Esperti a confronto sulla delega al Governo: dai vincoli legali dei referendum alle stime sui risparmi miliardari, il dibattito accende la sfida tra fonti rinnovabili e nuovi reattori modulari.
Il possibile ritorno dell’atomo nel mix energetico italiano divide scienziati, giuristi e vertici industriali, facendo emergere visioni profondamente divergenti sulla sostenibilità economica e giuridica dell’operazione. Durante le audizioni svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica sulla Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, il Premio Nobel Giorgio Parisi ha lanciato un duro monito sui costi elevati della tecnologia, definendola la fonte meno competitiva sul mercato, mentre i rappresentanti di Ansaldo Nucleare, RSE e AIN hanno difeso il provvedimento come uno strumento indispensabile per la sicurezza energetica e il contenimento dei prezzi nel lungo periodo.
IL NOBEL PARISI: IL NUCLEARE È LA FONTE PIÙ CARA ED È POCO FLESSIBILE
Il professor Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, ha fornito una fotografia impietosa dei consumi finali di energia in Italia per l’anno 2024, evidenziando che su un totale di circa 100 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti, l’elettricità copre appena il 22%. “Il nucleare produce esclusivamente energia elettrica e quindi stiamo discutendo di una tecnologia che al massimo potrebbe incidere per poco più di un quinto sul problema energetico totale”, ha spiegato Parisi, ricordando che l’80% del fabbisogno nazionale, assorbito da edifici, trasporti e industria, dipende ancora dai combustibili fossili.
Entrando nel merito dei costi, lo scienziato ha evidenziato una forbice enorme: se il fotovoltaico su scala industriale viaggia tra i 35 e i 50 dollari per MWh, per un impianto nucleare di nuova costruzione si stima una cifra tra i 140 e i 320 dollari. “Il nucleare è la fonte più costosa su scala industriale e i mini reattori che non abbiamo ancora a disposizione non saranno certo meno cari del nucleare convenzionale”, ha aggiunto. Secondo Parisi, la tecnologia non si adatterebbe alla curva produttiva del solare, poiché una centrale nucleare, avendo costi fissi altissimi, deve funzionare sempre, rischiando di dover vendere energia in perdita durante il giorno. “Gli accumuli e le reti sono la risposta, con gli accumuli che seguono la stessa curva virtuosa del fotovoltaico”, ha concluso il Nobel.
ANSALDO NUCLEARE: SERVE UNA FILIERA NAZIONALE E COMPARTECIPAZIONE PUBBLICA
Di segno opposto l’analisi di Daniela Gentile, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, secondo cui la legge delega è lo strumento adeguato per agire con la rapidità necessaria. Per Gentile, l’efficacia del programma dipende però dall’attivazione di condizioni abilitanti, come un percorso regolatorio basato sulle migliori pratiche europee e un rafforzamento dell’Autorità di sicurezza nucleare. “È necessario definire un impegno forte verso la costruzione di una filiera industriale e nazionale e riteniamo che una maggiore compartecipazione pubblica agli investimenti possa contribuire in modo decisivo a ridurre i rischi per gli investitori”, ha dichiarato Gentile.
L’ad ha inoltre contestato il confronto diretto tra prima installazione nucleare e rinnovabili, definendolo distorsivo, e ha puntato sul modello degli Small Modular Reactor (SMR). Grazie alla prefabbricazione e alle dimensioni contenute, questi reattori potrebbero accelerare il ritorno all’atomo, valorizzando competenze e componenti all’interno del perimetro nazionale ed europeo.
I VINCOLI GIURIDICI E L’EREDITÀ DEI REFERENDUM SECONDO IL POLITECNICO
Sulla fattibilità del piano grava però un’importante incognita legale sollevata dalla professoressa Maria Agostina Cabiddu del Politecnico di Milano. Sebbene la ricerca e lo sviluppo non presentino ostacoli, il passaggio alla produzione industriale si scontra con i quattro referendum già espressi dai cittadini italiani. Cabiddu ha richiamato la sentenza 199 del 2021 della Corte Costituzionale, che ha sancito il divieto di reintrodurre norme abrogate tramite consultazione popolare senza un mutamento profondo dei principi o delle circostanze di fatto.
“Quanto al mutamento delle situazioni di fatto, siamo di fronte sostanzialmente alla stessa tecnologia, stiamo ancora parlando di energia da fissione, quando verrà da fusione ne potremo riparlare”, ha chiarito la professoressa, sottolineando che il mutamento del quadro politico non riguarda solo la legislatura o la maggioranza, ma l’orientamento profondo dei cittadini verso il problema nucleare.
RSE: IL NUCLEARE PER EVITARE L’ESPLOSIONE DEI PREZZI NEL 2050
Franco Cotana, amministratore delegato di RSE S.p.A., ha presentato uno scenario di lungo periodo in cui l’assenza del nucleare porterebbe a costi dell’energia insostenibili. “Se in uno scenario di sole rinnovabili si raggiunge il 90% della copertura della domanda, il costo del MWh supererebbe i 150 euro, toccando punte di 200 euro oltre il 95%”, ha avvertito Cotana. In quest’ottica, il nucleare non sarebbe in competizione con le rinnovabili, ma agirebbe come supporto per contenere i costi di sistema.
Cotana ha promosso gli SMR e gli AMR come un salto di qualità tecnologico in termini di sicurezza e ha ricordato l’obbligo di realizzare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi entro il 2032, per evitare pesanti sanzioni. “RSE si candida a divenire una società in grado di avviare una ricerca sul combustibile propedeutica alla produzione sia per la fissione sia per la fusione”, ha aggiunto il manager.
LA RICHIESTA DI UNA REGIA NAZIONALE E IL NODO DELLA GOVERNANCE
Infine, l’Associazione Italiana Nucleare (AIN), tramite il suo presidente Stefano Monti, ha promosso l’impianto generale del ddl ma ha chiesto più coraggio sulla gestione politica del settore. Monti ha raccomandato studi di scenario trasparenti e approfonditi, coinvolgendo Enea, Rse e Banca d’Italia per evitare dati dettati da scelte politiche. “Il Ddl mi sembra un po’ timido sulla governance”, ha commentato Monti, proponendo un decreto ad hoc per istituire una cabina di regia governativa con competenze multidisciplinari.
Secondo AIN, è essenziale accelerare il programma e garantire al nucleare le stesse misure di incentivo concesse alle rinnovabili, che negli ultimi anni hanno beneficiato di circa 200 miliardi di euro in Italia. “Occorre procedere speditamente perché le opportunità di business e di realizzazione in Europa si stanno esaurendo”, ha concluso Monti, sollecitando un coordinamento armonico delle infrastrutture per rendere i progetti realmente bancabili.

