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Addio gara obbligatoria per il piccolo idroelettrico? Cosa ha deciso davvero la Corte Ue

La Corte di giustizia Ue esclude l’applicazione automatica della direttiva alle piccole derivazioni che producono principalmente elettricità. Ecco cosa cambia nella partita sulle concessioni

Il mini idroelettrico non dovrà essere messo a gara a tutti i costi. I giudici della Corte costituzionale Ue hanno sentenziato che per le piccole dighe, mulini e turbine nei nostri fiumi non si applica automaticamente la famigerata direttiva Bolkenstein. Ecco perché e cosa cambia.

IL CONTENZIOSO SULL’IDROELETTRICO

I piccoli concessionari allontanano il rischio di dover svendere a tutti i costi le infrastrutture idroelettriche per assolvere agli obblighi della direttiva Bolkenstein. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia Ue con la sentenza ECLI:EU:C:2026:683, pronunciandosi sulla causa C-653/24 tra l’Emilia- Romagna e lo Stato italiano.

L’oggetto del contendere è la legge regionale n. 17/2023. La norma consentiva di allineare la durata della concessione al periodo nel quale il concessionario beneficiava degli incentivi per la produzione di energia elettrica, entro il limite massimo di 30 anni. Il Governo italiano sosteneva che si trattasse sostanzialmente di una proroga ex lege. La Corte di giustizia ha detto che per giudicare la proroga non si può utilizzare l’art. 12 della Bolkenstein, perché la direttiva non è applicabile per gli impianti che producono principalmente elettricità.

COSA HANNO DECISO I GIUDICI DELL’UE

La sentenza della Corte di Giustizia Ue riguarda l’applicabilità della direttiva alle piccole derivazioni, infrastrutture dalla potenza nominale media annua pari o inferiore a 3.000 kW, ma che impattano in maniera importante su indotto e stabilità della rete elettrica. Il principio fondante alla base della sentenza è che produzione energetica e prestazione di servizi viaggiano su binari normativi differenti.

Di conseguenza, i giudici hanno stabilito che l’art. 12 della direttiva che disciplina le autorizzazioni legate alla scarsità delle risorse naturali non è applicabile per i mini impianti che svolgono la sola produzione di elettricità. In altre parole, il piccolo idroelettrico non è legato mani e piedi dalla Bolkenstein.

“La direttiva 2006/123/CE non si applica agli impianti che hanno come unica attività, o almeno come attività principale, la produzione di energia elettrica, quali i piccoli impianti di derivazioni idroelettriche”, si legge nel dispositivo. Tradotto: anche quando alla produzione elettrica si accompagni una prestazione di servizi, questo non cambia la qualificazione, se quei servizi sono accessori rispetto all’attività principale di produzione di elettricità.

IDROELETTRICO, COSA CAMBIA ORA?

La sentenza europea non è un via libera per tutti. Infatti, i giudici hanno “solo” stabilito che la Bolkestein non si applica automaticamente ai mini impianti idroelettrici che producono principalmente elettricità. La pronuncia della Corte di giustizia è un chiarimento sulle questioni di diritto UE poste dalla Corte costituzionale italiana. Adesso, però, la Corte costituzionale dovrà applicare la risposta della Corte di Lussemburgo nel giudizio sulla legge regionale dell’Emilia Romagna.

È importante sottolineare anche che i giudici europei non hanno intaccato il potere dello Stato e delle Regioni di disciplinare la materia secondo i principi nazionali di trasparenza, sostenibilità ambientale e tutela delle risorse idriche. In altre parole, hanno solo annullato l’automatismo nell’applicazione della direttiva Bolkestein, delineando un quadro operativo più chiaro. Ora le Regioni e il Governo avranno il compito di costruire un modello di gestione dell’acqua pubblica efficiente e sostenibile.

CI SONO EFFETI PER LE ALTRE CONCESSIONI IDROELETTRICHE?

La sentenza della Corte europea non si può estendere automaticamente a tutte le concessioni idroelettriche italiane. Anzi, la sentenza specifica che il legislatore italiano ha disciplinato diversamente le grandi derivazioni, prevedendo principi di trasparenza, non discriminazione e competitività anche nella fase successiva alla scadenza. Quindi, i giudici europei non hanno spalancato la porta alle proroghe automatiche delle concessioni idroelettriche.

Il nodo centrale è che la Corte ha separato il problema dal meccanismo dell’art. 12 della direttiva Bolkestein, almeno quando siamo davanti alla mera produzione di energia elettrica. Questo può avere conseguenze rilevanti per il contenzioso italiano sulle piccole derivazioni, perché elimina uno dei principali argomenti utilizzati per sostenere che, alla scadenza, la concessione debba necessariamente essere sottoposta a gara in applicazione della direttiva servizi. Anche se Bolkestein non si applica, una concessione con possibile interesse transfrontaliero può essere prorogata automaticamente senza una procedura trasparente e competitiva alla luce dell’art. 49 TFUE?

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