Il Mimit apre la selezione per l’IPCEI Circular Advanced Materials: investimenti da almeno 35 milioni, IA e digital twin al centro. Ma per molte Pmi la porta rischia di restare chiusa
L’Italia fa un altro passo avanti per togliere le materie prime dalle mani degli Stati extra-Ue e blindare la catena del valore nei settori chiave della transizione. Dopo l’accordo siglato pochi giorni fa tra Mase e Centro di Coordinamento RAEE per trasformare aziende ed edifici pubblici in centri di raccolta di RAEE, oggi il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha pubblicato l’avviso per raccogliere le manifestazioni d’interesse per l’IPCEI “Circular Advanced Materials” (CAM). L’obiettivo è selezionare i campioni italiani dell’economia circolare che entreranno nel club d’élite dei grandi progetti di comune interesse europeo. Una vera e propria chiamata alle armi per la grande industria italiana. Le Pmi, però, rischiano di rimanere tagliate fuori.
ECONOMIA CIRCOLARE, LA BARRIERA D’INGRESSO DA 35 MILIONI
Per entrare nell’Olimpo dei progetti europei servirà un investimento importante. Infatti, il bando europeo prevede una barriera d’ingresso multimilionaria. I progetti candidati devono prevedere investimenti non inferiori a 35 milioni di euro. Anzi, la Commissione Europea ha già fatto sapere che preferirà nettamente i progetti con una richiesta di aiuto di Stato di almeno 50 milioni di euro. Tradotto: si cercano campioni industriali, consorzi strutturati e progetti capaci di spostare davvero gli equilibri tecnologici del Paese.
ECONOMIA CIRCOLARE, QUANTI SOLDI METTE SUL PIATTO L’UE
L’Unione Europea non finanzia queste iniziative attraverso un “assegno diretto” staccato da Bruxelles. La vera potenza di fuoco dell’UE sta nel potere di allentare i cordoni della borsa degli Stati membri. Infatti, per i progetti IPCEI l’Ue rimuove eccezionalmente i paletti normativi che impediscono ai governi nazionali di finanziare le imprese nazionali per il rischio di distorcere il mercato. Per l’Italia, la dote finanziaria per coprire questi aiuti poggia sul Fondo IPCEI del Mimit, storicamente integrato da oltre 1,5 miliardi di euro provenienti dalle risorse strategiche del PNRR. In sintesi, l’Europa dà il “permesso politico” e la copertura legale a fondo perduto, i Governi nazionali mettono il contante. Per questa ragione, Bruxelles esige progetti mastodontici (da almeno 50 milioni di aiuti l’uno), allo scopo di avere la certezza che lo sforzo finanziario dei singoli Stati crei un gigante industriale di rilevanza continentale.
BASTA RICICLO, Sì ALLE 6 R
I progetti presentati dovranno inserirsi nel solco dell’economia circolare. Non sarà più sufficiente “riciclare” a fine vita, ma bisognerà puntare alla circolarità. Il Mimit chiede infatti alle imprese di ridisegnare i flussi produttivi attorno alle sei regole d’oro della transizione: Ripensare, Ridurre, Riparare, Riutilizzare, Riconvertire e Riciclare. Per farlo, il bando spinge forte sull’acceleratore delle tecnologie di frontiera. In particolare, il ministero specifica che saranno premiati i progetti che integreranno: Intelligenza Artificiale per scoprire nuovi materiali alternativi a quelli rari; Digital Twin (gemelli digitali) per simulare lo stress dei materiali prima ancora di produrli; passaporti digitali dei prodotti per garantire la tracciabilità totale di ogni singolo grammo di materia prima dal momento in cui viene estratto a quando viene rigenerato.
IL PROCESSO DI SELEZIONE
Il primo passo per candidarsi è presentare la domanda via PEC (all’indirizzo dgind.div05@pec.mimit.gov.it). La data segnata in rosso nel calendario è il 22 settembre. Gli uffici di Via Veneto faranno una prima scrematura tecnica, successivamente i progetti idonei accederanno alla fase di matchmaking. Qui le aziende italiane dovranno sedersi ai tavoli europei per costruire alleanze e partenariati transnazionali con i partner degli altri Stati membri. Solo allora, dopo il via libera finale di Bruxelles, si aprirà il salvadanaio del Fondo IPCEI.

