Il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, in un’intervista a La Stampa, ha spiegato che, in Italia, la crisi legata al blocco dello Stretto di Hormuz “porterà delle difficoltà, ma nessuna catastrofe”
A causa del blocco di Hormuz, le prospettive di crescita per l’Italia sono dimezzate. Ciononostante, il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, intervistato da La Stampa a margine del tavolo “Grandi aziende” della Confindustria di Cuneo, non vede il rischio di una recessione.
“Il nostro Paese – spiega – ha reagito molto bene a due ondate di crisi successive: la pandemia Covid e la guerra russo-ucraina. Questa è la terza, caratterizzata da un livello di incertezza che condiziona investimenti e filiere. Porterà delle difficoltà, ma nessuna catastrofe”.
Gros-Pietro sostiene che “si è interrotto un flusso di forniture – petrolio, gas, materie prime industriali e agricole – che fino a un anno fa nessuno avrebbe mai pensato potesse venire a meno e, ragionando sui prossimi mesi, “i prezzi aumenteranno, la proiezione sull’inflazione è in media del 3,5%. La componente di domanda su cui lo shock geopolitico impatterà maggiormente sono i consumi, e probabilmente ci saranno aumenti di tassi da parte della Banca Centrale Europea”.
L’ITALIA È TRA I PAESI PIÙ ESPOSTI ALLA CRISI
“L’Italia, dal punto vista economico, è tra i Paesi europei più esposti, vista l’alta dipendenza dall’energia importata. Per il 2026 gli economisti di Intesa Sanpaolo hanno dimezzato la stima della crescita del PIL, da +0,8 a +0,4 per cento. Nonostante la cautela, però, l’indicatore resta positivo. Siamo convinti che sapremo reagire. E l’impatto sugli investimenti delle imprese sarà più contenuto: saliranno dell’1,6%, anche se in rallentamento rispetto al 2025”.
IL RAPPORTO TRA LAVORO E BASSA CRESCITA DEMOGRAFICA IN ITALIA
Per Gros-Pietro, “c’è un elemento fondamentale sul quale dobbiamo agire: il valore creato per ogni ora di lavoro. Su questa variabile, in Italia, la performance dall’inizio del secolo non è stata soddisfacente, non abbiamo fatto bene come altri Paesi. E questa è una delle cause della bassa crescita demografica.
I nostri giovani non hanno prospettive di una buona retribuzione, di una carriera sicura e di un futuro soddisfacente. Di qui la ridotta disponibilità a formare una famiglia e ad avere dei figli. Quando questi bambini nascono, li facciamo crescere e li portiamo fino all’università, poi vanno a lavorare in altri Paesi con retribuzioni migliori, una prospettiva che indebolisce, e di molto, l’Italia”.
CREARE DELLE OPPORTUNITÀ LAVORATIVE COMPETITIVE
Per il presidente di Intesa Sanpaolo, “dobbiamo fare in modo che le opportunità lavorative siano competitive, non solo come remunerazione mensile, ma come prospettiva. Per Intesa Sanpaolo tutto ciò vuol dire investire in grande scala nel digitale e nell’intelligenza artificiale. Abbiamo, in campo tecnologico, una strategia molto solida ed è nostro dovere offrirla ai giovani, aprire loro nuove strade di buona occupazione. La nostra attenzione verso i clienti è pari a quella per le persone che lavorano in Intesa Sanpaolo, soprattutto le più giovani”.


