L’associazione europea dei produttori Eurelectric chiede di tagliare le accise sotto quelle del gas e di blindare gli investimenti sulle reti. Nel mirino il rischio di regole Ue centralizzate sulla distribuzione e il rincaro dei contatori intelligenti per i cittadini.
La spinta verso l’elettrificazione e l’aumento della domanda energetica stanno portando al limite le reti del continente, aprendo una partita decisiva a Bruxelles: come rinnovare le infrastrutture senza scaricare rincari insostenibili sulle tasche dei consumatori? A delineare la rotta è il recente position paper di Eurelectric, la voce dell’industria elettrica europea, intervenuta formalmente sulla proposta comunitaria per rendere le bollette a prova di futuro (Proposal for future-proofing electricity bills).
LA SFIDA SUI COSTI E IL RISCHIO DI NUOVI RINCARI
Alla base dell’intervento c’è una convinzione netta: la transizione ecologica rischia di arenarsi se la tutela economica non investirà la bolletta nella sua interezza. Per scongiurare contraccolpi sui bilanci familiari e garantire la competitività industriale, l’associazione evidenzia la necessità di interventi profondi non solo sulle tariffe di rete, ma soprattutto sulla componente fiscale e parafiscale, a partire da un riallineamento urgente del peso delle accise tra i diversi vettori energetici.
Sul tavolo non ci sono soltanto questioni contabili, ma investimenti colossali: secondo i dati del settore, scelte regolatorie mirate potrebbero sbloccare risparmi di sistema quantificabili in decine di miliardi di euro all’anno. Tuttavia, la strada delineata da Bruxelles presenta diverse insidie, a partire dalla tentazione di imporre modelli tariffari standardizzati che non tengono conto delle profonde differenze strutturali tra i singoli Paesi membri.
TRA FISCO, RETI E NUOVE REGOLE: COSA C’È IN GIOCO
Il documento mette a fuoco i punti di frizione più delicati del testo comunitario, evidenziando quali elementi meritano sostegno e quali, al contrario, rischiano di tradursi in costi imprevisti: – La pressione fiscale: la necessità di intervenire sul divario impositivo tra elettricità e fonti fossili per stimolare consumi decarbonizzati; – La gestione della capacità: l’esigenza di criteri trasparenti per frenare le richieste speculative di allacciamento; – L’autonomia nazionale: il no deciso a un modello unico europeo calato dall’alto per la distribuzione; – Il nodo dei contatori di nuova generazione: i timori per gli impatti economici e logistici legati a ritmi di installazione troppo serrati; – La certezza per chi investe: il perimetro esatto delle tariffe d’iniezione e dei corrispettivi di connessione per tutelare gli impianti esistenti.
La notizia completa è visionabile nella sezione “Agenzia di Stampa” del sito.

