Il settore sta vivendo una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del PNRR, per una potenza installabile prossima ai 2 GW
Nei giorni scorsi la Regione Campania ha approvato la versione 4.1 delle Linee tecnico-agronomiche (LiTAR) per gli impianti agrivoltaici, aggiornando le regole precedenti del luglio 2024. La novità più rilevante riguarda la tutela della produzione agricola, con i proponenti che ora dovranno presentare una dichiarazione asseverata, ai sensi del Decreto Legislativo n. 190/2024, che attesti il mantenimento di almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV) aziendale, soglia più alta rispetto alla precedente verifica basata sulla sola Produzione Standard.
Più attente anche le verifiche in esercizio: le rese del campo agrivoltaico non potranno scendere sotto l’80% della media statistica triennale del comprensorio (prima era il 70%).
L’AGRIVOLTAICO IN ITALIA
A detta di molti, l’agrivoltaico è una leva di sviluppo per rafforzare la decarbonizzazione e l’autonomia energetica del Paese, offrendo al tempo stesso nuove prospettive al settore primario, diversificando le entrate economiche delle imprese agricole.
Eppure, nonostante il forte interesse del mercato e le prospettive di crescita, il rischio di un rallentamento è concreto: ritardi normativi, complessità autorizzative, contestazioni nei territori e l’assenza di una visione politica chiara continuano a pesare su uno dei comparti più promettenti della transizione ecologica.
Un fattore che è emerso anche nel dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente, presentato a inizio maggio a Roma all’interno del II Forum nazionale sull’agrivoltaico, che ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, imprese, mondo scientifico e agricolo.
In Italia il settore sta vivendo una fase di forte espansione progettuale, con migliaia di proposte presentate e oltre 700 progetti selezionati nell’ambito del PNRR, per una potenza installabile prossima ai 2 GW. L’obiettivo è sostenere la realizzazione di 1,04 GW entro il 30 giugno 2026.
Gli investimenti risultano in crescita: nel 2024 hanno superato i 17 miliardi di euro. Un’accelerazione che conferma il ruolo strategico dell’agrivoltaico ma che, senza un quadro normativo stabile, rischia di restare incompiuta.
I BENEFICI DEL’AGRIVOLTAICO
L’agrivoltaico consente di produrre energia pulita senza sottrarre suolo all’agricoltura, integrando le fonti di reddito e rafforzando la resilienza delle aziende agricole. Può contribuire a ridurre il fabbisogno idrico, mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e introdurre tecnologie avanzate in campo, con una conseguente riduzione degli impatti ambientali delle colture.
Le prime evidenze scientifiche, in condizioni sperimentali, indicano degli incrementi produttivi per alcune colture e una riduzione significativa dei consumi idrici grazie all’effetto di ombreggiamento dei pannelli. L’agrivoltaico può favorire anche la creazione di aree a maggiore biodiversità, migliorare l’integrazione paesaggistica e offrire nuove opportunità alle aree interne, contribuendo a contrastare l’abbandono dei terreni agricoli.
I DATI DELL’AGRIVOLTAICO NELLE REGIONI ITALIANE
Secondo i dati di settore, nei primi nove mesi del 2025 sono stati sviluppati circa 11,5 GW di nuovi progetti agrivoltaici, segnale di un forte interesse degli operatori energetici e agricoli. La Sicilia è una delle regioni più attive. A marzo 2026 sono state introdotte nuove linee guida tecnico-agronomiche regionali che definiscono criteri più precisi per autorizzazioni, monitoraggio delle colture e compatibilità agricola degli impianti. Le nuove regole mirano a favorire investimenti mantenendo la produttività agricola dei terreni interessati.
La regione continua inoltre ad essere una delle principali destinazioni dei grandi investimenti agrivoltaici grazie all’elevata irradiazione solare e alla disponibilità di superfici agricole. In Puglia e Basilicata prosegue il consolidamento di un polo agrivoltaico nazionale. Negli ultimi anni numerosi impianti hanno ottenuto autorizzazioni ambientali e il territorio continua a rappresentare una quota rilevante dei nuovi progetti in sviluppo. Le regioni meridionali beneficiano sia delle condizioni climatiche favorevoli sia delle misure di semplificazione introdotte per accelerare le autorizzazioni.
In Lombardia il tema principale resta quello autorizzativo e della compatibilità con l’uso agricolo del suolo. Una recente sentenza del TAR Brescia ha chiarito alcuni aspetti relativi alla disponibilità delle aree necessarie per avviare i procedimenti autorizzativi degli impianti agrivoltaici, contribuendo a definire il quadro giuridico per nuovi investimenti.
Le regioni sono impegnate nell’attuazione delle nuove norme sulle “aree idonee” per gli impianti rinnovabili. La Legge 4/2026 e i successivi provvedimenti hanno ampliato le aree potenzialmente utilizzabili, introdotto limiti percentuali per la superficie agricola utilizzabile (SAU) e imposto controlli per garantire che l’attività agricola continui effettivamente dopo l’installazione degli impianti. Questo processo interessa direttamente Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e tutte le altre regioni chiamate a individuare ulteriori aree idonee sul proprio territorio.


