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Mercato petrolifero globale 2026

Ecco come gli Usa hanno preso il controllo del petrolio venezuelano (scalzando Russia e Cina)

Washington estromette Cina e Russia dai giacimenti chiave con un piano di investimenti da 100 miliardi di dollari. Il Pentagono acquisirà una partecipazione del 35% nella società operativa per garantire la sicurezza nazionale.

In un’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri geopolitici dell’energia, la compagnia petrolifera statunitense North American Blue Energy Partners (NABEP) assumerà la gestione di numerosi giacimenti petroliferi in Venezuela, subentrando a interessi precedentemente controllati da colossi statali cinesi e russi. L’annuncio, giunto tra il 31 agosto e il 1° settembre 2026, suggella un ampio accordo sulla produzione petrolifera siglato dal Presidente Donald Trump con le autorità venezuelane. L’intesa mira a garantire agli Stati Uniti l’accesso a circa 64 miliardi di barili di riserve accertate, scalzando l’influenza di Pechino e Mosca in una regione strategicamente vitale e riportando i flussi di greggio verso le raffinerie del Texas e della Louisiana.

L’ESTROMISSIONE DEGLI INTERESSI CINESI E RUSSI DAL SETTORE ENERGETICO

Si delinea, insomma, una transizione radicale nella gestione delle risorse venezuelane. Secondo fonti governative, riferite da Reuters, la NABEP — società precedentemente legata al magnate Harry Sargeant e oggi controllata dall’imprenditore Alejandro Betancourt — gestirà un totale di 17 progetti, di cui 14 di nuova concessione. Cinque di questi giacimenti erano precedentemente operati da società cinesi come Sinopec, China National Petroleum Corp (CNPC) e China Concord Resources, quest’ultima già sanzionata da Washington per i suoi legami con l’Iran.

Un altro progetto chiave era sotto il controllo di una società russa, mentre altre concessioni erano legate ad affiliati di Alex Saab e a familiari di Cilia Flores, moglie di Nicolas Maduro. “Non solo stiamo aprendo nuove opportunità per gli operatori statunitensi”, ha spiegato un funzionario, “ma stiamo rendendo gli Stati Uniti il mercato di destinazione naturale per questo petrolio che in precedenza veniva inviato in Cina”.

IL PENTAGONO E IL DIPARTIMENTO DI STATO ENTRANO NELLA GESTIONE OPERATIVA

L’accordo presenta una struttura finanziaria e di governance senza precedenti, volta a blindare l’interesse nazionale americano. La Casa Bianca ha confermato che l’Ufficio per il Capitale Strategico del Pentagono deterrà una partecipazione azionaria del 35% nella società madre di NABEP attraverso lo strumento dei “penny warrant”, che conferiscono diritti di proprietà senza richiedere esborsi iniziali massicci.

Il Dipartimento di Stato, dal canto suo, ha ottenuto il diritto di prelazione per l’acquisto dell’80% della produzione totale, oltre all’accesso preferenziale a un ulteriore 20% al prezzo di costo, una quota che potrebbe contribuire a ricostituire la Riserva Strategica di Petrolio statunitense. Washington eserciterà inoltre un potere di veto sul consiglio di amministrazione della società, imponendo che la maggioranza dei direttori sia composta da cittadini americani.

UN PIANO DA 100 MILIARDI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA VENEZUELANA

Sul piano economico, NABEP ha sviluppato un progetto ambizioso che prevede investimenti fino a 100 miliardi di dollari in nuove infrastrutture petrolifere. L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è stimolare una rapida crescita produttiva che, secondo le stime delle autorità, dovrebbe raggiungere 1,5 milioni di barili al giorno (bpd). In termini di entrate fiscali per Caracas, la società privata prevede di versare circa 200 miliardi di dollari tra royalties e tasse nell’arco dei primi 25 anni di attività.

Alejandro Betancourt, confermando l’accordo, ha dichiarato che “il Venezuela è benedetto da un’abbondanza di risorse naturali e da un potenziale inespresso. Questa transazione libererà tale potenziale a grande beneficio sia dei venezuelani che degli americani”. Le concessioni, è stato precisato, resteranno regolate dalla legge venezuelana sugli idrocarburi.

LA CORNICE POLITICA E LE RIFORME DEL SISTEMA GIUDIZIARIO

L’intesa energetica si inserisce in un più ampio processo di riconciliazione promosso da Washington tra l’Assemblea Nazionale del 2015 — considerata dagli Stati Uniti l’ultimo organo legislativo legittimo — e le autorità ad interim del Paese. Questo dialogo, volto a ripristinare l’ordine costituzionale, ha già favorito il rilascio di centinaia di prigionieri politici e l’avvio di riforme nel sistema giudiziario venezuelano.

I funzionari americani ritengono che il coinvolgimento dell’Assemblea del 2015 sia fondamentale per fornire una solida base legale alle decisioni economiche di lungo periodo, come il rilancio dell’industria petrolifera, garantendo la necessaria stabilità giuridica agli investitori internazionali.

DUBBI LEGALI E NUOVE STRUTTURE CONTRATTUALI

Nonostante l’entusiasmo, l’analista Marianna Parrag di Reuters evidenzia come rimangano irrisolti diversi dubbi sulla legalità e sulla fattibilità operativa dell’accordo. La recente riforma della legge petrolifera venezuelana ha infatti eliminato la supervisione obbligatoria del Parlamento sui contratti energetici di interesse nazionale, facilitando il patto intergovernativo negoziato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez con Marco Rubio e Pete Hegseth.

Esperti legali avvertono che la mancanza di una procedura competitiva e l’assenza di approvazione da parte di altre istituzioni potrebbero portare il caso davanti ai tribunali. Al momento non è ancora chiaro se NABEP opererà attraverso il modello della joint venture con la compagnia statale PDVSA — che permetterebbe di riservare le riserve per 25 anni — o tramite contratti di condivisione della produzione a tempo indeterminato. Tuttavia, molti osservatori ritengono che la nuova entità assorbirà ed espanderà i progetti già esistenti in cui NABEP e PDVSA collaborano da anni.

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