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Germania: la sicurezza energetica guarda all’Africa per superare le dipendenze dal Gnl Usa

L’analisi dell’esperto Stefan Liebing sull’Handelsblatt: dopo lo stop al gas russo, Berlino deve puntare su contratti a lungo termine e garanzie statali con i Paesi africani per stabilizzare le forniture e avviare la svolta verso l’idrogeno verde.

La sicurezza energetica tedesca passa sempre più attraverso rotte inattese. Mentre le crisi geopolitiche continuano a mettere sotto pressione i mercati globali e a evidenziare la fragilità delle catene di approvvigionamento, una possibile risposta alla ricerca di stabilità potrebbe arrivare dall’Africa, continente ricco di risorse naturali e sempre più centrale nelle dinamiche energetiche globali.

È questa la tesi sostenuta da Stefan Liebing – sviluppatore di progetti e profondo conoscitore delle economie africane, amministratore delegato della società Conjuncta e presidente del comitato consultivo della ReThinking Africa Foundation – in un’analisi pubblicata sull’Handelsblatt dedicata al futuro della politica energetica tedesca.
Secondo Liebing, gli sconvolgimenti geopolitici degli ultimi anni hanno riportato al centro del dibattito una realtà spesso sottovalutata: “la politica energetica coincide sempre più con la politica di sicurezza”. “I conflitti regionali e le tensioni lungo snodi strategici del commercio mondiale, come lo Stretto di Hormuz, mostrano quanto i flussi energetici restino vulnerabili a shock improvvisi, con conseguenze dirette per economie altamente industrializzate come quella tedesca”.

NUOVE DIPENDENZE DOPO L’ADDIO AL GAS RUSSO

Dopo l’aggressione di Mosca all’Ucraina, la Germania ha compiuto una scelta politica netta abbandonando il gas russo trasportato via gasdotto. “Tuttavia”, osserva Liebing, “la riduzione delle dipendenze energetiche non si è tradotta in una reale diversificazione”. Piuttosto, le vulnerabilità “si sono spostate verso nuove fonti, in particolare il gas naturale liquefatto” acquistato sui mercati internazionali, spesso con contratti a breve termine e con una forte esposizione alle forniture statunitensi.
Questa strategia ha contribuito a stabilizzare l’approvvigionamento nel breve periodo, ma comporta nuovi fattori di rischio. “Le decisioni politiche di Washington e la volatilità dei prezzi globali del GNL influenzano sempre più direttamente la sicurezza energetica europea”. Negli ultimi anni, sostiene l’autore, Berlino non avrebbe sviluppato una strategia sistematica di diversificazione delle fonti di gas, lasciando il sistema energetico esposto alle oscillazioni del mercato.

L’AFRICA COME RISERVA STRATEGICA DI GAS

In questo scenario, l’Africa emerge come “un partner energetico potenzialmente decisivo”. Il continente dispone di circa 13.000 miliardi di metri cubi di riserve di gas naturale, pari a circa il sette per cento delle risorse globali. Parallelamente, cresce il ruolo africano nel mercato del GNL: dalle esportazioni pari a circa 35 miliardi di metri cubi nel 2024 si potrebbe arrivare a quasi 48 miliardi già nel corso di quest’anno, con prospettive di espansione fino a 100 miliardi entro il prossimo decennio.
Paesi come Nigeria, Algeria, Mozambico e Senegal stanno ampliando le proprie infrastrutture di esportazione e manifestano interesse per collaborazioni stabili con partner europei. Tuttavia, nuovi progetti richiedono condizioni precise: investimenti consistenti e soprattutto impegni di acquisto affidabili nel lungo periodo.
Liebing sottolinea come i contratti pluriennali rappresentino “il presupposto essenziale per lo sviluppo di infrastrutture estrattive e logistiche”. Senza garanzie di domanda, gli investimenti restano troppo rischiosi. Eppure molte aziende energetiche privilegiano ancora approvvigionamenti flessibili e di breve durata, orientati alla riduzione dei costi immediati. “La sicurezza dell’approvvigionamento non si ottiene gratuitamente”, osserva l’autore, evidenziando come essa costituisca “un bene pubblico che difficilmente può essere garantito dalla sola logica di mercato”.

RIPENSARE LA POLITICA ENERGETICA TEDESCA

Per rafforzare la “resilienza energetica”, Liebing propone “un aggiornamento degli strumenti normativi tedeschi”. Tra le possibili soluzioni figurano “garanzie statali sui contratti a lungo termine, capaci di ridurre i rischi per gli operatori privati, e meccanismi di diversificazione obbligatoria delle fonti di importazione”.

Queste misure, secondo l’analisi, favorirebbero non solo la sicurezza degli approvvigionamenti ma anche “investimenti lungo l’intera catena del valore energetico globale”. Allo stesso tempo, l’autore riconosce che i contratti di lungo periodo “non eliminano completamente l’esposizione agli shock dei prezzi”, spesso legati agli andamenti dei mercati petroliferi e del gas.

La cooperazione con l’Africa, tuttavia, potrebbe estendersi oltre il gas naturale. In prospettiva, il continente potrebbe diventare un importante fornitore di idrogeno verde, trasportabile sotto forma di ammoniaca via nave. L’integrazione tra partnership sul GNL e progetti comuni sull’idrogeno rappresenterebbe, nelle intenzioni di Liebing, “un nuovo modello di cooperazione energetica capace di coniugare sicurezza degli approvvigionamenti e transizione climatica”.
La conclusione dell’analisi è chiara: per ridurre in modo strutturale i rischi energetici e costruire relazioni sostenibili, Berlino dovrà riconsiderare profondamente il proprio approccio alla politica energetica internazionale e allo sviluppo delle partnership strategiche.

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