La Commissione lancia il “Piano d’azione per l’elettrificazione”. Von der Leyen ambisce a trasformare l’Europa nel primo continente a corrente. Ecco la scommessa di Bruxelles per non farsi schiacciare dai giganti globali
L’Ue ha una Ferrari in garage con il pieno, ma non ha le chiavi. Un cortocircuito che frena la competitività dell’industria europea e ostacola l’indipendenza energetica dell’Unione Europea. La Commissione ha deciso di aggiustare la supercar con il Piano d’azione per l’elettrificazione presentato oggi. Il paradosso è che l’Europa produce ben il 70% della sua energia elettrica da fonti pulite e costruite in casa. Tuttavia, se guardiamo ai consumi reali di famiglie e industrie, la quota coperta dall’elettricità è ferma da dieci anni al 23%. Un decennio di immobilismo che ha contribuito alla fragilità dell’Europa di fronte alle crisi geopolitiche e alla volatilità dei prezzi energetici. Il Piano presentato da Ursula von der Leyen mira a trasformare l’Ue nel primo “continente elettrico” al mondo, fissando un target indicativo del 46% di elettrificazione della domanda entro il 2040, da inserire nel pacchetto sull’Unione dell’energia post-2030.
QUANTO SPERA DI RISPARMIARE L’UE CON L’ELETTRIFICAZIONE
L’Ue vuole raddoppiare il tasso di elettrificazione nei prossimi quattordici anni. Una mossa che, secondo i calcoli della Commissione, permetterebbe di tagliare la dipendenza europea dai combustibili fossili importati per una cifra monstre: 260 miliardi di euro all’anno. Risorse che smetterebbero di defluire verso l’esterno e rimarrebbero nel circuito economico dell’Unione. Ma l’annosa domanda è: come si passa dalla teoria ai fatti nei settori hard to abate, come l’industria energivora, i trasporti e l’edilizia?
Il piano dell’Esecutivo UE punta a scardinare i colli di bottiglia che finora hanno frenato la transizione: il divario di prezzo tra l’elettricità (spesso gravata da tasse e oneri di sistema ipertrofici) e la competitività dei combustibili fossili. Per realizzare questo obiettivo, Bruxelles ha aperto alla possibilità per gli Stati membri di alleggerire il peso della tassazione e delle tariffe di rete per le imprese energivore. Al tempo stesso, ha promesso un’accelerazione sulla diffusione dei contatori intelligenti e su incentivi mirati per abbattere i costi iniziali di tecnologie chiave come le pompe di calore, le batterie e i veicoli elettrici. Particolare attenzione sarà dedicata alla digitalizzazione e al potenziamento della rete infrastrutturale, il vero tallone d’Achille del Continente.
ECCO COME CAMBIERA’ L’ETS
Per finanziare questa rivoluzione la Commissione guarda alla sua “gallina dalle uova d’oro”: l’ETS, il mercato del carbonio. Dal suo avvio nel 2005 a oggi, il sistema delle quote di emissione ha generato oltre 270 miliardi di euro di entrate, abbattendo del 50% le emissioni nei settori coperti. Tuttavia, la Commissione ha preso coscienza del fatto che il meccanismo non può più rappresentare solo un meccanismo “punitivo”, ma deve diventare il motore del neonato Clean Industrial Pact (il Patto per l’industria pulita). L’idea di von der Leyen è modernizzare il mercato del carbonio per blindare la prevedibilità degli investimenti, reinvestendo i proventi direttamente nella decarbonizzazione dei processi industriali delle aziende europee.
ELETTRIFICAZIONE, GLI STATI CORRERANNO ALLA VELOCITA’ CHIESTA DA BRUXELLES?
“Mettiamolo in moto”, ha dichiarato von der Leyen. La Commissione Ue ha messo nero su bianco il principio che la transizione è l’unico modo per non essere tagliati fuori dalla mappa della competitività globale.
“Il modo migliore per ridurre la dipendenza dell’Europa dall’energia fossile è alimentare la nostra economia con energia elettrica proveniente da fonti pulite e autoctone. Oggi proponiamo di fare dell’Europa il primo continente al mondo ad energia elettrica. Dall’abbassamento dei prezzi dell’energia elettrica all’adattamento del nostro mercato del carbonio alle mutevoli realtà globali, questo è anche un piano di investimenti e indipendenza. Mantenere la transizione pulita sulla buona strada, portare sollievo alla nostra industria e sostenere la decarbonizzazione”, ha commentato la presidente della Commissione Ue.
Resta però da capire se i singoli Stati membri, stretti tra vincoli di bilancio e scetticismi interni, avranno la forza di correre alla velocità richiesta da Bruxelles.

