Secondo uno studio dell’Oxford Institute for Energy Studies, lo sviluppo delle infrastrutture è più efficace quando è sostenuto da una domanda sufficientemente credibile di stoccaggio permanente della CO2
La politica europea in materia di CCS (cattura e stoccaggio del carbonio) dovrebbe concentrarsi sempre più sul coordinamento dello sviluppo della domanda, del trasporto e dello stoccaggio, anziché sull’espansione isolata di singole parti della catena del valore.
Un’analisi condotta dall’Oxford Institute for Energy Studies rileva che lo sviluppo delle infrastrutture è più efficace quando è sostenuto da una domanda sufficientemente credibile di stoccaggio permanente della CO2; inoltre, la configurazione geografica di tali infrastrutture può influenzare in modo significativo quali cluster industriali potranno accedere a soluzioni CCS competitive.
SERVONO CERTEZZE SUI FUTURI VOLUMI DI CO2
La pianificazione delle reti europee dovrebbe quindi coniugare misure relative sia alla domanda che all’offerta, sviluppare infrastrutture incentrate su cluster e corridoi e garantire l’accesso alle aree di stoccaggio emergenti nell’Europa Centrale e Orientale (CEE), man mano che il mercato si evolve.
La criticità di fondo risiede nella discrepanza tra le dinamiche economiche interdipendenti della catena del valore CCS e le modalità con cui ne vengono attualmente sviluppati i singoli componenti. Gli sviluppatori di siti di stoccaggio necessitano di certezze sui futuri volumi della CO2, le aziende emittenti richiedono opzioni credibili di trasporto e stoccaggio prima di impegnarsi nelle attività di cattura, e gli operatori del trasporto dipendono da volumi di transito sufficienti a giustificare gli investimenti.
IL RUOLO DEL NET-ZERO INDUSTRY ACT
Il Net-Zero Industry Act (NZIA) affronta una parte importante del problema, imponendo una capacità di iniezione di 50 MtCO2/anno entro il 2030; tuttavia, la disponibilità di ulteriore capacità di stoccaggio non ne garantisce di per sé l’effettivo utilizzo. Il rischio, dunque, non è semplicemente la carenza di infrastrutture, ma lo squilibrio tra la capacità disponibile e la domanda necessaria a sostenerla.
Un’analisi di scenario contenuta nel documento dell’OIES dimostra l’importanza di affrontare questi vincoli in modo integrato. Sulla base delle ipotesi formulate, nello scenario di riferimento si realizza circa il 7% del mercato potenziale, quota che sale al 24% combinando interventi sul lato della domanda ed espansione delle infrastrutture, fino a raggiungere il 36% nello scenario a pieno potenziale. L’espansione delle sole infrastrutture genera invece cambiamenti molto più contenuti.
CAPACITÀ DI STOCCAGGIO E MERCATO DELLO STOCCAGGIO
I risultati evidenziano una distinzione tra la creazione di capacità di stoccaggio e la creazione di un mercato dello stoccaggio: la capacità determina ciò che il sistema potrebbe accogliere, mentre lo sviluppo del mercato dipende dalla possibilità che volumi sufficienti raggiungano tale infrastruttura e ne garantiscano la sostenibilità commerciale.
L’analisi dei corridoi mostra che il problema di coordinamento ha anche una dimensione geografica. Per tre cluster industriali che possono scegliere tra diverse destinazioni di stoccaggio, l’accesso alle rotte verso l’Europa centrale e orientale riduce i costi modellizzati di trasporto e stoccaggio di circa 45 €/tCO2, una cifra pari al 56-60% rispetto alle alternative nel Mare del Nord.
Considerando l’insieme di questi cluster, la differenza corrisponde a circa 819 milioni di euro all’anno, secondo le ipotesi del modello. Tali risultati non sanciscono un vantaggio di costo generalizzato per lo stoccaggio nell’area CEE, ma dimostrano piuttosto che la configurazione della rete può modificare in modo significativo la sostenibilità economica della CCS per le singole regioni industriali e che le destinazioni di stoccaggio consolidate non rappresenteranno necessariamente la soluzione economicamente più vantaggiosa per ogni cluster.
INTEGRARE LE RISORSE DI STOCCAGGIO NEI FLUSSI EUROPEI DELLA CO2
L’analisi finanziaria avvalora questa conclusione. Il solo potenziale geologico di stoccaggio non è sufficiente a creare un mercato regionale della CCS; il suo valore economico dipende dalla connessione con la domanda industriale e da volumi di transito adeguati. Per l’area CEE, l’opportunità non risiede quindi semplicemente nello sviluppo delle risorse di stoccaggio, ma nell’integrazione nei flussi europei di CO2.
Ciò introduce anche una dimensione temporale: le decisioni infrastrutturali prese durante la fase di formazione del mercato possono influenzare quali rotte attireranno investimenti futuri e quali alternative rimarranno commercialmente valide.
IL QUADRO GIURIDICO EUROPEO
Anche il trattamento giuridico e commerciale della CO2 incide sulla valutazione dei progetti, sulle responsabilità e sulla percezione del rischio di investimento. Un quadro politico europeo comune potrebbe quindi generare risposte di investimento differenti a seconda delle regioni, in particolare laddove la CCS si trovi a competere con priorità più immediate legate alle infrastrutture e alla sicurezza energetica.
I risultati indicano tre priorità per la prossima fase di sviluppo della CCS in Europa. Le politiche relative alla domanda e all’offerta dovrebbero essere coordinate, in modo che l’espansione della capacità di stoccaggio sia sostenuta da una domanda sufficientemente solida e credibile.
La pianificazione delle infrastrutture dovrebbe incentrarsi sempre più su poli industriali e corridoi transfrontalieri, anziché su singoli progetti bilaterali. Infine, bisogna preservare la flessibilità geografica, consentendo lo sviluppo di nuove rotte di stoccaggio nell’area CEE quando offrano alternative competitive, evitando così che la rete si concentri prematuramente su destinazioni già consolidate.
CONCLUSIONI
La scelta politica fondamentale non riguarda quindi semplicemente l’entità delle infrastrutture CCS che l’Europa dovrebbe realizzare, ma il tipo di mercato che tali infrastrutture dovranno abilitare. L’analisi quantitativa dimostra che la domanda e le infrastrutture favoriscono un maggiore sviluppo del mercato quando avanzano di pari passo, mentre i risultati relativi ai corridoi evidenziano come la configurazione geografica della rete possa avere ripercussioni economiche significative.
Il coordinamento di questi aspetti, unito alla salvaguardia di rotte alternative, può determinare non solo la portata dell’implementazione della CCS in Europa, ma anche quali regioni industriali potranno parteciparvi e quale livello di competitività raggiungerà il mercato della gestione della CO2 che ne deriverà.

