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Consumi elettrici da record. Cosa dicono davvero i dati di Terna

Il fabbisogno mensile di elettricità a luglio ha toccato 32,5 TWh (+8,3%), guidato dal grande caldo e dalla ripresa industriale. I dati del rapporto mensile di Terna

Lo scorso luglio è stato un mese infuocato per la rete elettrica nazionale. Il mese scorso l’Italia ha registrato il dato mensile di domanda elettrica più alto della sua storia: 32,5 TWh, +8,3% rispetto a luglio 2025. A spingere l’asticella dei consumi sono state le temperature eccezionalmente elevate — culminate nel picco annuale di domanda da 58 GW toccato il 15 luglio (+4,5% sul 2025), ma anche la ripresa dell’industria. È la fotografia scattata dal Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico di Terna, la società guidata da Pasqualino Monti che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

ELETTRICITA’, TREND TORNA A LIVELLI PRE-CRISI 2022

La spinta del clima è stata determinante per l’aumento record dei consumi di elettricità. Infatti, la temperatura media di luglio è risultata superiore di 1,2°C rispetto all’anno scorso e di quasi 2°C rispetto alla media decennale, raggiungendo anomalie fino a +6°C negli ultimi cinque giorni del mese.

La crescita reale è significativa anche se non teniamo conto degli effetti climatici. L’aumento ha toccato infatti +5,1% su base annua. Ancora più significativo è il dato congiunturale destagionalizzato (+1,6% su giugno), che segna il terzo mese consecutivo di incremento e riporta per la prima volta la traiettoria dei consumi sui livelli precedenti alla crisi energetica del 2022.

A livello geografico, l’aumento dei consumi è stato omogeneo lungo tutta la Penisola: Nord +8,3%, Sud e Isole +8,3% e Centro +7,9%. Complessivamente, nei primi sette mesi del 2026, il fabbisogno complessivo è cresciuto del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

AUMENTANO ANCHE I CONSUMI INDUSTRIALI

I dati di Terna mostrano anche un consolidamento dei consumi industriali. L’indice IMCEI di Terna, che monitora circa 1.000 imprese “energivore”, ha registrato a luglio un incremento del 2,1% su base annua. Nel progressivo gennaio-luglio 2026, la crescita industriale è salita al +4,0%.

Segnali confortanti arrivano anche dal terziario. L’indice IMSER relativo ai servizi (rilevato con due mesi di differita) evidenzia a maggio un aumento dell’1,2%, portando il consuntivo dei primi cinque mesi dell’anno a un +1,1%.

FOTOVOLTAICO DA RECORD, MA LE ALTRE RINNOVABILI FRENANO

A fronte dell’eccezionale richiesta di energia, la produzione fotovoltaica ha vissuto un mese da protagonista, toccando 6,7 TWh (+20,6%, pari a 1.144 GWh su luglio 2025). Il boom solare è trainato in massima parte dal deciso incremento della capacità installata (+946 GWh l’effetto potenza, +198 GWh l’effetto producibilità).

Nonostante la corsa del solare, la copertura complessiva da fonti rinnovabili sul fabbisogno nazionale si è fermata al 41,5% (in calo rispetto al 44,5% di luglio 2025). A pesare sono stati i cali stagionali delle altre fonti pulite: eolico (-20,3%), idrico (-14,9%), geotermico (-3,6%) e biomasse (-2,0%). Per far fronte a questo calo, la generazione termica convenzionale ha registrato un incremento del 14,1%, garantendo la sicurezza e la stabilità del sistema. Al tempo stesso, la capacità installata ha raggiunto gli 88 GW. Solo nel mese di luglio sono stati connessi 745 MW di nuova capacità rinnovabile (di cui 405 MW in alta tensione tra solare ed eolico). Nei primi sette mesi del 2026 la nuova potenza verde installata ha raggiunto i 3.791 MW (+6.874 MW se paragonata a luglio 2025). Al 31 luglio, la potenza totale rinnovabile in Italia ha toccato quota 87,70 GW, suddivisa principalmente tra solare (47,30 GW) ed eolico (14,00 GW). Accanto alle fonti di generazione, è cresciuta anche la rete dei sistemi di stoccaggio. Infatti, l’Italia vanta ormai 948.154 impianti di accumulo, per una capacità complessiva di 19,43 GWh e una potenza nominale di 8,0 GW.

IL BILANCIO DI PRODUZIONE

Nel mese di luglio la produzione nazionale netta (27,7 TWh, +7,9%) ha coperto l’84,4% del fabbisogno elettrico italiano. Il restante 15,6% è stato assicurato dal saldo degli scambi con l’estero (+10,2%). Nello stesso mese si è registrato un aumento delle importazioni (+4,4%) e un vero e proprio crollo delle esportazioni (-49,3%).

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