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Germania

Germania al bivio energetico: i fossili pesano ancora per il 78% e l’elettrico arranca

L’analisi dell’Handelsblatt Research Institute rivela la vulnerabilità di Berlino, stretta tra tensioni globali e un conto da 22 miliardi di euro per l’anno in corso.

L’industria moderna è stata costruita sul petrolio per quasi un secolo: è anche per questo motivo che una transizione energetica completa rimane ancora un obiettivo lontano. Mentre la guerra in Iran scuote i mercati energetici globali, la Germania si riscopre vulnerabile come non mai: secondo un’analisi dell’Handelsblatt Research Institute, l’istituto di ricerca economica del quotidiano finanziario tedesco specializzato in previsioni macroeconomiche e analisi di mercato, “la quota combinata di greggio e gas nel bilancio energetico nazionale sfiora ancora il 78%”, una cifra rimasta “sostanzialmente immobile” nel corso dell’ultimo decennio.

I danni stimati per l’economia tedesca solo nell’anno in corso si aggirano intorno ai 22 miliardi di euro, stando alle proiezioni del Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung (Diw) di Berlino. L’elettricità, nel frattempo, “copre appena poco più di un quinto dei consumi totali” – una quota che colloca Berlino dietro Pechino, Tokyo, Stoccolma e persino Washington.

IL PESO DELLE IMPORTAZIONI E IL RITARDO STRUTTURALE

La dipendenza dall’estero ha un costo preciso: circa 80 miliardi di euro annui in acquisti di combustibili fossili oltreconfine, in assenza di riserve nazionali significative. Secondo un modello elaborato dalla società di gestione del rischio DNV, “un raddoppio della quota elettrica nel mix energetico entro il 2050 permetterebbe di ridurre la dipendenza dalle forniture estere dall’attuale 70% al 27%”. Una variazione di appena tre punti percentuali verso il basso nel tasso di elettrificazione farebbe invece risalire quella soglia al 33%.

I margini sono dunque sottili, e la direzione di marcia conta più di qualunque altro fattore. I vertici dell’Agenzia Internazionale dell’Energia – ricorda il quotidiano tedesco – hanno già messo in guardia i decisori politici in occasione dell’Handelsblatt Energy Summit di gennaio: “il futuro del continente europeo passa inevitabilmente dalla capacità di convertire all’alimentazione elettrica l’intero apparato produttivo”.

TRE SETTORI, UN SOLO RITARDO

Edilizia, mobilità e manifattura rappresentano i tre grandi bacini di consumo energetico della Germania, e in ciascuno di essi l’avanzata dell’elettrico arranca. Sul fronte residenziale, la normativa revisionata dall’attuale governo consente ancora l’installazione di impianti di riscaldamento alimentati a gas e gasolio, vanificando di fatto le ambizioni della precedente legislatura.
Nel comparto dei trasporti, “appena il 8% del fabbisogno finale è soddisfatto da fonti elettriche”, con circa due milioni di veicoli a batteria circolanti sulle strade nazionali: una penetrazione modesta a fronte di un parco auto complessivo di decine di milioni di unità.

Nell’industria, il nodo centrale rimane quello del calore di processo, “ancora oggi generato in larga misura attraverso la combustione di gas e carbone”. Le tecnologie elettriche per temperature superiori ai 1.000 gradi Celsius esistono ormai da qualche anno – ricorda l’Handelsblatt – ma la loro adozione su scala industriale è frenata da un ostacolo di natura economica: “il prezzo dell’energia elettrica in Germania supera sistematicamente la media europea e mondiale per le utenze industriali”.

LA LEZIONE CINESE E I CASI INDUSTRIALI

Secondo i ricercatori dell’Handelsblatt Research Institute, soprattutto il confronto con la Cina offre una prospettiva significativa. Paesi come Svezia, Giappone e Cina hanno già orientato tra il 30 e il 33% del proprio consumo energetico verso fonti elettriche, con una traiettoria in accelerazione. E grandi gruppi chimici e farmaceutici operanti in Cina, tra cui per rimanere in Germania Bayer e BASF, stanno già raccogliendo i frutti di questa transizione. BASF ha recentemente avviato nel distretto meridionale di Zhanjiang “un impianto integrato che produce vapore per via elettrica, utilizza compressori interamente alimentati a corrente nell’impianto di steam cracking ed è destinato a operare esclusivamente con energia da fonti rinnovabili”, grazie a un parco eolico offshore sviluppato con il partner locale Mingyang Smart Energy. Un modello che, in Germania, “per ora resta ancora sulla carta”, conclude l’analisi del quotidiano tedesco.

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