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Energia e Manovra 2027: si va verso aiuti selettivi e bonus benzina per famiglie e partite Iva

Bruxelles vieta nuovi tagli alle accise con i fondi del prestito europeo: l’esecutivo studia voucher aziendali e rimborsi via social card. Resta lo scontro aperto nella maggioranza sulla tassazione degli extraprofitti tra il fronte della Lega e quello di Forza Italia.

Il futuro dei sostegni energetici in Italia si appresta a vivere un radicale cambio di paradigma. in vista della stesura della legge di Bilancio per il 2027 ormai alle porte, il Governo Meloni si prepara a dire addio ai tagli generalizzati delle accise, giudicati troppo onerosi e poco efficienti, per passare a una stagione di “aiuti selettivi”.

La strategia, dettata sia dalla scarsità di risorse nazionali sia dai rigidi vincoli imposti dai prestiti europei per l’emergenza, punterà su voucher mirati per i redditi bassi, sostegni alle partite Iva e rimborsi caricati direttamente sulle social card. L’obiettivo è proteggere le fasce più fragili e i settori produttivi senza violare i parametri di Bruxelles, che proibiscono l’uso di fondi comunitari per sussidiare i combustibili fossili.

IL NUOVO PIANO DEGLI AIUTI MIRATI NELLA MANOVRA 2027

La prossima manovra finanziaria sarà il vero banco di prova per la tenuta del sistema. Come riportato da La Stampa, il Governo dovrà muoversi in un sentiero stretto: se da un lato potrà utilizzare i fondi europei per “concedere generosi bonus per la sostituzione delle vecchie caldaie a gas con quelle a pompa di calore, o per nuovi impianti solari”, dall’altro non potrà usarli per abbassare il prezzo alla pompa. Di conseguenza, si studiano soluzioni alternative.

“Si stanno facendo valutazioni più selettive, quindi su settori o su fasce di reddito”, ha spiegato a La Stampa il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Tra le opzioni sul tavolo, Fratelli d’Italia suggerisce la via dei fringe benefit aziendali: “Una possibilità sono i buoni benzina del datore di lavoro”, esentasse per i dipendenti e deducibili per le imprese, ha anticipato al Corriere della Sera il responsabile economico di FdI, Marco Osnato. L’idea è quella di estendere questo bonus, simile a quello dell’era Draghi, anche ai lavoratori autonomi, permettendo loro di dedurre il costo in dichiarazione dei redditi.

LO SCONTRO POLITICO SU EXTRA-PROFITTI E BANCHE

Nonostante la linea della selettività sembri tracciata, la maggioranza resta divisa su come reperire le risorse necessarie. Il Corriere della Sera evidenzia il pressing della Lega per un intervento più muscolare sui margini dei grandi gruppi. “Io parto dai numeri. Cinque banche in Italia hanno fatto 47 miliardi e mezzo di utili”, ha incalzato Matteo Salvini dalle colonne del quotidiano milanese, aggiungendo di preferire “un sacrificio a 5 banchieri che a 50 milioni di italiani”.

Questa posizione si scontra frontalmente con quella di Forza Italia. Antonio Tajani, citato sempre dal Corriere della Sera, ha rivendicato la scelta di evitare “la scorciatoia statalista del prelievo sugli extraprofitti”, preferendo invece il dialogo per ottenere contributi straordinari concordati con le società energetiche, sulla falsariga di quanto già fatto con il settore bancario.

IL CONTO DELLA DIPENDENZA E L’ALLARME DI BRUXELLES

Sullo sfondo delle tensioni resta un quadro continentale drammatico. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha lanciato un monito severo: “L’energia oggi è il principale ostacolo alla nostra competitività e indipendenza”.

Il conto della dipendenza energetica europea è salito a 50 miliardi di euro di extra-costi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, una cifra enorme pagata “senza ricevere una molecola in più”. In Italia, questa situazione si traduce in prezzi alla pompa che hanno già superato i 2 euro al litro, con punte di 2,210 euro in autostrada, trasformando il controesodo estivo in una stangata da oltre 400 milioni di euro per gli automobilisti.

LA “TOPPA” DI ENI E IL NODO DELLE ACCISE MOBILI

Per arrivare alla scadenza del 5 settembre senza traumi eccessivi, il Governo ha dovuto ricorrere a quello che La Stampa definisce “l’ennesima toppa”. Un decreto d’urgenza ha imposto ai gruppi energetici con oltre 20 miliardi di fatturato di anticipare le tasse sugli utili del 2026. Al momento, sottolinea il quotidiano torinese, “è l’Eni e solo l’Eni ad averlo fatto”, garantendo i 130 milioni necessari a coprire l’attuale sconto di 17 centesimi.

Tuttavia, i petrolieri avvertono: Gianni Murano, presidente dell’Unem, ha spiegato al Corriere della Sera che erodere le risorse delle società energetiche è un “paradosso” se si pretende che le stesse finanzino la transizione green. Murano suggerisce invece di correggere il meccanismo dell’accisa mobile, calcolando l’extragettito Iva sul prezzo industriale, che è “aumentato di circa il 60%”, invece che su quello del barile, salito “solo” del 23%.

INVESTIMENTI INDUSTRIALI CONTRO LA CARENZA DI RAFFINAZIONE

Murano ha anche ricordato che la crisi attuale è figlia anche di anni di disinvestimento nelle raffinerie europee. L’Italia sta cercando di invertire la rotta puntando sulle bioraffinerie: il progetto di Livorno dovrebbe essere pronto per il 2027, seguito nel 2028 da quelli di Sannazzaro de’ Burgondi e Priolo. L’obiettivo è raggiungere i 5 milioni di tonnellate di biocarburante l’anno entro il 2030, una sfida che, secondo i rappresentanti del settore, richiede stabilità fiscale e non nuove tasse che potrebbero spingere le multinazionali a lasciare definitivamente l’Europa.

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