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Energia e mobilità: Trump punta sull’offshore, maxi IPO verde in Cina e riscossa delle city car. I fatti della settimana

L’amministrazione USA riapre alle trivelle in California, mentre Pechino lancia un gigante delle rinnovabili e in Europa Renault guida la sfida elettrica ai SUV con modelli compatti.I fatti della settimana di Marco Orioles

L’amministrazione Trump accelera sulla strategia di “American Energy Dominance”, avviando le procedure per riaprire le trivellazioni offshore al largo della California dopo decenni di moratoria. Il piano punta all’indipendenza energetica con prime aste previste nel 2027, ma deve affrontare la durissima opposizione del governatore Newsom e persino dei vertici militari, preoccupati per l’interferenza con le aree di addestramento nel Pacifico. Parallelamente, il mercato cinese delle rinnovabili segna un record con l’IPO da 3,6 miliardi di dollari di China Resources New Energy, la più grande dal 2022, spinta dalla stretta di Pechino sui capitali verso l’estero. Sul fronte della mobilità europea, si registra un’inversione di tendenza: tramontata l’era dei grandi SUV elettrici, debutta la nuova generazione di city car compatte, come la Renault Twingo E-Tech. Grazie a batterie più efficienti e costi di produzione ridotti, queste vetture puntano a rendere la transizione ecologica urbana sostenibile e accessibile entro la fine del decennio.

L’AMMINISTRAZIONE TRUMP VUOLE RIATTIVARE LE PERFORAZIONI OFFSHORE AL LARGO DELLA CALIFORNIA

L’amministrazione Trump ha riaperto con decisione il dibattito sullo sviluppo offshore di petrolio e gas lungo le coste della California, un tema che era rimasto sostanzialmente fermo da decenni. Come scrive Energy Now, il Dipartimento degli Interni ha avviato la procedura per valutare nuove vendite di concessioni in acque federali al largo della California centrale e meridionale. Si tratta di un pezzo della più ampia strategia energetica nazionale che punta ad aumentare la produzione interna, rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni straniere. Le prime aste potrebbero arrivare già nel 2027. È il tentativo più serio di aprire nuove aree di perforazione offshore californiane dagli anni Ottanta. L’amministrazione sostiene che questa espansione porterebbe maggiore indipendenza energetica, posti di lavoro nel settore, entrate federali da royalties e una maggiore resilienza in momenti di instabilità geopolitica. L’approccio si inserisce perfettamente nell’agenda American Energy Dominance di Trump, che vuole semplificare permessi e regolamentazioni sia onshore che offshore. Secondo le stime dell’industria, i bacini al largo della California conterrebbero miliardi di barili di petrolio recuperabile e diverse migliaia di miliardi di piedi cubi di gas. L’opposizione è stata immediata e trasversale. Il governatore Gavin Newsom, insieme ai colleghi dell’Oregon e di Washington, ha presentato una lettera formale di contrarietà, sostenendo che le nuove piattaforme metterebbero a rischio il turismo costiero, la pesca commerciale, gli ecosistemi marini, le comunità locali e persino le operazioni militari lungo la costa del Pacifico. Più di due dozzine di membri della delegazione congressuale californiana hanno espresso lo stesso rifiuto, mentre gruppi ambientalisti come NRDC ed Earthjustice parlano di maggiori rischi di sversamenti e di un passo indietro sugli obiettivi climatici. Una voce inaspettata è arrivata anche da ex militari e analisti della difesa, preoccupati che le aree proposte si sovrappongano a zone cruciali per addestramento e test di armi della Marina, dell’Aeronautica, dei Marines e delle Forze Spaziali. Nel frattempo l’amministrazione ha annunciato una revisione delle agenzie regolatorie costiere californiane, a partire dalla potente Coastal Commission, vista da molti come un tentativo di limitare l’influenza dello Stato sui progetti federali. Il percorso è ancora lungo: il Bureau of Ocean Energy Management sta valutando commenti pubblici e candidature dell’industria, e a fine anno dovrebbe uscire una versione aggiornata del programma di leasing. Sono previsti altri giri di consultazioni e, quasi certamente, battaglie legali. La decisione finale sul nuovo programma è prevista per l’autunno 2026, ma ritardi dovuti a ricorsi e opposizioni sono molto probabili.

