi commerciali con i produttori americani, oppure aumentare le importazioni di gas via tubo dall’Algeria.

GAS, LE BOLLETE SALGONO?

In ogni caso, la competizione con i colossi mondiali per accaparrarsi il GNL sul mercato spot e dai giacimenti americani farà aumentare i prezzi finali. Il nuovo shock sul GNL rischia così di far lievitare le bollette e allargare il divario di costi energetici tra Italia e altri Paesi Ue. Settori chiave come la chimica, la produzione di acciaio e i fertilizzanti rischiano la desertificazione industriale, incapaci di reggere il passo dei rivali globali. Anche la Germania, sebbene non dipenda direttamente dal Qatar, trema per i prezzi. Infatti, il gas pesa per il 30% del mix energetico di Berlino. Se le quotazioni dovessero schizzare alle stelle, la manifattura tedesca rischia di finire in ginocchio.

IL REBUS GEOPOLITICO

La crisi del GNL qatariota potrebbe spingere Roma e Berlino a schierarsi a fianco della Slovacchia per chiedere un rinvio dello stop alle importazioni di gas russo. Una richiesta che troverebbe l’opposizione di Francia e Spagna, relativamente protette dai problemi di Ras Laffan grazie rispettivamente al nucleare e alle rinnovabili.

Dall’altro lato, la parziale chiusura dei rubinetti di GNL del Qatar potrebbe spingere l’Europa a legarsi ancora di più agli Usa. Washington fornisce già quasi il 60% del GNL europeo, aumentare questa percentuale in maniera sensibile potrebbe lasciare mano libera a Donald Trump per usare questa dipendenza totale per imporre dazi e pretendere pesanti concessioni politiche ed economiche dall’UE. Per non parlare poi del fatto che difficilmente risolverebbe il problema dei prezzi alle stelle, considerando che i dazi USA sull’acciaio al nichel (fondamentale per le tecnologie criogeniche) stanno già facendo lievitare i costi dei loro impianti.

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