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Oil&Gas

Le grandi major petrolifere stanno tornando in Libia

La Libia è ancora uno Stato diviso, con governi rivali che attualmente intrattengono alleanze reciprocamente vantaggiose, arricchendo entrambe le parti con attività illecite per mantenere la pace

La Libia è tornata nel mirino delle più grandi compagnie petrolifere mondiali e Washington sta cercando di trasformare una fragile distensione militare in una nuova fonte di approvvigionamento di greggio.

La National Oil Corporation libica ha formalmente firmato accordi di esplorazione e condivisione della produzione, relativi alla gara d’appalto del 2025, con società internazionali tra cui Repsol, Turkish Petroleum, Eni, Qatar Energy e MOL, segnando la prima importante operazione di concessione di licenze in 17 anni.

LA PRODUZIONE PETROLIFERA DELLA LIBIA È AUMENTATA

Nel frattempo, come riporta Oilprice, la produzione libica è salita a circa 1,4 milioni di barili al giorno, il livello più alto da oltre un decennio, con l’obiettivo di raggiungere 1,6 milioni di barili al giorno entro la fine dell’anno e 2 milioni di barili al giorno in futuro.

Ora che la questione iraniana è definitivamente chiusa, dal punto di vista di Trump, c’è tempo per la Libia, che detiene le maggiori riserve petrolifere accertate dell’Africa, greggio leggero e dolce vicino ai mercati europei e terminali di esportazione già collegati alle rotte del Mediterraneo.

Il suo greggio ha acquisito maggiore valore a causa delle turbolenze nel Golfo, che hanno costretto le raffinerie a cercare fonti di approvvigionamento alternative. La Nigeria ha importato greggio libico per la prima volta a maggio, l’Egitto ha ripreso gli acquisti di greggio libico per la prima volta dal 2019 e la Tunisia ha intensificato gli acquisti.

LA SITUAZIONE POLITICA COMPLICA IL COMMERCIO DEL PETROLIO

L’Italia resta la principale destinazione, seguita da Grecia, Spagna e Turchia. Tutti sperano che la situazione di fragilità politica in Libia si risolva. Ci troviamo ancora di fronte a uno Stato diviso, con governi rivali che attualmente intrattengono alleanze reciprocamente vantaggiose, arricchendo entrambe le parti con attività illecite per mantenere la pace.

La produzione è stata ripetutamente interrotta dalle fazioni che utilizzano il greggio come strumento di pressione. Una disputa con la banca centrale lo scorso anno ha drasticamente ridotto la produzione, mentre i recenti scontri a Zawiya hanno costretto alla chiusura della più grande raffineria del Paese.

Anche quando le esportazioni aumentano, il denaro non arriva automaticamente allo Stato. La Libia ha generato quasi 4 miliardi di dollari di entrate petrolifere a maggio, ma i costi di importazione del carburante, le detrazioni per i pagamenti, le strozzature della banca centrale e le deviazioni illecite hanno rallentato la conversione dei proventi petroliferi in potere finanziario.

LE MAJOR TORNANO IN LIBIA PER RIATTIVARE I GIACIMENTI MATURI

Washington sostiene la cooperazione militare tra le fazioni orientali e occidentali della Libia, incluse esercitazioni congiunte sotto la supervisione degli Stati Uniti vicino a Sirte, la porta d’accesso al corridoio petrolifero più importante della Libia.

Le major occidentali stanno tornando per riattivare i giacimenti maturi, aprire nuove aree e stabilizzare i flussi di esportazione. ConocoPhillips, Chevron ed ExxonMobil stanno già rientrando, mentre Eni, Qatar Energy, Repsol e altre stanno espandendo le proprie posizioni attraverso la nuova gara d’appalto.

La situazione è sufficientemente stabile da permettere alle supermajor di ripartire a pieno ritmo? Per ora sì: ad aprile i centri di potere rivali hanno trovato un accordo praticabile per approvare il primo quadro di bilancio unificato della Libia in oltre un decennio. L’accordo ha creato un meccanismo che consente a entrambe le parti di beneficiare delle stesse entrate petrolifere, senza scatenare un’altra guerra civile.

L’ACCORDO FRA IL GOVERNO DI TRIPOLI E HAFTAR

Nel 2024 una disputa sul controllo della Banca Centrale Libica, dove confluiscono le entrate petrolifere, ha innescato interruzioni della produzione che hanno sottratto centinaia di migliaia di barili al giorno dal mercato. Il nuovo quadro di bilancio conferisce a entrambe le fazioni un interesse finanziario nel mantenere la produzione a regime. Per il momento, quindi, la cooperazione continua offre maggiori vantaggi rispetto a un altro costoso scontro.

Gli investitori locali contano sul fatto che questo accordo durerà a lungo, perché è nell’interesse finanziario sia di Dbeibah che di Haftar. Tripoli conserva il riconoscimento internazionale e il controllo formale delle istituzioni statali, mentre Haftar continua a consolidare la propria autorità nella Libia orientale e meridionale.

Finché le entrate petrolifere continueranno ad arrivare e la spesa proseguirà, nessuna delle due parti avrà un forte incentivo a creare disordini. Non si tratta di un’unificazione, ma di una coesistenza. Per Haftar, l’accordo è particolarmente vantaggioso: non ha bisogno di conquistare Tripoli oggi. Dall’accordo di aprile, la Libia orientale è diventata sede di uno dei più grandi programmi di costruzione statali del Paese. Il Fondo per lo Sviluppo e la Ricostruzione della Libia, controllato da Haftar, avrebbe ricevuto un finanziamento iniziale di 10 miliardi di dinari e mobilitato circa 2,7 miliardi di dollari per progetti a Bengasi, Derna e in altre città orientali.

LE AZIENDE STRANIERE SI AGGIUDICANO CONTRATTI PER DIVERSE INFRASTRUTTURE IN LIBIA

Oltre 20 aziende straniere provenienti da Egitto, Turchia, Italia, Francia, Emirati Arabi Uniti e Russia si sono aggiudicate contratti per la costruzione di autostrade, ponti, complessi residenziali e infrastrutture pubbliche. Tutto ciò ha un valore di gran lunga superiore a quello di un’altra campagna militare.

Le entrate petrolifere continuano a fluire attraverso il sistema nazionale, mentre miliardi di dollari vengono dirottati verso progetti controllati da istituzioni dominate dalla sua famiglia. Il figlio di Haftar, Belqasem, sovrintende al fondo per la ricostruzione, e suo figlio, Saddam continua a consolidare il potere militare.

Da parte delle principali compagnie petrolifere internazionali, si tratta di una strategia pragmatica, che per ora reggerà. E, più a lungo reggerà, più tempo avrà Haftar per trasformare l’est in uno stato parallelo con un proprio esercito, reti di bilancio, mecenati stranieri e un’economia di ricostruzione.

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