LA PIÙ GRANDE IPO CINESE DAL 2022: DEBUTTA IL GIGANTE EOLICO-SOLARE DI CHINA RESOURCES

China Resources New Energy Holdings, la controllata rinnovabili di China Resources, uno dei principali conglomerati statali cinesi, è pronta a sbarcare in borsa a Shenzhen con la più grande IPO sul mercato continentale degli ultimi quattro anni. Come scrive il Financial Times, l’azienda raccoglierà circa 24,5 miliardi di renminbi, pari a 3,6 miliardi di dollari, attraverso l’emissione di 2,42 miliardi di azioni a poco più di 10 renminbi l’una. L’interesse è stato enorme: la tranche retail è stata sottoscritta 683 volte, nonostante fosse già scattato il meccanismo di clawback. Il momento scelto non sembra casuale. Pechino ha appena irrigidito i controlli sugli investimenti all’estero, invitando i cittadini a usare solo canali ufficiali, proprio mentre si parlava dell’IPO di SpaceX. Questo ha probabilmente spinto molti investitori a riversare i capitali su opportunità “sicure” in patria. L’azienda rappresenta il braccio eolico e solare di China Resources Power, quotata a Hong Kong, che fa capo al grande conglomerato statale China Resources Holdings. Il progetto di spin-off era stato annunciato già nel marzo 2023, ma arriva soltanto ora, in coincidenza con un timido risveglio del mercato IPO cinese: i volumi di collocamenti sono cresciuti del 138% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A fine 2024 il gruppo gestiva quasi 14 GW di capacità solare e 27,6 GW di eolica distribuiti in 31 province. Numeri significativi in un settore strategico per il Paese.

TWINGO E LE ALTRE: INIZIA L’ERA DELLE CITY CAR ELETTRICHE

La bellezza delle strette vie di Londra, Parigi e Roma è anche il loro problema per le EV. Come sottolinea il Guardian, per anni è stato complicato infilare batterie decenti in vetture piccole ed economiche, così i costruttori si sono rifugiati nei grossi SUV. Ora però le cose stanno cambiando: le batterie sono migliorate, i costi di produzione sono scesi e finalmente stanno arrivando city car elettriche che possono davvero infilarsi nei centri storici. La nuova Renault Twingo E-Tech è l’esempio perfetto. Costa 19.490 euro in Francia e probabilmente intorno alle 18.000 sterline in Gran Bretagna dal prossimo anno, e offre 163 miglia di autonomia, più che sufficienti per l’uso quotidiano, anche se per i viaggi extraurbani serve una sosta per ricaricare. Laurens van den Acker, chief design officer di Renault, lo dice senza giri di parole: “Il mondo non lo salveranno i grossi SUV elettrici, ma le piccole auto elettriche. Ne servono di più”. Il trasporto su strada vale circa un quinto delle emissioni europee: passare da una piccola benzina a un SUV elettrico è spesso due passi avanti e uno indietro, tra produzione, peso e ingombro stradale. Dopo decenni in cui le auto continuavano a crescere, la tendenza inizia ad invertirsi. Renault ha già centrato un successo con la 5 E-Tech, premiata Auto dell’Anno 2025. Ora si aggiungono Citroën ë-C3, Peugeot E-208, Mini Cooper Electric, Fiat 500e e, in arrivo, la Volkswagen ID. Polo. Senza dimenticare i quadricicli come la Citroën Ami e la Microlino. Per rendere sostenibili questi modelli i produttori hanno tagliato i costi: Renault ha sviluppato la Twingo in due anni invece di quattro, ha lavorato in parte in Cina e ha ridotto i componenti a soli 750. Smart sta per lanciare la #2, la versione elettrica della Fortwo, perché la domanda di auto piccole in Europa c’è sempre stata: servivano solo batterie più accessibili. Anche Cupra punta su questo segmento con la Raval. L’obiettivo comune è arrivare a costi di produzione simili a quelli delle auto a benzina entro la fine del decennio. Oltre all’ambiente, c’è la necessità di rispettare i target emissivi per evitare multe salate. Nel frattempo i cinesi premono con BYD Dolphin Surf, Leapmotor T03 e le Smart prodotte in Cina.

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