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Teresa Ribera propone una tassa sui colossi fossili e debito comune per la resilienza climatica dell’Ue

La responsabile della transizione verde lancia la sfida per reperire 70 miliardi di euro l’anno contro i rischi ambientali; attesa una risposta dai Paesi frugali sulla spesa collettiva.

L’Europa deve adottare proposte audaci e senza precedenti per sostenere gli enormi costi derivanti dall’adattamento ai cambiamenti climatici. Teresa Ribera, responsabile per la Concorrenza e la Transizione Verde dell’Unione Europea, in un’intervista a POLITICO, ha dichiarato che l’Ue deve iniziare a valutare seriamente strumenti finanziari innovativi: un bilancio comunitario più ampio, l’emissione di nuovo debito comune e una tassa sugli extraprofitti delle compagnie fossili. Secondo la Commissione, sono necessari circa 70 miliardi di euro all’anno per mettere in sicurezza le economie e le società del continente, una cifra che i soli bilanci nazionali non sono più in grado di coprire.

PROPOSTE AUDACI PER INVESTIMENTI SENZA PRECEDENTI

Il cuore della strategia proposta da Ribera riguarda il superamento delle risorse europee tradizionali. “La portata della sfida richiede investimenti significativi e sostenuti, sia pubblici che privati, ed è urgente identificare i mezzi adeguati”, ha spiegato Ribera. La tesi della responsabile della transizione verde è che, di fronte a minacce comuni, l’Unione sia più forte ed efficace se agisce collettivamente, elevando la sicurezza climatica allo stesso livello di ambizione di altre grandi sfide continentali.

Sebbene non siano ancora state formulate proposte legislative concrete, Ribera ha aperto ufficialmente il dibattito su come finanziare queste necessità, citando esplicitamente l’uso di Eurobond verdi e il rilancio della proposta del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, di tassare le grandi compagnie petrolifere per alimentare un fondo di resilienza.

TENSIONI POLITICHE TRA PAESI FRUGALI E SOSTENITORI DELLA TASSA

Le suggestioni lanciate da Ribera si scontrano però con un panorama politico europeo frammentato. Da un lato, i Paesi cosiddetti frugali, con in testa la Germania, guardano con forte scetticismo a qualsiasi ipotesi di aumento del debito comune o di espansione del bilancio UE, chiedendo anzi una riduzione della spesa rispetto a quanto proposto dalla Commissione.

Dall’altro lato, tuttavia, la pressione per una tassazione sugli extraprofitti dei colossi energetici è reale e trasversale: Germania, Portogallo, Italia, Polonia, Austria e la stessa Spagna stanno spingendo in questa direzione, complice lo shock dei prezzi energetici e i guadagni miliardari accumulati dalle aziende fossili dall’inizio del conflitto in Iran. Si tratta di una convergenza che potrebbe dare forza politica alle parole di Ribera.

L’IMPATTO DEVASTANTE DEL CLIMA SULL’ECONOMIA REALE

A sostegno dell’urgenza di questi investimenti, Ribera ha citato i fenomeni meteorologici estremi di quest’ultima estate come un segnale d’allarme inequivocabile, unendosi alle preoccupazioni già espresse dal capo del clima dell’UE, Wopke Hoekstra. “Il cambiamento climatico ha un impatto sull’economia e sul benessere delle persone”, ha ammonito la vicepresidente. Le conseguenze sono già visibili: il PIL della Francia ha subito rallentamenti a causa del caldo eccessivo, i servizi di emergenza negli ospedali non riescono a gestire l’aumento della domanda e le infrastrutture energetiche sono sotto stress, con dighe che devono essere aperte per raffreddare le centrali nucleari. A questo si aggiungono gli incendi boschivi e i fallimenti dei raccolti che minacciano la sicurezza alimentare, oltre a catastrofi remote ma simboliche, come il crollo dei ghiacciai in Nepal che ha causato centinaia di vittime.

VERSO UN PACCHETTO DI MISURE PER LA PREPARAZIONE CLIMATICA

L’analisi di Ribera è impietosa: i Paesi europei “non sono preparati” al peggioramento della crisi climatica. Poiché i bilanci pubblici non potranno coprire ogni danno e non è possibile assicurarsi contro ogni rischio, diventa imperativo investire seriamente nella prevenzione. Per questo motivo, la Commissione Europea sta lavorando a un pacchetto di misure volto a migliorare la preparazione del continente, la cui presentazione è prevista tra ottobre e novembre 2026. La sfida, tuttavia, resta finanziaria: Ribera ha avvertito che l’ambizione senza i mezzi per realizzarla rischia di rimanere un pio desiderio, senza risultati concreti. “Non possiamo più permetterci di perdere tempo”, ha concluso, ribadendo che la solidità economica futura dell’Europa dipende dalla capacità di investire oggi nella propria resilienza.

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