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Extraprofitti, Bruxelles dice no alla tassa Ue: ora la palla passa all’Italia

Bruxelles rimanda ai singoli Stati la decisione sulla tassazione dei guadagni straordinari delle compagnie petrolifere. A Roma prende forma l’idea di un contributo concordato con le aziende, mentre il governo deve trovare una copertura per evitare il ritorno pieno dell’accisa sul diesel. La scadenza è fissata a mercoledì 26 agosto e il passaggio successivo potrebbe essere una misura ponte fino all’inizio di settembre

La Commissione europea ha respinto la richiesta di Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna di costruire una cornice comunitaria per tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere. La Commissione ha chiarito che la materia resta di competenza degli Stati membri: i governi possono intervenire con strumenti nazionali, nel rispetto del diritto europeo, e nel quadro delle misure AccelerateEU, mentre Bruxelles monitorerà gli effetti sul mercato unico.

La posizione europea arriva dopo la lettera sottoscritta dai sei Paesi, che chiedevano un intervento coordinato a livello Ue. Il dossier non scompare dal tavolo europeo, ma la risposta di Bruxelles sposta nell’immediato la responsabilità sui governi nazionali. In Italia la questione si sovrappone alla necessità di intervenire sui prezzi dei carburanti e di trovare risorse per la prossima fase di gestione della crisi: benzina e gasolio hanno superato i 2 euro al litro e il governo ha prorogato il meccanismo delle accise mobili fino al 26 agosto 2026.

TAJANI APRE AL “CONTRIBUTO”, NON ALLA TASSA

La risposta italiana alla decisione di Bruxelles prende la forma di un possibile contributo concordato con le compagnie petrolifere.«Il concetto di extraprofitto nel diritto non esiste. E’ una concezione anti industriale e anti impresa»: Antonio Tajani ha escluso una nuova imposta e ha richiamato il precedente dell’accordo raggiunto con banche e assicurazioni «Con banche e assicurazioni abbiamo trovato una soluzione dopo una lunga trattativa ed è stato un apporto positivo per il bilancio. Anche con le società petrolifere si può dialogare e trovare accordi che consentano a queste imprese di sostenere la nostra economia», ha detto il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

La formula del contributo consentirebbe al governo di mantenere distinta la proposta da una tassa nazionale sugli extraprofitti. Il modello indicato è quello dell’intesa con banche e assicurazioni, mentre nella maggioranza convivono posizioni differenti sulla tassazione degli operatori energetici.

Marco Osnato ha indicato la possibilità di «ragionare su un contributo attraverso un confronto ed evitando inutili contrapposizioni perché – dice il responsabile economico del partito – quando sul tavolo ci sono questioni contingenti, come i costi record dell’energia, devono prevalere il dialogo e il contributo di tutti».

DIESEL, IL 26 AGOSTO FINISCE LO SCONTO

Il problema più immediato riguarda però le accise. Il taglio sul gasolio scade mercoledì 26 agosto. Il decreto interministeriale ha utilizzato 20,8 milioni di euro del maggior gettito Iva di luglio per mantenere per altri due giorni uno sconto complessivo alla pompa di circa 17 centesimi al litro.

Il problema è cosa finanziare dal 27 agosto. Secondo Il Giornale, il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta lavorando a una possibile misura ponte, perché il meccanismo dell’accisa mobile non può essere utilizzato immediatamente: per conoscere l’extragettito Iva di agosto servono infatti i dati relativi al mese. L’obiettivo indicato dalla fonte è arrivare all’inizio di settembre, quando il quadro delle entrate sarà più definito.

La questione delle coperture è quindi distinta, ma strettamente collegata, a quella degli extraprofitti. Un eventuale contributo delle società petrolifere potrebbe diventare una delle ipotesi per rafforzare le risorse disponibili.

COSA SUCCEDE DOPO IL 26 AGOSTO

La seconda scadenza che il governo si trova a gestire è meno vicina, ma ugualmente pressante: individuare una soluzione più stabile per il caro-carburanti, mentre la discussione sugli extraprofitti passa dalla richiesta di una tassa europea alla possibilità di un contributo nazionale concordato.

Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha escluso una proroga generalizzata come soluzione automatica e ha indicato la possibilità di interventi selettivi. Il taglio delle accise deciso nei mesi scorsi ha comportato una spesa vicina a 2,5 miliardi di euro e il governo valuta quindi anche agevolazioni rivolte a specifici settori o categorie di consumatori.

LA CONTRARIETA’ DI UNEM

Dal settore petrolifero era già arrivata la contrarietà a una tassazione sugli extraprofitti. Gianni Murano, presidente di Unem, ha sostenuto che la definizione degli extraprofitti presenta già un problema e ha sottolineato la necessità di investimenti nelle raffinerie e nella loro riconversione. «La richiesta contenuta nella lettera alla Ue del governo italiano e di altri Paesi già pone al suo interno due problemi: la definizione di cosa sono gli extraprofitti, che già nel 2022 non si riuscì a fare, e la richiesta di tassare le multinazionali dove generano il profitto quindi non necessariamente in Italia».

Il passaggio successivo è quindi concentrato tra il 27 agosto e l’inizio di settembre: prima una possibile misura ponte per evitare il ritorno pieno dell’accisa sul diesel, poi la verifica delle risorse disponibili con i dati dell’Iva di agosto. Nel frattempo, sul dossier extraprofitti, il governo deve decidere se trasformare l’apertura al “contributo” in un confronto concreto con le compagnie petrolifere e come collegare eventuali risorse agli interventi su carburanti e bollette.

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