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Germania

Germania: da crateri di carbone a paradiso green, in Lusazia nasce il più grande distretto lacustre d’Europa

Il 29 giugno una kermesse con 10.000 nuotatori inaugurerà la storica riconversione ambientale dell’ex bacino minerario della DDR. Tra resort di lusso e complesse sfide ecologiche per il risanamento delle acque, il progetto tedesco indica una nuova via per la transizione e il dopo-carbone.

Gli occhi sognanti di Gerold Schellstede sarebbero gonfi di lucciconi a guardare i diecimila nuotatori sbracciarsi lungo i canali che collegano la catena dei cinque laghi artificiali, sorti nei crateri delle ex miniere di lignite della Lusazia. Il 29 giugno una grande kermesse inaugurerà il più grande esperimento di transizione energetica e ambientale realizzato negli ultimi decenni in Germania. Ma il vecchio Gerold, l’imprenditore visionario venuto dall’Ovest che aveva scommesso sul riscatto turistico di questa ex zona mineraria quando nessuno ci credeva, non ci sarà.

È morto la notte di San Silvestro del 2020, all’età di 81 anni, suscitando commozione in tutta la regione che lo aveva adottato come uno del luogo. Davanti al suo Seehotel (Hotel del lago), un vecchio dormitorio per minatori del 1926 trasformato in albergo sulle sponde del Großräschen, il lago che allora ancora non c’era, quasi vent’anni fa ci aveva sussurrato: “Vivrò ancora a lungo, il lago lo vedrò di sicuro”.

Gerold non c’è più, il lago invece sì. Anzi, di laghi ce ne sono ben cinque, in questo angolo sudorientale della vecchia Ddr a cavallo fra Brandeburgo e Sassonia, stretto fra le luci dorate di Dresda e la vasta pianura polacca.

DIECIMILA CUFFIE PER L’INAUGURAZIONE

La catena lacustre della Lusazia sarà inaugurata con una manifestazione che ha già del leggendario nel nome: la “Sfida dei 5 laghi”. Diecimila cuffie da bagno sono state ordinate dall’ente turistico della regione per distribuirle ai partecipanti che si immergeranno in contemporanea su tutti e cinque i bacini. Su ciascuna delle cinque spiagge saranno allestiti punti di ristoro e tende informative, mentre i canali navigabili apriranno per la prima volta un percorso acquatico continuo attraverso 5.300 ettari di specchio d’acqua.

I cinque laghi collegati sono quelli di Senftenberg, Geierswalde, Partwitz, Sedlitz e Großräschen; quest’ultimo è proprio quello che Gerold Schellstede aveva intravisto, con la sua ostinazione visionaria, mentre si trasformava da cratere di lignite in destinazione turistica. Per Kathrin Winkler, responsabile dell’ente turistico, il 29 giugno rappresenta un passo decisivo: la Lusazia si sta trasformando da regione mineraria a regione turistica, ma il turismo, sottolinea, non è ancora una realtà consolidata.

UN PAESAGGIO CHE NON ESISTEVA

Sessant’anni fa, in questo angolo di Brandeburgo meridionale e Sassonia, l’acqua non c’era quasi. La geologia morenica della regione, con le sue ghiaie e sabbie permeabili, non forma laghi naturali. Erano le miniere a cielo aperto della lignite, con i loro enormi crateri scavati a oltre sessanta metri di profondità, a dominare il paesaggio. Durante la Guerra Fredda i minatori della Repubblica Democratica Tedesca estrassero da questi pozzi oltre due miliardi di tonnellate di combustibile fossile.

Con la fine dell’estrazione, negli anni Sessanta, alcune delle immense cavità cominciarono a essere allagate: il lago di Senftenberg venne inondato nel 1967 e parzialmente aperto al pubblico già nel 1973, diventando uno dei primi laghi balneabili artificiali di questo tipo in Germania. Da quel primo esperimento è cresciuto, nel tempo, uno dei più grandi paesaggi lacustri artificiali d’Europa: ventitré grandi bacini interconnessi da canali navigabili, che faranno della Lusazia il quarto distretto lacustre più grande della Germania e il più grande d’Europa creato dalla mano dell’uomo.
L’ultimo grande tassello di questa metamorfosi è stato posato appena due mesi fa, ad aprile, con l’inaugurazione del lago di Sedlitz: 1.400 ettari, paragonabili per dimensione al lago di Como, che completano la catena destinata a essere svelata al grande pubblico a fine giugno.

