Senza una proroga governativa, da domani ogni rifornimento costerà oltre tre euro in più. Il Codacons denuncia: “Petrolio a -25% da inizio giugno, ma i listini alla pompa sono scesi solo del 6%”.
A partire da domani, gli automobilisti italiani rischiano di subire un immediato aggravio dei costi per il rifornimento di benzina e gasolio. La causa principale risiede nella scadenza dello sconto fiscale sulle accise, una misura che attualmente garantisce un risparmio di circa 5 centesimi di euro al litro, ma che il Ministero dell’Economia sembra intenzionato a non rinnovare ulteriormente per chiudere una “dispendiosa parentesi” di sussidi durata oltre tre mesi. La notizia, confermata dalle analisi del Codacons e dai dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), evidenzia un paradosso economico: mentre le quotazioni internazionali del greggio sono colate a picco, i benefici per i consumatori finali rimangono minimi, rendendo l’imminente ritorno alla tassazione piena un colpo durissimo per i bilanci di famiglie e imprese.
L’ALLARME SUI COSTI E IL RISCHIO RINCARI IN AUTOSTRADA
Se lo sconto sulle accise non dovesse essere prorogato nelle prossime ore, l’impatto sui listini sarebbe istantaneo e pesante. Secondo le proiezioni elaborate dal Codacons, un pieno di carburante, includendo anche l’Iva che grava sulle accise, arriverebbe a costare mediamente 3,05 euro in più. Le ripercussioni più evidenti si registrerebbero sulla rete autostradale, dove il prezzo del gasolio è destinato a sfondare nuovamente la soglia psicologica dei 2 euro al litro, attestandosi intorno a 2,02 euro. Anche la benzina subirebbe un’impennata, raggiungendo una media di 1,86 euro al litro sulla rete ordinaria e toccando quota 1,95 euro per chi viaggia sulle grandi arterie di comunicazione nazionale.
IL DIVARIO TRA QUOTAZIONI BRENT E PREZZI ALLA POMPA
Il dato che genera maggiore scontento tra le associazioni dei consumatori è il mancato allineamento tra il mercato energetico globale e i distributori italiani. Dall’inizio di giugno, il Brent — l’indice di riferimento per il mercato europeo — ha subito un deprezzamento verticale del 25,5%, scivolando dai 95 dollari al barile di inizio mese ai 70,8 dollari attuali. “Si tratta di un crollo di cui tuttavia gli automobilisti non hanno goduto”, analizza il Codacons, sottolineando come nello stesso periodo il prezzo medio al distributore sia calato solo di circa il 6%. Questa sproporzione avviene nonostante il pressing costante esercitato dal governo sulle compagnie petrolifere, che sembrano resistere a un adeguamento proporzionale dei listini alla pompa.
IL PRESSING DEL MIMIT SULLE COMPAGNIE PETROLIFERE
Proprio per contrastare questo fenomeno di “discesa lenta”, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha recentemente convocato a Palazzo Piacentini i vertici dei principali colossi petroliferi operanti in Italia, tra cui Eni, Api-Ip, Q8 e Tamoil. Secondo fonti interne al Mimit, il titolare del dicastero avrebbe chiesto con fermezza “una riduzione più rapida e significativa dei prezzi”, in sintonia con la nuova fase di stabilità diplomatica tra USA e Iran che ha permesso il riavvio dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo dell’esecutivo è garantire che il vantaggio dei mercati internazionali venga trasferito tempestivamente al sistema economico nazionale, evitando speculazioni in una fase di transizione così delicata.
LA STRATEGIA FISCALE DEL GOVERNO E IL TAGLIO GRADUALE
Sul fronte dei conti pubblici, la linea del ministro Giancarlo Giorgetti appare invece orientata alla prudenza fiscale. Il ciclo degli sconti era iniziato il 18 marzo scorso con un intervento massiccio che aveva ridotto le imposte di ben 24,4 centesimi al litro. In questi tre mesi e mezzo, il Governo ha optato per un decalage progressivo della misura, arrivando agli attuali 6,1 centesimi (al netto Iva). La tregua geopolitica e il calo del greggio potrebbero offrire la sponda necessaria per porre fine a questo regime di aiuti, che grava pesantemente sulle casse dello Stato, sebbene la pressione delle opposizioni e delle associazioni per una nuova proroga rimanga altissima.
I DATI AGGIORNATI DELL’OSSERVATORIO PREZZI
In attesa di conoscere il destino finale del bonus, l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio prezzi del Mimit per la giornata di giovedì 2 luglio 2026 segnala che i ribassi stanno proseguendo, seppur con passi microscopici. Sulla rete stradale ordinaria, la benzina in modalità self-service ha raggiunto un valore medio di 1,804 euro al litro, mentre il gasolio si è attestato a 1,882 euro. Per chi si trova in autostrada, i prezzi medi attuali sono rispettivamente di 1,893 euro per la verde e 1,968 euro per il diesel. Si tratta di valori che, in assenza di un intervento legislativo d’urgenza entro la mezzanotte di domani, sono purtroppo destinati a essere solo un ricordo temporaneo.

