I sondaggi danno l’estrema destra al 37% e la presidente uscente al 34%, distacco sceso a tre punti dai dieci di qualche mese fa. Le due condotte di Nord Stream nel Baltico restano il simbolo più discusso della campagna.
Nel Land che più di ogni altro ha pagato il conto della dipendenza dal gas russo, la campagna elettorale che porta al voto di domenica 20 settembre si gioca, quasi senza dirlo apertamente, soprattutto sull’energia.
I sondaggi raccontano una rincorsa spettacolare: fino a qualche mese fa l’Afd sembrava avviata verso un vantaggio incolmabile sulla Spd di Manuela Schwesig, superiore ai dieci punti. Oggi il distacco si è ridotto a circa tre punti, con l’estrema destra attorno al 37 per cento e la presidente uscente in forte recupero al 34. Sullo sfondo restano due condotte arrugginite sul fondale del Baltico, diventate il simbolo più discusso di un’intera campagna elettorale.
SCHWESIG, TRA MEA CULPA E COERENZA
Candidata per un nuovo mandato, Schwesig ha scelto la via di un’ammissione parziale: sì, riconosce di essersi sbagliata nel valutare le intenzioni della Russia, un errore che fa risalire già all’annessione della Crimea del 2014. Ma nello stesso tempo difende la coerenza del proprio sostegno, a suo tempo, a Nord Stream 2, presentandolo come scelta “in linea con la politica federale di allora”. È un equilibrio delicato, quello su cui ha costruito la propria ricandidatura: da un lato garante della svolta verde, pronta a rivendicare gli investimenti in eolico offshore e rinnovabili, dall’altro difensore delle scelte federali su Gnl e sicurezza degli approvvigionamenti, pur sapendo che buona parte di queste decisioni sfugge alle competenze del Land.
Nel recente duello televisivo contro il duo di punta dell’Afd, formato dal deputato al Bundestag Leif-Erik Holm e dal capogruppo nel Landtag di Schwerin Enrico Schult, ha tracciato una linea netta contro il ritorno al nucleare: “Non vogliamo diventare la discarica atomica della Germania”, ha dichiarato, respingendo l’apertura degli avversari a nuovi studi di fattibilità per centrali nel Land. Nel campo socialdemocratico si nota, non senza una punta di ammirazione forzata, che nessun altro esponente dell’Spd sembra avere oggi la stessa combattività della presidente uscente.
IL PROGRAMMA ENERGETICO DELL’AFD
AfD, guidata in Meclemburgo da Holm e Schult ha costruito un’offerta energetica montata specularmente in opposizione alla linea di governo. Chiede uno stop all’espansione dell’eolico, con una nuova moratoria sulle autorizzazioni e una critica dura alla legge federale sulla superficie destinata al vento, il Windenergieflächenbedarfsgesetz, di cui pretende l’abolizione a favore di un ritorno del controllo ai singoli Länder.
Rilancia poi la richiesta di riattivare Nord Stream, mettendo in servizio il tratto rimasto intatto della seconda condotta e riparando quelli danneggiati, per tornare a importare gas russo una volta terminata la guerra. Guarda infine al nucleare come opzione da riaprire, invocando uno studio di fattibilità per possibili siti nel Land: proprio Schult cita spesso l’esempio della Polonia, impegnata nel proprio programma atomico. Le rinnovabili, nel linguaggio del partito, diventano un “attacco alla nostra bella patria rurale”, una “politica contro la popolazione”, da contrastare alleggerendo o abolendo i vincoli ambientali e di pianificazione che oggi frenano nuovi parchi.
Resta però un limite strutturale a queste promesse: la certificazione di un eventuale Nord Stream riattivato, la politica nucleare e il quadro climatico complessivo restano decisioni che spettano a Berlino e a Bruxelles, non a un governo regionale. Il programma energetico dell’Afd, più che un piano immediatamente eseguibile, funziona come segnale politico, utile a intercettare il malcontento sui prezzi dell’energia: uno slogan diffuso anche dal partito della sinistra populista Bsw, “riaccendere Nord Stream”, pur nella consapevolezza condivisa che sanzioni e diritto europeo rendono oggi la riattivazione un’ipotesi irrealistica.
LE DIFFERENZE CON LA SASSONIA-ANHALT
Il cosiddetto “Brandmauer”, il muro che le altre forze politiche continuano a opporre a qualsiasi ipotesi di coalizione con l’estrema destra, dovrebbe tenere fuori l’Afd dal governo regionale anche in caso di primo posto. La tenuta dell’Spd offre alle altre forze un’ancora di salvataggio che in Sassonia-Anhalt è mancata. Ma il suo peso parlamentare basterebbe comunque a condizionare l’agenda. Ad esempio rendendo più difficile, per Spd, Verdi e Linke o Cdu, portare avanti nuovi parchi eolici onshore e offshore senza scontri sociali, moltiplicando mozioni e iniziative, come già accaduto sul destino della vecchia centrale a gas di Lubmin o sulla moratoria eolico, che costringono la maggioranza a prendere posizione consumando tempo ed energie politiche.
I parlamentari di AfD promettono di mantenere alta la pressione sul tema dei prezzi e della sovranità energetica, spingendo verso compromessi o rallentamenti nei progetti più impopolari, dalle nuove linee elettriche all’espansione onshore.
In uno scenario in cui l’Afd viaggia a ridosso della soglia del 40 per cento e con la possibilità di ottenere anche in Meclemburgo la prima posizione, costringendo gli altri partiti a coalizioni più ampie o a governi di minoranza, il rischio concreto è una paralisi decisionale proprio sui dossier energetici più strategici: pianificazione eolica, accettazione sociale delle nuove infrastrutture, coordinamento con il livello federale su Gnl e idrogeno.
ENERGIA, IL FILO ROSSO DELLA CAMPAGNA
Sul fronte delle politiche energetiche, la campagna elettorale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore ruota attorno a quattro nodi. Il primo sono i prezzi: Afd e Bsw promettono la scorciatoia di riaprire i rubinetti russi, mentre Schwesig risponde che si tratta di un’illusione e che l’unica strada percorribile resta la diversificazione unita alle rinnovabili. Il secondo è la sicurezza degli approvvigionamenti, tra terminali Gnl a Lubmin e Rügen, livelli di stoccaggio del gas e infrastrutture offshore sempre più sorvegliate da Nato e governo federale nel Baltico.
Il terzo riguarda il paesaggio e l’accettazione sociale: le proteste contro il terminale di Rügen, contro i nuovi parchi eolici onshore, contro le grandi linee di rete, terreno su cui l’Afd cavalca con efficacia il sentimento del “non nel mio giardino” e la retorica della difesa del paesaggio tedesco. Il quarto è l’occupazione: il Land punta a diventare un polo dell’energia verde, tra eolico offshore, idrogeno e data center energivori, e Schwesig vende progetti come Gennaker come volano occupazionale, mentre l’Afd ribatte difendendo le industrie tradizionali e criticando i costi delle rinnovabili.
Era forse inevitabile che in un Land tanto strategico per gli approvvigionamenti, proprio sui nuovi progetti fossili e sulla direzione complessiva della politica energetica del Land le forze politiche abbiano mostrato le maggiori divergenze. Il voto di domenica, in questo senso, vale come un termometro che va ben oltre i confini regionali: dirà se il modello della transizione verde regge anche nella regione tedesca che, più di ogni altra, ha pagato il prezzo più alto della lunga dipendenza da Mosca. (2. fine)

