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Petrolio, l’incubo globale: metà del greggio arriva da zone di guerra. In Italia diesel a 3 euro

L’analisi di Reuters svela una crisi di approvvigionamento senza precedenti tra Iran e Russia. Intanto, sulla rete autostradale italiana, i listini dei carburanti speciali sfondano ogni record storico.

A sei mesi dallo scoppio delle ostilità in Iran, il mercato petrolifero globale si trova immerso in una crisi strutturale che non ha precedenti nella storia recente. Secondo un’analisi condotta da Reuters, basata sui dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), quasi la metà del flusso mondiale di greggio proviene oggi da paesi sconvolti da conflitti. Questa instabilità geopolitica sta esercitando una pressione sui prezzi al consumo, con ripercussioni drammatiche anche in Italia: nelle ultime 48 ore, in alcuni distributori della rete autostradale, il prezzo del gasolio ha superato la soglia psicologica dei 3 euro al litro, vanificando i recenti tagli alle accise del Governo.

LA GEOGRAFIA DEL CONFLITTO E IL CROLLO DELL’OFFERTA

Il panorama energetico è dominato da un dato inquietante: oltre il 43% dell’offerta globale di petrolio — circa 45 milioni di barili al giorno — è attualmente generato da paesi coinvolti in scontri armati o soggetti a pesanti restrizioni commerciali. Gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno innescato una crisi di approvvigionamento a cui si sommano le criticità croniche in Libia, le limitazioni alle esportazioni venezuelane e, non da ultimo, il perdurante conflitto tra Russia e Ucraina.

Quest’ultimo ha colpito duramente non solo la produzione russa, ma anche quella del Kazakistan. Complessivamente, la capacità di raffinazione mondiale è stata ridotta di un decimo, con l’Ucraina che è riuscita a colpire infrastrutture strategiche russa fino a Omsk, a ben 2.700 chilometri di distanza dal fronte.

LE REAZIONI DEI MERCATI E L’INFLAZIONE GLOBALE

La contrazione dell’offerta ha spinto i paesi a una dipendenza sempre più marcata dal petrolio statunitense, il quale però soffre ciclicamente a causa di eventi meteorologici estremi. Nonostante l’AIE abbia immesso sul mercato quantità record di scorte di emergenza, le riserve globali continuano a diminuire.

Questa scarsità di carburante, aggravata dal divieto russo di esportare benzina e diesel per far fronte alla penuria interna, è diventata il principale motore dell’inflazione globale. Negli Stati Uniti, il prezzo del diesel ha raggiunto vette mai viste, contribuendo a spingere il debito pubblico verso la cifra record di 40 trilioni di dollari e innalzando sensibilmente i costi di finanziamento.

I DATI DEL MIMIT: I PREZZI MEDI IN ITALIA

In questo contesto, l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha diffuso i dati rilevati oggi. Lungo la rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità “self service” si è attestato a 2,015 euro al litro per la benzina e a 2,136 euro per il gasolio. La situazione si fa più onerosa sulla rete autostradale, dove le medie salgono rispettivamente a 2,091 euro per la verde e a 2,207 euro per il diesel. Gianni Murano, presidente dell’Unem (l’associazione dei petrolieri), ha osservato in un’intervista al “Corriere della Sera” che, nonostante un lieve ripiegamento del greggio nelle ultime ore, “è meglio confermare il taglio delle accise” per contrastare il rischio inflazione, avvertendo però che “tutto ciò che deprime i consumi si traduce in minori entrate per lo Stato”.

L’ALLARME DEL CODACONS: IL DIESEL OLTRE I 3 EURO

Se i dati ministeriali fotografano la media, le segnalazioni dei consumatori rivelano picchi estremi preoccupanti. Il Codacons, analizzando i listini comunicati dai gestori al Mimit, ha denunciato il superamento della soglia dei 3 euro al litro in diversi impianti. Il record negativo spetta alla A22 Brennero-Modena, dove il gasolio speciale “Supreme Diesel” ha toccato i 3,159 euro.

Non si tratta di casi isolati: sulla A21 Torino-Piacenza il diesel servito è arrivato a 2,729 euro (2,929 per lo speciale), mentre sulle isole minori, come a Pantelleria, il gasolio ha raggiunto i 2,799 euro. “Il rischio è che, se la corsa dei listini proseguirà, quota 3 euro smetta di essere un’eccezione estrema e diventi un riferimento sempre meno lontano per gli automobilisti”, avverte l’associazione, chiedendo al Governo interventi strutturali e non semplici misure-tampone.

LE CRITICHE DELL’UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI

Sul piede di guerra anche l’Unione Nazionale Consumatori (Unc). Il presidente Massimiliano Dona ha evidenziato come l’escalation dei prezzi abbia già annullato lo sconto di 14 centesimi sulle accise introdotto lo scorso 28 luglio. “Se il Governo non rinnovasse il taglio, il prezzo del gasolio raggiungerebbe i 2,378 euro al litro in autostrada, diventando il più caro di sempre”, ha spiegato Dona.

Il leader dell’Unc ha poi criticato duramente l’atteggiamento dell’esecutivo: “Invece di buttare la palla in Europa chiedendo la tassazione degli extraprofitti, il Governo dovrebbe assumersi la responsabilità di tagliare le accise di 30 centesimi per il gasolio e di 14 per la benzina, invece di non convocare un Consiglio dei ministri”.

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