Nei Paesi OCSE la domanda di elettricità cresce ancora, ma carbone e metano arretrano. Eolico e solare corrono, mentre il nucleare entra in crisi tra Corea del Sud e Belgio. I dati dell’AIE
La fame di elettricità dei paesi più sviluppati al mondo è cresciuta fino a 920,8 TWh, ma la generazione da fonti fossili è calata del 4,7%. Al contrario, le rinnovabili hanno guadagnato terreno. È quanto emerge dai dati ufficiali dell’International Energy Agency (IEA) relativi a febbraio 2026.
AIE, I FOSSILI CALANO
A febbraio la produzione di elettricità ha toccato quota 920,8 TWh, +0,8% rispetto a febbraio dello scorso anno. La vera notizia è da dove arriva quest’energia. Infatti, in un solo anno, la generazione elettrica da fossili è calata del 4,7%. Il carbone sta letteralmente sparendo dalle centrali dell’Occidente: -8,3% in un anno (pari a ben 13,1 TWh evaporati nel nulla), sia in America (-11,5%) sia in Europa (-13,6%).
Il gas, in particolare, ha visto un taglio di 8,8 TWh (-3,3%). L’Europa ha ridotto del 13,6% l’uso del metano per produrre elettricità. Complessivamente, il fossile resiste ancora al 45,4% della produzione totale dell’area OCSE, ma le rinnovabili (37,8%) e il nucleare (15,7%) insieme controllano ormai più della metà dell’energia totale (53,5%).
ELETTRICITA’, AIE: LE RINNOVABILI ACCELERANO
Al contrario, le rinnovabili hanno registrato un balzo del 10,1% (+31,8 TWh) in soli dodici mesi, arrivando a coprire quasi il 38% del mix elettrico dei paesi industrializzati. A fare la parte del leone è l’eolico, che ha visto un aumento del 18,8% a livello globale, portando la sua quota al 12,7% del totale. In particolare, nel Vecchio Continente la produzione dell’energia del vento è aumentata del 36,9%. La classifica dei Paesi che stanno cavalcando maggiormente l’onda dell’eolico sono Germania (+5,3 TWh di energia prodotta dal vento in un solo mese), Spagna: (2,6 TWh) e Francia (2,6 TWh). Non è da meno il fotovoltaico, che è cresciuto dell’11,9% su base annua.
IL GIALLO DEL NUCLEARE
In questo scenario di guerra energetica, c’è un dato che sta sollevando grandi interrogativi tra gli esperti: il nucleare è sceso del 3,4%. Cosa c’è dietro questo calo? Il primo “responsabile” è la Corea del Sud, che ha registrato un crollo verticale del 25,6% (-3,9 TWh), legato a una massiccia ondata di manutenzioni pianificate e stop tecnici dei reattori di ultima generazione. Il secondo è il Belgio, dove la generazione da atomo è stata quasi dimezzata (-44,1%) a causa del piano di shutdown progressivo dei suoi storici reattori e dei prolungati stop per la sicurezza.