NATURA, BIODIVERSITÀ E IL PARADOSSO DELLE ACQUE INQUINATE

Non tutto, in questa storia, è limpido come le acque che si rispecchiano nei nuovi laghi. L’estrazione mineraria ha lasciato nell’ecosistema una eredità difficile da smaltire: metalli pesanti e altri inquinanti rilasciati nel suolo possono alterare il pH dei bacini in modo dannoso per gli organismi acquatici. A complicare il quadro, l’assenza quasi totale di afflusso e deflusso naturale fa sì che gli inquinanti e i nutrienti rimangano nell’acqua e si accumulino, favorendo potenziali fioriture algali e squilibri ecologici. La profondità considerevole dei bacini, inoltre, genera in estate una stratificazione termica le cui dinamiche non sono ancora del tutto comprese, rendendo più difficile il ripristino degli habitat acquatici.

Per affrontare queste sfide, nel 2001 è nata l’organizzazione no-profit Lusatian Lakeland con l’obiettivo di preservare parti del paesaggio post-minerario per scopi di conservazione naturale. Il progetto cura misure di tutela ambientale su aree che comprendono brughiere, praterie sabbiose secche e laghi interconnessi, con particolare attenzione alla creazione di habitat per specie rare di piante e animali. Nel 2018 l’iniziativa ha ottenuto l’European Garden Award nella categoria dedicata allo sviluppo dei paesaggi culturali di rilevanza europea, riconoscimento che ha valorizzato la trasformazione di quella che era una ferita nel territorio in un’area ecologicamente preziosa.

RESORT DI LUSSO PER UN FUTURO SENZA CARBONE

Sulla riva del lago di Senftenberg è sorto il Wellnesshotel Seeschlösschen, un albergo a quattro stelle che propone trattamenti ayurvedici e un’area termale di 5.000 metri quadrati con spa, sauna e giardino benessere, collocato nel cuore del distretto lacustre, a metà strada tra Dresda, Lipsia e Görlitz.

Sul lago di Geierswalde, invece, il Lusatian Lakeland Resort offre case vacanze certificate a cinque stelle, tra abitazioni galleggianti di 97 metri quadrati e ville semindipendenti da 110, con terrazze panoramiche e accesso diretto ai pontili. In questi resort l’ex paesaggio minerario si converte in scenografia per vacanze esclusive, con riscaldamento a pavimento, gastronomia ricercata e attrezzature di fascia alta.

Nonostante gli sforzi e i miliardi investiti, il turismo resta una scommessa difficile. Il futuro della regione dipende ancora, in parte, da ciò che resta dell’industria che l’ha plasmata. La Lausitz Energie Bergbau AG (Leag), società che gestisce le ultime miniere a cielo aperto tuttora attive nella zona, prevede di chiuderle gradualmente a partire dal 2030, con l’ultima dismissione programmata dopo il 2038. Una volta esaurite le estrazioni, anche questi nuovi crateri dovranno essere allagati, proseguendo un’espansione del paesaggio lacustre che potrebbe non avere ancora visto il suo capitolo finale.

Quello che un tempo era considerato una ferita nel territorio sta così diventando uno dei paradisi naturali più insoliti d’Europa: spiagge sabbiose, zone naturiste, campeggi, piccoli porti, vele e kayak, battelli turistici che solcano le acque di connessione tra i bacini. Un modello che molte regioni europee, strette tra l’abbandono del carbone e la ricerca di un futuro economicamente sostenibile, guardano con attenzione crescente. Gerold Schellstede ci aveva visto giusto, con vent’anni di anticipo su tutti.

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