In un’intervista pubblicata da La Stampa, la vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera affronta ETS, innovazione, politica industriale e concorrenza globale
L’Italia resta troppo dipendente dal gas e deve accelerare sulla transizione energetica: è questo il messaggio lanciato da Teresa Ribera durante la sua visita a Torino, dove ha ricevuto dalle mani del rettore del Politecnico di Torino, Stefano Corgnati, il PoliTo Foresight and Innovation International Award. Nell’intervista pubblicata da La Stampa e firmata da Sara Tirrito, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea e delegata alla Concorrenza ha sottolineato come le energie rinnovabili rappresentino oggi una necessità economica e industriale oltre che ambientale. Nel giorno in cui era in corso l’Eurogruppo e la Banca Centrale Europea ha annunciato un rialzo dei tassi di interesse, la vicepresidente della Commissione europea ha rivolto un appello agli Stati membri.
«Dobbiamo essere coerenti e uniti – dice -. Le rinnovabili sono una necessità per la nostra industria e per i mercati». Sul tema della flessibilità concessa dall’Unione europea per sostenere gli investimenti nella transizione energetica, Teresa Ribera ha ribadito che le risorse devono essere indirizzate verso elettrificazione, veicoli elettrici, pompe di calore, isolamento degli edifici e modernizzazione delle reti energetiche. «Abbiamo accettato regole più flessibili sul debito per consentire di investire nella transizione, allontanandosi dalle fonti fossili per un’energia pulita prodotta in casa». L’orientamento è coerente con gli obiettivi del Green Deal europeo, la strategia dell’Unione europea che punta alla neutralità climatica entro il 2050.
IL NODO DELLA DIPENDENZA DAL GAS
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il differenziale dei prezzi dell’energia tra Italia e altri Paesi europei. Secondo Teresa Ribera, il principale fattore che incide sui costi dell’elettricità è il peso del gas nella formazione del prezzo finale. La vicepresidente della Commissione europea osserva che nei Paesi scandinavi, nella penisola iberica e in Francia il prezzo dell’energia elettrica è meno condizionato dal gas rispetto all’Italia.
«In Spagna circa per il 15% delle ore è il gas a fissare il prezzo, e vorremmo scendere ancora. In Italia è più dell’80% delle ore. Ed è questo che fa la differenza». Per Teresa Ribera la riduzione di questa dipendenza rappresenta un elemento centrale non soltanto per contenere i costi energetici, ma anche per rafforzare autonomia strategica e resilienza economica.
MERCATI DEI CAPITALI, INDUSTRIA E COMPETITIVITÀ EUROPEA
Per Teresa Ribera, uno dei principali limiti alla competitività dell’Unione europea è la frammentazione dei mercati finanziari: l’Europa continua a operare attraverso 27 mercati finanziari distinti, una situazione che rende più difficile per le imprese reperire i capitali necessari per crescere e svilupparsi. Molte aziende europee innovative, una volta raggiunta una certa dimensione, incontrano ostacoli nell’accesso ai finanziamenti e finiscono per essere acquisite da operatori stranieri. Per questo è necessario accelerare il progetto dell’Unione dei mercati dei capitali e di rimuovere le barriere che ancora esistono in settori come telecomunicazioni e trasporti: «Dobbiamo creare le condizioni perché i nostri sviluppatori abbiano la possibilità di crescere e restare in Europa».
L’Europa deve rafforzare le proprie filiere strategiche, in particolare nei settori della mobilità elettrica, dell’idrogeno e delle tecnologie per la transizione energetica, evitando al tempo stesso distorsioni della concorrenza causate dai sussidi pubblici concessi da Paesi terzi. In questo contesto, la vicepresidente della Commissione europea richiama il tema della sovraccapacità produttiva della Cina, sostenendo la necessità di garantire condizioni di reciprocità negli scambi commerciali e di tutelare la capacità produttiva europea: «Non possiamo assorbire una sovraccapacità così grande importata in Europa senza danneggiare la nostra situazione industriale».
ETS E DECARBONIZZAZIONE DELL’ECONOMIA
Tra i dossier aperti a Bruxelles c’è anche il futuro dell’EU ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione entrato in vigore nel 2005 e considerato uno dei pilastri delle politiche climatiche dell’Unione europea. Nell’intervista Ribera conferma che la revisione dello strumento è già prevista dal quadro normativo europeo e che la Commissione europea presenterà una proposta entro la fine di luglio, in vista del riesame programmato per il 2026.
Contestualmente, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea difende il ruolo svolto dall’ETS negli ultimi vent’anni nel guidare gli investimenti verso tecnologie a basse emissioni e nel fornire un segnale chiaro ai mercati: «Abbiamo sentito voci contrarie al mantenimento dell’Ets, e penso che sia un grosso errore. Il sistema ha contribuito a sostenere l’innovazione industriale mantenendo un approccio neutrale dal punto di vista tecnologico e favorendo la modernizzazione delle imprese europee. Per questo, avverte, eventuali interventi di revisione non dovranno comprometterne l’efficacia: «Non possiamo uccidere i pionieri».
Nel ragionamento della Commissione europea, l’ETS resta strettamente collegato al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo che applica un costo del carbonio ad alcune importazioni provenienti da Paesi terzi. L’obiettivo è evitare squilibri competitivi e garantire che le imprese che operano nel mercato unico europeo siano soggette a regole comparabili sul fronte delle emissioni.


