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Ucraina Zelensky

Attacchi droni a Mosca: colpita raffineria, voli sospesi e allarme per il rincaro dei carburanti

L’evacuazione degli aeroporti e il blocco del traffico paralizzano la capitale, mentre la Russia affronta carenze energetiche impreviste che costringono il Cremlino a pianificare importazioni via mare

La capitale russa è stata teatro di una pesante offensiva condotta tramite droni ucraini, che ha colpito direttamente una raffineria di petrolio situata nel perimetro urbano. L’attacco ha innescato una spirale di disagi logistici senza precedenti per la metropoli, portando alla sospensione totale dei voli in tutti gli scali aeroportuali cittadini, all’evacuazione dell’aeroporto internazionale di Sheremetyevo e al blocco della viabilità sull’arteria stradale che circonda Mosca.
La notizia, riportata dall’agenzia Reuters , evidenzia una vulnerabilità crescente della capitale russa, con pesanti ripercussioni che si estendono dalla sicurezza pubblica fino alla tenuta economica del settore energetico nazionale.

AEROPORTI EVACUATI, TRAFFICO IN TILT

Sebbene Mosca sia stata periodicamente bersaglio di incursioni aeree sin dal maggio 2023 – quando due droni riuscirono a raggiungere il Cremlino senza tuttavia provocare danni significativi – gli attacchi avvenuti in precedenza non avevano mai intaccato in modo così profondo la quotidianità dei suoi 13 milioni di abitanti.

La giornata di giovedì ha però segnato una brusca inversione di tendenza. Oltre allo stop forzato delle operazioni di decollo e atterraggio, l’evacuazione di Sheremetyevo, lo scalo più trafficato dell’intero Paese, ha rappresentato il culmine di una mattinata di caos. Il traffico automobilistico è rimasto paralizzato sull’autostrada orbitale nei pressi dell’impianto petrolifero colpito, rendendo visibile a tutta la popolazione l’impatto del conflitto in corso.

LA PIOGGIA OLEOSA

Il clima di tensione è stato alimentato dalle segnalazioni apparse nelle chat online e sui canali social. Molti residenti hanno manifestato il proprio disappunto per la totale assenza di segnali d’allarme, lamentando che nessuna sirena è entrata in funzione per avvertire del pericolo imminente.
Un canale televisivo locale ha inoltre raccolto le testimonianze degli abitanti delle zone periferiche, i quali hanno descritto un fenomeno inquietante: un improvviso scroscio di pioggia che ha lasciato aloni e macchie d’olio su davanzali e carrozzerie delle auto. Queste tracce tangibili della combustione hanno portato il conflitto direttamente sotto le finestre dei moscoviti, rendendo la percezione del rischio molto più concreta rispetto al passato.

L’IMPATTO SUI MERCATI ENERGETICI E I PREZZI

Le conseguenze degli attacchi non sono soltanto psicologiche o logistiche, ma colpiscono il cuore pulsante dell’economia russa. Nelle ultime settimane sono state segnalate carenze di benzina in diverse aree del Paese, un paradosso per la Russia che è il terzo produttore mondiale di greggio e uno dei principali esportatori globali di carburanti.
Secondo fonti del settore interpellate da Reuters, Mosca si starebbe preparando a importare carburante via mare già nel corso di questo mese per sopperire ai deficit interni. Sebbene le autorità cittadine abbiano definito “normale” la situazione dei rifornimenti nella capitale, l’autorità federale antitrust ha acceso un faro su un importante rivenditore, chiedendo spiegazioni ufficiali per un aumento del 19% dei prezzi della benzina più richiesta, registrato proprio la scorsa settimana.

LA REAZIONE DI MOSCA

Per Kiev, l’efficacia di queste operazioni risiede in gran parte nel loro valore simbolico e comunicativo. Le immagini degli incendi che divampano nel cuore della potenza russa e la distruzione delle infrastrutture critiche si diffondono istantaneamente sul web, spesso accompagnate da commenti ironici rivolti alle autorità di Mosca.

Questa esposizione mediatica ha suscitato reazioni durissime all’interno della Russia. Andrei Medvedev, noto conduttore televisivo e blogger filogovernativo, ha invocato il carcere per chiunque diffonda tali filmati. Attraverso il suo canale Telegram, Medvedev ha scritto: *”Qualche giorno fa, alcuni idioti hanno filmato e pubblicato il video, e il nemico lo ha guardato, valutato e ha pianificato il prossimo attacco. Quindi, chi ha pubblicato il video sta commettendo puro tradimento”*. Le sue parole riflettono il tentativo del Cremlino di stringere le maglie del controllo sull’informazione per arginare i contraccolpi d’immagine derivanti dalla vulnerabilità delle proprie infrastrutture strategiche.

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